L’incantatrice dei numeri, la tenacia di una donna nel teorema della vita

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      Sembra strano, ma le cose che ci appassionano sono le più difficili da raggiungere. Certo, la determinazione è un buon punto di partenza per andare avanti ed insistere. Ne sanno qualcosa soprattutto le donne di un tempo, che hanno fatto più fatica ad imporsi nel mondo della cultura, della scienza, della matematica. Un viatico questo che ha interessato la parte più nobile, aristocratica delle donne, stimolate alla costanza dello studio per essere poi un buon partito da sposare. La cultura, quindi, era intesa più come un accessorio da decantare, da approfondire in privato, ma non ammesso al giudizio degli uomini. Anzi, se frutto di una donna non avrebbe avuto alcuna rilevanza, in particolar modo nella scienza. Un atteggiamento sessista, diremmo oggi. Eppure, alcune donne hanno saputo ben schiaffeggiare con la loro piccata intelligenza e preparazione molti uomini limitati di fronte alla mente femminile. Assurdo, ma gli uomini di scienza pensavano che il ragionamento matematico di una donna, ancora peggio se giovane, non fosse solido ed importante.

     C’è chi ha fatto della passione per la matematica la sua ragione di vita. Nel romanzo “L’incantatrice dei numeri” di Jennifer Chiaverini si respira l’amore per gli studi scientifici, ma anche la tenacia di Ada Byron, la protagonista principale, di continuare un percorso di studi per diventare qualcuno.

     “Decisi di diventare una grande matematica come mio padre era stato un grande poeta, per compensare in qualche modo il genio che aveva usato nel modo sbagliato. Se mi avesse trasmesso almeno una piccola porzione del suo genio, l’avrei usato per rivelare grandi verità e principi. Ero convinta che mi avesse affidato quel compito, e avvertii un’onda di sicurezza e soddisfazione quando mi dissi che stavo compiendo una missione di riscatto.

     Siamo a Londra, nel 1800. Lady Byron, moglie di George Gordon sesto barone di Byron, il poeta idolatrato da molti e detestato da altri, lascia il marito e si trasferisce nella tenuta dei genitori insieme alla figlia di soli sette mesi, Ada. Il grande poeta è un uomo geniale, ma anche sadico, crudele, perverso e depravato. La separazione dei due diventa uno scandalo. Lady Byron è determinata a tenere lontana dalla figura e dal mondo del padre la piccola Ada. La donna le vieta le fiabe e le impedisce di accendere l’immaginazione. Le impone un’educazione rigorosa fondata sulla matematica e la scienza. Qualsiasi frizzante scintilla di fantasia, o peggio ancora di passione per la poesia, le viene prontamente vietata e spenta. Ada cresce mostrando una sorprendente attitudine per la matematica e lo studio per tutto ciò che è meccanico. Con il tempo ha la possibilità di entrare nel mondo degli studiosi, degli scienziati facendo così la conoscenza dell’inventore della macchina differenziale. Ada rimane affascinata dall’universalità delle idee dell’uomo che resta colpito dalla sua intelligenza. La chiama così L’incantatrice dei numeri e la introduce in quella sfera in cui il genio viene celebrato e l’immaginazione incoraggiata.

     Non è stata facile la vita di Anna, se pur ricca e privilegiata. Ha dovuto fare i conti con i fantasmi del passato, con un padre che non ha mai conosciuto di persona, di cui però la fama di grande poeta l’ha sempre preceduta nei contatti e nelle scelte. Ha dovuto anche scrollarsi di dosso la convinzione del cattivo sangue dei Byron per dare spazio all’immaginazione e vivere con un tocco di poesia l’ambizione di diventare una matematica riconosciuta da tutti.  Lei, del resto, aveva trovato l’algoritmo per far funzionare la macchina analitica, una sorta di primo programma per computer.          

      L’incantatrice dei numeri di Chiaverini è un romanzo molto interessante. Bella la scrittura fluida, meno nelle parti tecniche in cui si parla di meccanica che rallentano un po’ la lettura, ma il libro merita anche per i messaggi che lancia. Credere in  se stessi, nei propri sogni. Essere coraggiosi e determinati per ottenere ciò che si vuole, sempre però con serietà, onestà intellettuale e fierezza. Essere donne con dei progetti di vita senza mai sentirsi inferiori a nessuno.   

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