Un’onda di emozioni.L’arte pittorica di Hokusai

di Antonietta Fulvio

ROMA. Al primo sguardo farebbe pensare allo tzunami, la temibile onda generata da un sisma che spazza via tutto, ma la grande onda di Kanagawa xilografia in stile ukiyo-e del pittore giapponese Hokusai (1760-1849), pubblicata la prima volta tra il 1830 e il 1831, non è solo la rappresentazione di un’onda anomala ma è con ogni probabilità anche metafora della precarietà esistenziale, la forza della natura rappresentata dall’onda in procinto di infrangersi e le imbarcazioni dei pescatori in balia del mare pronto ad inghiottirli in contrapposizione alla sacralità del monte Fuji simbolo di bellezza e icona del Giappone.
è la più nota della serie delle Trentasei vedute del monte Fuji e fu concepita dall’artista in un momento di particolare difficoltà economiche ed emotive – aveva perso la moglie – eppure Hokusai, proprio a quest’opera deve la sua fama universale e notevole fu la sua influenza sugli artisti parigini di fine Ottocento, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Van Gogh e Monet, protagonisti del movimento del Japonisme.
E dopo l’esposizione milanese, è approdata a Roma lo scorso 12 ottobre e sarà visitabile fino al 14 gennaio 2018 nel Museo dell’Ara Pacis la mostra Hokusai. Sulle orme del Maestro che ripercorre l’opera e l’eredità del grande maestro giapponese.
Promossa da Roma Capitale con il supporto dell’ambasciata giapponese e curata da Rossella Menegazzo, il percorso espositivo si articola in cinque sezioni e presenta nel complesso duecento opere tra silografie policrome e dipinti su rotolo (esposte in due rotazioni per motivi conservativi legati alla fragilità dei materiali) provenienti dal Chiba City Museum of Art
e da importanti collezioni giapponesi come Uragami Mitsuru Collection e Kawasaki Isago no Sato Museum, oltre che dal Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova. In mostra la produzione del Maestro in fecondo confronto con quella di alcuni tra gli artisti che, seguendo le sue orme, dettero vita a nuove linee, forme, equilibri di colore all’interno del tradizionale filone dell’ukiyoe.
Tra questi Keisan Eisen, apprezzato sia in patria sia tra gli estimatori europei di arte giapponese dell’Ottocento per i suoi ritratti di beltà che furono presi a modello anche da Van Gogh. Tra le opere di Eisen – la cui figura artistica è presentata in Italia per la prima volta in questa mostra –
è la bellissima e imponente figura di cortigiana che Van Gogh dipinge alle spalle di Père Tanguy nell’omonimo ritratto, pubblicata anche in copertina del Paris Le Japon Illustré nel 1887.
Il paesaggio, la natura, gli animali i ritratti di attori kabuki e ancora la bellezza femminile, creature fantastiche, guerrieri e fantasmi. Questi i temi esplorati da Hokusai, grande sperimentatore anche di formati e tecniche: dai dipinti a inchiostro e colore su rotolo verticale e orizzontale, alle silografie policrome di ogni misura destinate al grande mercato, fino ai più raffinati surimono, utilizzati come biglietti augurali, calendari per eventi, incontri letterari, cerimonie del tè, inviti a teatro.
I volumi dei Manga raggruppano centinaia di schizzi e disegni compendiari dello stile innovativo ed eccentrico del Maestro. Stampati in solo inchiostro nero con qualche tocco di vermiglio leggero, rappresentano modelli per ogni genere di soggetto messi a disposizione di giovani artisti e pittori.
Nella prima sezione (MEISHŌ: mete da non perdere) tra le numerose opere oltre all’alum di Hokusai che raffigura le cinquantatre stazioni del Tōkaidō ritratte da abbinate ad attività quotidiane e mestieri tipici, emergono i due rotoli dipinti con il Monte Fuji protagonista, messi a confronto per la prima volta: il “Monte Fuji all’alba” dipinto da Hokusai 1843 in rapporto significativo con “Veduta del monte Fuji nel ‘piccolo sesto mese’’ realizzato nel 1837 da Totoya Hokkei (1780-1850).
Immagini legate all’arte della seduzione sono il tema della seconda sezione, Beltà alla moda, dove sono presentati raffinati dipinti su carta o su seta nel formato del rotolo verticale da appendere, firmati da Hokusai, da Eisen e dagli allievi più vicini a Hokusai, tra cui Teisai Hokuba, Katsushika Hokumei, Ryūryūkyo Shinsai, Gessai Utamasa.
Nella terza sezione (Fortuna e buon augurio) sono esposti alcuni surimono di Hokusai di grande formato orizzontale che raffigurano alcune delle stazioni del Tōkaidō, accanto a surimonodi Eisen, realizzati invece nel piccolo formato quadrato, che rappresentano località ma soprattutto oggetti scelti per il loro valore simbolico e benaugurale legato a un preciso momento dell’anno, della stagione, delle festività e delle credenze popolari.
Per la prima volta sono mostrati undici rotoli dipinti di una serie di dodici, firmati da Hokusai, con figure di saggi e immortali, oltre a figure del repertorio del teatro kyōgen.
Nella quarta sezione (Catturare l’essenza della natura), tra l’altro, saranno messi a confronto due dipinti di Hokusai di medesimo soggetto – la tigre e il bambù – uno del 1818 e uno del 1839.
Ugualmente si potranno apprezzare gli stili di Hokusai ed Eisen nella resa del soggetto della carpa. Nella quinta sezione (Manga e manuali per imparare), infine, oltre ai famosissimi manuali di Hokusai stampati con il solo contorno nero-grigio e qualche tocco di vermiglio leggerissimo, si possono ammirare tra le altre alcune pagine del Libro illustrato. La borsa di broccato (raccolta di motivi decorativi per artigiani) del 1828 di Eisen.

Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta, Roma
tutti i giorni fino al 14 gennaio 2’18
dalle ore 9,30 alle 19,30
Intero: € 11,00

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