Travolti da un insolito destino sulle spiagge della Sardegna

di Stefano Cambò

 

Quando si pensa ad una grande regista come Lina Wertmüller, diventa inevitabile associare il suo nome ai titoli dei suoi film quasi sempre lunghissimi e stravaganti, quasi fossero il marchio di fabbrica di uno stile unico ed irripetibile.

Di questo filone fa parte sicuramente anche Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, diretto dall’eccentrica regista nel lontano 1974 ed interpretato magistralmente da due grandi attori del cinema italiano come Mariangela Melato e Giancarlo Giannini.

La trama del film ci fa conoscere fin da subito, Raffaella Pavone Lanzetti, una ricca ragazza della borghesia per bene invasa da principi anticomunisti, che ama passare le vacanze estive su uno yacht in mezzo al mar Mediterraneo assieme ai rampolli dell’alta società che la circondano.

Durante il viaggio, non fa altro che elogiare il suo rango sociale umiliando all’occorrenza i sottoposti e membri dell’equipaggio, come il povero Gennarino Carunchio, rude marinaio siciliano comunista, che nutre antipatia e disprezzo nei confronti dei ricchi turisti perché costretto suo malgrado a servirli se vuole continuare a sbarcare il lunario.

Gennarino, ligio al dovere da vero uomo del sud, prova a soddisfare tutte le richieste della “sua padrona”, fino a quando, a causa di un guasto al motore di un gommone, non si ritrova da solo con la donna in mare aperto.

Approdati a fatica su una spiaggia deserta, per uno strano gioco di circostanze legate alla situazione creatasi, i ruoli s’invertono e la Pavone Lanzetti diventa senza volerlo schiava del marinaio, che sfoga su di lei tutte le sue frustrazioni sociali, scatenando oltre ai rancori e ai dissapori mai sopiti, anche una forte passione amorosa.

Durante il soggiorno entrambi decideranno di mettere alla prova l’amore sbocciato all’improvviso in situazioni rocambolesche se non addirittura paradossali, fino a quando non riusciranno a farsi trarre in salvo e a ritornare alla civiltà.

Purtroppo, nonostante la forte passione che li lega, il differente status sociale irromperà nella loro quotidianità facendoli dividere bruscamente.

Alla fine, il marinaio cercherà di convincere la donna a ritornare con lui su quella spiaggia deserta, ma Raffaella non se la sentirà e scapperà in elicottero con il marito.

A Gennarino non resterà che tornare dalla moglie che nel frattempo, ha capito tutto e lo aspetta ansiosa a braccia aperte.

Pur trattandosi di una commedia brillante, il film come nella miglior tradizione legata al nome di Lina Wertmüller, è anche un affresco cinico della società italiana di quegli anni con le sue contraddizioni evidenti (non lontane dopotutto da quelle che viviamo ancora oggi).

Eppure nonostante i diversi ranghi sociali che li dividono, come se fossero davvero barriere insormontabili, lo spettatore non può fare a meno di simpatizzare per quella coppia di amanti così diversi e allo stesso tempo così belli, resi indimenticabili dalla meravigliosa Mariangela Melato, perfetta nella sua interpretazione naif e dal rude per non dire rozzo Giancarlo Giannini, convincente nel ruolo del marinaio siciliano.

Eppure, oltre alla regia esuberante e alla bravura degli attori, i veri protagonisti di questa sensuale pellicola sono gli scorci scelti dalla produzione per montare le scene più piccanti.

Perché un film, per lo più girato su un’isola deserta, non poteva che non essere ambientato in Sardegna.

O meglio, lungo la sua costa orientale in provincia di Nuoro.

Infatti, per la maggior parte delle riprese, è stata scelta la spiaggia di Cala Luna nel comune di Bunei, mentre per il momento dello sbarco dei due naufraghi si è optato per Cala Fuili nel comune di Dorgali- Cala Gonone.

L’aspetto selvaggio e le sue acque cristalline sono diventate lo scenario perfetto per ricostruire l’arrivo della coppia dopo le disavventure a bordo di un gommone in mare aperto.

Non solo, ma la località scelta dalla regista è conosciuta nella zona anche per un’altra interessantissima attrattiva che dista pochi chilometri dal centro storico del paese.

Stiamo parlando della Tomba dei giganti di S’Ena e Thomes, un sito archeologico di epoca nuragica, risalente all’età del bronzo.

Questa rara testimonianza di un lontanissimo passato, presenta al suo interno una struttura dolmenica con una stele centrale centinata e un’ampia esedra formata da lastroni conficcati nel terreno e ordinati in grandezza decrescente seguendo uno stile ben preciso di cui non si conoscono le origini.

Il corridoio funerario, di forma rettangolare e lungo circa undici metri, è coperto da grandi lastre di pietra disposte a piattabanda.

E con gli occhi estasiati da questa antica bellezza, lasciamo la Tomba dei Giganti nei pressi di Dorgali per ritornare al film e più precisamente alla celebre scena in cui i protagonisti Giancarlo Giannini e Mariangela Melato si rotolano su una sabbia bianchissima, resa ancora più suggestiva dai limpidi raggi del sole sardo.

Per quel particolare momento sensuale infatti, è stata scelta dalla regista la spiaggia di Capo Comino, meravigliosa località del comune di Siniscola.

Mentre il porto che fa da sfondo all’elicottero che si alza in volo per la scena finale del film è quello di Arbatax, in Ogliastra.

C’è da dire che la Wertmüller aveva avuto un illustre predecessore, anch’egli colpito dalle bellezze paesaggistiche della Sardegna, come apripista per la scelta delle locations riguardanti il suo piccolo capolavoro.

Infatti, dieci anni prima, il maestro Michelangelo Antonioni, aveva girato qui alcune scene di Deserto Rosso, il suo primo film a colori.

La pellicola si aggiudicò l’anno successivo il Nastro D’argento per la migliore fotografia, facendo conoscere, in una delle scene più belle (quella del sogno raccontato dalla protagonista al figlio), la bellissima e incantata spiaggia rosa di Budelli.

E con l’immagine di questa meraviglia ancora impressa nella mente, lasciamo la Sardegna e le sue acque cristalline con una frase storica del film pronunciata da Giancarlo Giannini, ormai deluso ed ubriaco, poco prima del finale e che omaggia il famoso Epodo di Strasburgo, struggente poesia della lirica greca antica, attribuita ad Archiloco o ad Ipponatte:

“Oh, mare traditore… Che mi fosti amico un tempo e che poi mi camminasti sopra il cuore!”