Incontri ravvicinati con la bellezza. Sul cantiere di Santa Croce

di Eugenio Caretto, Giammatteo Capone, Paolo Raho

LECCE. Anche le perle più belle hanno bisogno di essere lucidate. Ed esfoliazione, disgregazione, rigonfiamenti, distacchi e perdita di materiale fanno sì che siano necessari più interventi di restauro per riportare all’antico splendore la perla più bella di Lecce, Santa Croce. Divenuta simbolo ed emblema non solo artistico dell’intera città di Lecce, la basilica è stata oggetto di diversi interventi che hanno mirato a custodirne la bellezza.
Tra gli interventi più recenti sono degni di nota quelli successivi alla seconda guerra mondiale, durante la quale era stata eretta una cortina muraria per proteggerla dalle schegge di eventuali granate. Nel 1957 una volta liberata dalla cortina muraria, come si legge nel sito dedicato al restauro, si intervenne in maniera poco invasiva sulla facciata; un secondo intervento questa volta un po’ più invasivo nel 1980 anticipò l’ultimo che si preoccupò esclusivamente della pulizia negli anni ’90 svolto in funzione del Grande Giubileo del 2000.
Venendo ai nostri giorni, infine il progetto di restauro finanziato dalla Regione Puglia, con due milioni di euro, a favore dell’Arcidiocesi di Lecce grazie all’Accordo di Programma Quadro “Beni e Attività Culturali e che vede in azione la ditta Nicolì che per due anni con il suo “aver cura” lavorerà ininterottamente sul cantiere per rammagliare le sfarinature della pietra e restituire alla Basilica il suo antico splendore.
La ditta Nicolì S.p.a. per poter svolgere le operazioni di restauro ha deciso di coprire l’impalcatura con una riproduzione grafica della facciata. Di certo la riproduzione su tela a dimensione reale non basterà a soddisfare i turisti e la cittadinanza che si sono visti sottrarre il simbolo del Barocco leccese per eccellenza, però l’apertura del cantiere al pubblico nel mese di Aprile ha dato l’opportunità di apprezzarne più da vicino alcuni dettagli non visibili dal basso e soprattutto all’occhio poco attento dei passanti ormai troppo abituati a vedere questa magnifica opera d’arte in maniera quasi disinteressata. Inoltre, in questo modo tutta la cittadinanza ma anche i numerosi turisti che arrivano nella nostra città potranno seguire l’andamento dei lavori.
La visita include diversi livelli della facciata, sui quali i restauratori hanno già lavorato, lavorano e lavoreranno per i prossimi due anni, accessibili solo attraverso un ascensore. Chiunque può prenotare gratuitamente la propria visita sul sito www.restaurosantacroce.it, presso gli infopoint della città o direttamente al desk in prossimità del cantiere. Si accede quattro per volta, accompagnati da una guida e dopo aver tutti indossato gli appositi caschi, si sale sulle impalcature.
Nel nostro caso nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro come inviati speciali della rivista “Arte e Luoghi” siamo stati accompagnati a visitare il cantiere dal nostro tutor. Ad accoglierci, dopo averci fatto indossare cuffietta e casco c’era l’archeologa Emanuela che oltre ad aggiornarci sullo stato dei lavori ci ha aiutato a leggere questa pagina di storia, fede e arte.
La prima tappa prevede la fermata davanti ala scritta in latino “TEMPLVM HOC DEO CRUCIS VEXILLO DICATVM” che sovrasta il portone centrale. Coperti dalla plastica dei teloni e dall’acciaio delle impalcature si cela l’intero apparato decorativo del primo ordine, con la relativa balaustra su cui sono ben visibili i segni dell’usura del tempo ed è netta la differenza tra le sezioni sulle quali si è già intervenuti e quelle ancora coperte da una patina di muschi. Oltre ad apprezzare la bellezza ad una distanza ravvicinata che è davvero un’occasione unica e rara, si può apprezzare il lavoro degli esperti che sono in grado di riparare le ferite del tempo e i danni provocati dagli agenti atmosferici: alcune sculture rispetto ad altre, proprio in virtù dell’esposizione, risultano più esposte alla furia dei venti e delle piogge. Deleterio a lungo andare poi sono l’inquinamento, lo smog che lascia una patina di impurità sulla pietra che si sa per natura calcarea assorbe tutto facilmente per non parlare degli uccelli che depositano sulle statue i loro escrementi che difficilmente una folata di vento può far andare via. Una volta saliti al livello del rosone, semplicemente emozionante è la vista non dei particolari degli angeli e dei fiori che corrono lungo tutta la circonferenza e infine scorgere dietro i vetri la navata della Basilica da un punto di vista del tutto nuovo. è sicuramente un’esperienza indimenticabile che ogni cittadino o turista potrà vivere fino all’ultimazione dei lavori.
Gli interventi da portare a termine sulla Basilica sono tanti: dal restauro della facciata e della controfacciata, degli altari della navata laterale destra, dei paramenti murari interni alla navata destra, delle cappelle, della casa canonica, della campanaria, delle coperture della Basilica fino all’installazione di un dispositivo di allontanamento volatili a onde elettromagnetiche e all’illuminazione artistica della facciata. Ma il cantiere della Basilica di Santa Croce è stato concepito per essere un luogo di trasformazione, uno strumento di cultura, un’occasione di comunicazione, valorizzazione e partecipazione, così, mentre ai restauratori e agli addetti ai lavori toccheranno le operazioni di restyling, ai visitatori spetterà guardare le varie fasi e ascoltare la storia di questo meraviglioso libro scolpita nell’abbacinante pietra leccese.

 

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