Italico Brass. Il pittore di Venezia

Dal 29 settembre al 22 dicembre 2023 a Venezia nelle sale di Palazzo Loredan in Campo Santo Stefan la mostra dell’artista friulano a ottanta anni esatti dalla morte

VENEZIA. Una Venezia intima, fatta di gesti e di visioni che appartengono ad un passato che non c’è più. Dal Caffè Florian a piazza San Marco passando per il campiello di corte Colonna alle zone periferiche della città lagunare cogliendo con l’occhio del cronista momenti speciali come le feste e le processioni e scene di “normale” vita quotidiana. Così l’artista Italico Brass (Gorizia 1870 –Venezia 1943) vissuto tra due secoli condividendo la poetica degli impressionisti ritrae Venezia che diventa la sua città d’elezione e il soggetto prediletto delle sue opere.
Italico Brass Il Pittore di Venezia è, non a caso, il titolo scelto per la mostra, organizzata dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti e dall’editore lineadacqua, che si inaugura il prossimo 29 settembre nelle sale di Palazzo Loredan in Campo Santo Stefan a ottanta anni esatti dalla morte.


Fino al 22 dicembre, sarà possibile ammirare cento opere, di cui molte inedite e finalmente visibili, parte del lascito dell’artista alla famiglia.
La mostra, curata da Giandomenico Romanelli e Pascaline Vatin, farà riscoprire un artista un protagonista del panorama artistico internazionale nei primi decenni del Novecento e nella fascinosa Venezia del tempo eppur dimenticato per oltre sessant’anni.
Nato a Gorizia il 14 dicembre 1870, Italico Brass sin da bambino mostrò una predilezione per la pittura al punto che all’età di sedici anni gli venne permesso di studiare all’Accademia di Belle Arti di Monaco dove seguì le lezioni di Karl Raupp. Ma nel 1888 si trasferì a Parigi, straordinario luogo di formazione per ben sette anni, qui frequentò accademie e si integrò nei circoli variegati del mondo impressionista. Di tanto in tanto rientrava a casa e, Chioggia e Burano furono le mete delle sue prime incursioni veneziane come dimostrano le opere la Chioggiotta datata “Venezia 1891” e La briscola esposta al Salon di Parigi del 1893 che valse a Brass una medaglia di bronzo, successo registrato anche dalla stampa italiana, con articoli apparsi su “Il Corriere di Gorizia”, “L’illustrazione italiana” e “L’Illustrazione popolare” di Milano.
Brass apparve dunque sulla scena chioggiotta e veneziana nel 1895, di ritorno da Parigi, e si impose subito come un protagonista. Presente alla Biennale fin dalla sua prima edizione, la sua sarà una partecipazione costante e molto apprezzata, tanto da meritargli quella qualifica di “Pittore di Venezia” che già a Parigi lo aveva contraddistinto.
Negli anni parigini aveva conosciuto la studentessa di medicina Lina Rebecca Vidoff, diventata poi sua moglie, e con lei si trasferì prima a Chioggia poi a Venezia dove si stabilirono nel 1906 nel Palazzo in Campo San Trovaso 1089, più volte ritratto nei suoi quadri e dove si concluse la sua vita terrena il 16 agosto 1943.


