L’idea del puzzle e Beppe Piano

L’artista sarà ospite del Gruppo Donatello a Firenze il 23 gennaio con le sue proiezioni

di Raffaele Polo

Qual è il momento più coinvolgente, più emozionante che ci piace vivere e rivivere ogni volta che ci immergiamo nella fascinosa costruzione di un puzzle? Certamente quando l’ultimo tassello viene incastrato nella sua giusta posizione e il lavoro è terminato, si potrebbe pensare. E invece è subito dopo, quando, dopo aver ammirato compiaciuti la nostra opera, la smontiamo e la rimescoliamo, pronti a ricomporla. Magari, ci chiederemo se sarà ancora la stessa o non, piuttosto, simile alla prima ricostruzione ma forse diversa per qualche minuscolo particolare che ora sfugge, ad occhi nudo. E siamo attenti, trattenendo il fiato, per constatare cosa c’è ‘dietro’ la ricostruzione, ovvero se la completezza organica del disegno originale rimane e si consolida oppure se si riforma quel caos primordiale evocato dal miscuglio dei pezzi nella scatola… Questi interrogativi, questi reconditi pensieri che Lucio Fontana, ad esempio, fu così abile ad instillarci per la prima volta, ci pervadono quando siamo di fronte ad un elaborato di Beppe Piano. Perché il suo evidente intento è quello di “disarticolare, frammentare e quindi stravolgere, quale gesto di iconoclastia, l’oggetto (icona) sottoposto ad indagine. Non per mera volontà dissacratoria bensì per la necessità di definire percorsi di percezione eretici, non omologabili. La sua pratica creativa è tesa a destrutturare, decontestualizzare e quindi a desemantizzare l’apparato iconico soggetto ad analisi critica e al consequente approfondimento.” Questa è la sintesi critica dell’operato di Piano, che lo stesso Autore fornisce nella presentazione delle sue opere. Ma, in parole semplici e descrivendo ciò che appare a chi osserva le interessanti composizioni abilmente gestite dal bravo artista, ci pare voglia apparire ed ammiccare quel momento magico che vivono i bambini più piccoli quando, non visti, riescono a smontare il loro giocattolo preferito, per il semplice ma pressante incentivo di ‘vedere cosa c’è dentro’. Aggiungiamo a queste splendide sollecitazioni, le evidenti collocazioni geografiche e temporali delle tematiche di Piano: Insomnia costituisce il doveroso tributo dell’artista alla città che gli ha dato i natali e ad un luogo in essa magico: la Cripta della cattedrale di Otranto. Enigma fa riferimento all’archetipo formale e alla natura simbolica, sotto certi aspetti ancora indecifrata, che caratterizza il ciclo musivo della stessa Cattedrale. The museum of Mechanical Renaissance nasce dal desiderio, sopito per troppo tempo dall’artista, di confrontarsi con le opere di colui che viene riconosciuto come Genio assoluto del Rinascimento: Michelangelo Buonarroti. Sangre y Muerte cerca di stabilire una improbabile relazione con l’opera di uno dei più grandi artisti italiani di tutti i tempi, Michelangelo Merisi da Caravaggio, la cui vita e opere sono la testimonianza di una energia, vitalità, temerarietà e potenza espressiva senza eguali. Variegata e molteplice la scelta del mezzo artistico che viene, di volta in volta, privilegiato da Beppe Piano: le immagini che costituiscono i Videoclips vengono infatti realizzate per mezzo di procedure informatiche afferenti l’intelligenza artificiale e le Reti neurali. Eppure, siamo convinti che l’idea di quel puzzle da costruire-distruggere-ricostruire finisca per essere il momento cruciale, il vero senso di ciò che spinge Beppe a suggestionarci, meravigliarci e stupirci con le sue magiche composizioni.

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