Fazzoletti bianchi per San Gennaro

Sabato 5 marzo alle 15 adunata nei pressi del Duomo per la mobilitazione in difesa della laicità della Deputazione

Giù le mani da San Gennaro

di Antonietta Fulvio

“Riscetamento” è il termine coniato dallo scrittore Luca Delgado per indicare “il risveglio del popolo napoletano che cammina in direzione del riscatto”. Un riscatto che non può che partire dalla difesa della memoria storica, a cominciare dai luoghi e, in primis, dal suo santo Patrono, l’amatissimo San Gennaro.

E nel solco del riscetamento “Giù le mani da San Gennaro” è la mobilitazione  in programma sabato 5 marzo 2016 che vedrà il popolo napoletano a raccolta nella Cattedrale per ribadire la laicità della Deputazione di San Gennaro e la sua secolare autonomia rispetto alla Curia che rischia di essere compromessa da un decreto del ministero dell’Interno firmato da Angelino Alfano.

L’appuntamento è alle 15, sul Piazzale del Duomo e poi, nel rispetto che implica il luogo, l’ingresso in Cattedrale per apporre dei fiocchi bianchi, come quello sventolato per annunciare l’avvenuto miracolo, sul cancello di Cosimo Fanzago per ribadire ancora una volta che San Gennaro è dei napoletani e non si tocca.

 

Per riannodare quel legame antico tra il Santo e la sua gente che sarà in silenzio e accenderà candele in segno di devozione. Autentica. La stessa che il 13 gennaio nell’annus horribilis 1527 portò gli Eletti della Città a fare il solenne voto con pubblico istrumento rogato da notar Vincenzo de Bossis (documento conservato ed esposto nel Museo del Tesoro di San Gennaro).

Ma cos’è la Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro?

Istituita nel 1601 per avviare la costruzione della magnifica Cappella che potesse degnamente custodire le Reliquie del Santo e dei doni che “con venerante riconoscenza” affluivano dal popolo napoletano ma anche dai più potenti d’Europa, la Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro è un organo laico nato dagli antichi Sedili cittadini e rappresenta il popolo napoletano non l’organizzazione ecclesiastica. Il cerimoniale impone, infatti, che sia il Sindaco ad accogliere sulla soglia della Cappella il Cardinale invitandolo ad entrare in un luogo che è sotto la giurisdizione della Città. Una laicità – spiega il giornalista Francesco Andoli massimo esperto del Patrono di Napoli – che sarebbe minata dal decreto che declasserebbe l’istituzione a Fabbriceria “per demolire la sua ingerenza nei servizi di culto”. Una laicità, invece, confermata nei secoli da due bolle papali, Paolo V nel 1605 e Pio XI nel 1927, dai Bollettini delle Leggi e dallo Statuto interno che consente alla Deputazione di custodire e tutelare la Cappella, le Sacre Reliquie, l’Archivio Storico del Tesoro di San Gennaro (un patrimonio documentario che testimonia il culto secolare profondamente radicato  ed esso stesso parte integrante della storia della città)  e, infine, il Tesoro.

 

Il Tesoro di San Gennaro, il cui valore supera di gran lunga quello della regina d’Inghilterra, vanta capolavori straordinari, conservati sin dal 1305 anno in cui re Carlo D’Angiò donò il primo busto d’argento e gemme. Un patrimonio cresciuto nel tempo e che ha visto donazioni di regnanti quali Maria Teresa D’Austria, Ferdinando II, di Gioacchino Murat, che dietro consiglio di Napoleone, regalò al santo un raffinato Ostensorio in argento e rubini, e ancora re Umberto I e Margherita di Savoia che nel 1878 nella loro prima visita a Napoli resero omaggio al Patrono donando alla Cappella del Tesoro una croce in lapislazzuli e pietre preziose con laccio d’oro. Nella inestimabile collezione figura anche il dono di Papa Pio IX che volle ringraziare i napoletani che lo avevano ospitato nel 1849 in seguito ai moti mazziniani a Roma donando alla Cappella del Tesoro una croce in lapislazzuli e pietre preziose con laccio d’oro.  

Che siano probabilmente le reliquie del Santo e il suo Tesoro il nocciolo della questione più che l’aggiornamento di uno statuto un po’ datato? Questo il timore dei fedeli, espresso in questi giorni anche da uno dei membri della Deputazione, Riccardo Imperiali di Francavilla. Di fatto, il decreto mette in pericolo la laicità della Deputazione cambiandone lo statuto e lasciando entrare al suo interno quattro rappresentanti della Curia da quattro secoli tenuta a debita distanza.

“Bisogna preservare la laicità della Deputazione di San Gennaro e non snaturare la sua storia”, a ribadirlo è anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che in quanto Primo Cittadino è anche presidente della Deputazione, annunciando misure ad hoc.

Intanto, Giù le mani da San Gennaro, è la protesta che corre sul web che ha raccolto in poco tempo migliaia di adesioni. Sarà un raduno rispettoso e apartitico – nessun colore o bandiera, insistono gli organizzatori – “per dire NO a questo vergognoso tentativo di espropriazione. È giunto il momento di essere compatti e di proteggere per una volta colui che ci protegge da secoli: il nostro San Gennaro” – si legge nella pagina facebook dell’evento organizzato da Luca Delgado Francesco Andoli e Stefano Maria Capocelli, Flavia Sorrentino, Elena Lopresti.

Nessuno, nemmeno la camorra ha mai osato toccare il tesoro di San Gennaro eccezione fatta per il boss “O re di Poggioreale” che nel 1947 si fece restituire il tesoro dal Vaticano che lo custodiva dopo che vi era stato portato a causa dei bombardamenti. Un episodio che ispirò a Dino Risi il film “Operazione San Gennaro” (1966) con Nino Manfredi e il grande Totò che, oggi, con ogni probabilità, direbbe Quisquiglie e pinzillacchere… suvvia San Gennaro è del popolo… mah! San Gennà pensaci tu!   

 

 

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