La sua carriera artistica è costellata di successi nel mondo, nel 1900 tornò a Parigi per partecipare all’Esposizione Universale con Ritratto di mia moglie, del 1896, ricevendo una medaglia di bronzo, poi prese parte a tutte le Biennali internazionali veneziane dal 1895 al 1914 (eccetto che le edizioni del 1907 e del 1909) e poi dal 1920 al 1942, ottenendo una personale nel 1910 (in quell’occasione suoi dipinti venero acquistati per Ca’ Pesaro e per il Musée de Luxembourg) e un’altra nel 1935 nell’edizione straordinaria per i quarant’anni della manifestazione. Una personale postuma gli venne dedicata anche nel 1948.
Brass partecipò a due Triennali delle Belle Arti di Brera, a Milano, e a numerose edizioni dell’Esposizione di Belle Arti di Torino e Milano e fu presente anche alle Internazionali di Belle Arti di Roma del 1908, 1910 e 1911.
Tantissime furono anche le mostre all’estero in città come Monaco di Baviera, Londra, Buenos Aires, Bruxelles. La mostra personale con 139 opere alla Galerie Georges Petit a Parigi nel 1914 fu un grande successo. In quello stesso anno partecipò con artisti, dalle comuni origini friulane, alla I Biennale di Trieste, organizzata dal Circolo Artistico.
Durante la Prima Guerra Mondiale, Italico Brass prese parte al conflitto realizzando una serie di studi e schizzi dal fronte su incarico del Comando Supremo e della Regia Marina.
Finita la guerra riprese a viaggiare il mondo tenendo esposizioni a Lima, Atene, Pittsburgh, Budapest, a Varsavia, Helsinki, Kaunas, Riga e Tellin.
Non mancarono anche le onorificenze: nel 1936 divenne socio nel Vereinigung Bildender Kunstler Wiener Sezession e venne premiato con la medaglia d’oro alla Jubileum Ausstellung des Kunstlerhaus; nel ‘42 ricevette la medaglia d’oro dei Benemeriti delle Arti, per la sua capacità di rinnovare la pittura veneziana alle soglie del Novecento.
«Nei suoi dipinti l’artista guarda a Venezia senza precostituite gerarchie: “il caffè Florian a piazza San Marco – scrivono i curatori Romanelli e Vatin – ha la stessa dignità delle famiglie popolari e dei loro pique-nique al Lido; la processione a san Trovaso e la partita di calcio a sant’Elena; gli scaricatori di sale alle Zattere e i burattinai a san Barnaba. Evidente è l’interesse per certe aree periferiche della città come nella Venezia del Baron Corvo, gli interramenti delle barene e le aree verdi di una città che cresce e si espande diventano soggetti amati e riproposti. Per non parlare dei gruppi di impiraperle sedute a chiacchierare nel campiello di corte Colonna che destano la medesima attenzione della processione in pompa magna delle autorità ecclesiastiche verso il Redentore.»
Il percorso espositivo ci restituisce le visioni di una Venezia quasi “minore”, certamente non monumentale, ma mai banale e stereotipata. Una Venezia che Brass coglie tra feste, riti ed eventi; città di popolo, senza distinzioni di classi, fatta di apparizioni della folla e situazioni còlte nell’attimo in cui si formano, sempre en plein air, con l’energia e la vitalità di mille variazioni atmosferiche.
«Tra regate, campielli animati di gente, ponti di barche montati di anno in anno, “campassi erbosi” e calli, con i suoi dipinti Brass ci accompagna – nelle sale dell’esposizione e in catalogo – in una passeggiata sorprendente nella sua Venezia “con l’occhio e il gusto di un uomo d’arte capace di innumerevoli ‘variazioni sul tema’, per una lettura sempre mutevole e inedita grazie al suo magico utilizzo dei colori, della luce, dell’acqua e dei cieli, di cui è scrutatore inesausto e geniale».
La mostra sarà occasione per riscoprire non solo la pittura di Brass ma anche l’appassionato collezionista, a lui si devono tra l’altro, la riscoperta di artisti come Magnasco in collaborazione con Benno Geiger e la valorizzazione di autori come Arcimboldo e Pordenone. Un progetto che va dunque oltre il tributo ma sarà un modo per approfondire la figura dell’artista e dello studioso dell’arte antica italiana e in particolare della città che era diventata la sua musa ispiratrice. Sin dal 1912 infatti Brass era stato invitato a far parte del Consiglio Superiore d’Antichità e Belle Arti della regia Accademia e aveva avuto un ruolo attivo nei dibattiti culturali sostenendo ad esempio la doratura della palla di Punta della Dogana e il restauro dei teleri del Carpaccio agli Schiavoni. Nel 1918 volle riportare a nuova vita l’Abbazia della Misericordia a Venezia, fortemente lesionata da un bombardamento durante la guerra, la restaurò e stabilì nella soffitta il suo studio e la sede della sua celebre collezione d’arte antica facendone un luogo d’incontro per artisti e intellettuali.
Giorni e orari di apertura: tutti i giorni dalle
10.00 alle 18.00; chiuso il mercoledì
Informazioni info@lineadacqua.com
Biglietto intero € 12,00
Biglietto ridotto € 8,00

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