Il castello di Santa Severa l’antico porto etrusco di Pirgy

Costruito sui luoghi dell’antica Pyrgi il suggestivo maniero
domina la costa tirrenica a nord di Roma

Sara Foti Sciavaliere

Il castello di Santa Severa è uno dei luoghi più suggestivi del territorio laziale, situato lungo la costa tirrenica a nord di Roma. Il castello sorge sul sito di Pyrgi, la città portuale etrusca collegata all’antica Caere (ossia l’odierna Cerveteri), fondata tra la fine del VII e gli inizi del VI sec. a.C. Il borgo di Santa Severa, delimitato da una cerchia di mura turrite, è costruito sui luoghi dell’antica Pyrgi il cui scalo portuale era noto in tutto il Mediterraneo, celebre per il suo santuario, assai frequentato in antichità e famoso per le eccezionali lamine auree. Chi ha scelto questo sito anche nelle epoche successive ha goduto di un ambiente generoso, un approdo naturale, protetto da venti e dal mare, accompagnato dalla presenza di una fonte di acqua dolce proprio alle spalle del santuario etrusco.

Il complesso, a pianta rettangolare con torri angolari, era circondato da un fossato e collegato da un ponte di legno all’imponente fortificazione cilindrica, il “Maschio”, anticamente chiamato la “Torre del Castello”, che fu fatta costruire a metà del IX secolo da papa Leone IV e che, a seguito di ulteriori rifacimenti, è giunta a noi nella sua ultima ristrutturazione del Cinque-Seicento. Appartenuto nel corso dei secoli, dal 1482 al 1980, a diverse famiglie dell’aristocrazia romana, il Castello è stato un possedimento dell’ordine del Santo Spirito. Tra il XVI e il XVII secolo è stato luogo di sosta e di soggiorno di molti papi. Dal 2014 la Regione Lazio il Castello baciato dal mare ha iniziato una nuova storia.

Arrivati dalla Via Aurelia, prendendo una strada che punta al mare, si profila la cinta muraria di epoca medievale ed è sotto la cosiddetta Torretta della Porta che si apre il grande portale seicentesco che introduce nel Cortile della Guardia del borgo, dove sono disposte in ordine sparso alcune costruzione semplici, dagli intonaci sbiaditi e talvolta scrostati che lasciano a vista la pietra grezza e i laterizi delle scale. Da quest’ingresso, a destra, si accede al Cortile delle Barrozze, dove entrando nel piazzale si incontra un breve tratto di basolato romano ricostruito durante i restauri moderni; sul lato sinistro si colloca la Manica Corta, una serie di piccole abitazioni costruite probabilmente verso la fine del XVIII secolo, invece procedendo verso il lato opposto troviamo la Manica Lunga che ebbe la funzione di granaio del borgo. Al centro del cortile sono state montate sopra una fontana moderna tre grandi macine di frantoio, forse di età rinascimentale, mentre sul fondo del piazzale (a sinistra) si conserva una base di torcular (frantoio) di epoca romana.

Ritornando al Cortile delle Guardia, si entra dalla porta con l’arco in blocchi di travertino e sovrastato da due merli e ci si incammina per il “Piazzale delle due Chiese”, al quale si accede da un secondo arco merlato, ornato dallo stemma del Comendatore Racagni che fece eseguire importanti lavori per la visita di Papa Urbano VIII, proprio in quella circostanza, nel 1633, fu allestito lì accanto il Grande Giardino con piante di agrumi e vasi di fiori, che attualmente ospita un ricco palmeto, uno dei luoghi più caratteristici del Castello. Lo stesso giardino delimita un lato della cosiddetta Spianata dei Signori, ossia un ampio spiazzale con aiuole cinto a ovest da un parapetto a picco sul mare. Laddove si vedono due palme isolate, presso il belvedere, si pensa dovesse essere il luogo dell’antica porta marina del castrum romano e ancora sul fronte meridionale, una casa – detta “della Spianata” – utilizza un bastione rinascimentale dal quale si può ammirare un esteso tratto di costa a sud del castello, fino alla punta di Macchiatonda. Dalla parte opposta, si apre una corte rettangolare , il “Piazzale delle due Chiese”, con la tardocinquecentesca Chiesa dell’Assunta, sovrastata da un piccolo campanile del XVIII secolo, e più in là, nei a ridosso di uno dei vecchi ingressi al borgo castellano, la chiesetta di Santa Severa e Santa Lucia, costruita forse nel Quattrocento, ma in seguito adibita a battistero della chiesa principale, inserendo la vasca ricavata da una vecchia macina romana.

Di fronte alla Chiesa dell’Assunta, sullo stesso asse dell’arco del Racagni, si apre la porta più antica che immette nell’area del Castello. La porta conserva ben visibili i resti delle caditoie e delle feritoie collegabile al sistema di sollevamento dell’originario ponte levatoio. A sinistra di questo ingresso, si nota inequivocabile il bastione difensivo del Cinquecento, parte della più antica cinta muraria. Superato l’arco, si è quindi nella Piazza della Rocca dominata dall’alto dalla Torre Saracena o Normanna, un alto maschio cilindrico del IX secolo, e collegata al castello da un ponte in muratura costruito sull’antico fossato dove certamente c’era un tempo il ponte levatoio. Sul lato meridionale del cortile, nel 2007, sono stati riportati alla luce i resti della chiesa paleocristiana di San Severa, riscontrabili in murature sottoposte all’area di scavo e tracce di affreschi. Il luogo di culto, che doveva essere di notevoli dimensioni, nasceva direttamente sui resti della villa marittima romana affacciata sul porto, forse in coincidenza con il luogo dove la tradizione avrebbe idealmente identificato la casa natale di Santa Severa e dei suoi fratelli o il sito del loro martirio.

Uno degli edifici che affacciano sul Cortile della Guardia ospitano il “Museo del Mare e della Navigazione Antica”: sette sale con centinaia di reperti distribuiti lungo un percorso espositivo e didattico che introduce il visitatore al tema dell’archeologia subacquea e della navigazione antica illustrando diversi aspetti della interessanti della “vita sul mare e per il mare”. Il museo conserva e valorizza le testimonianze archeologiche provenienti dai fondali del litorale dell’antica Caere/Cerveteri compreso tra Alsium/Palo Laziale e Centumcellae/Civitavecchia, con particolare riferimento al porto di Pirgy.

La prima sala è dedicata all’archeologia subacquea con un diorama in scala reale che ripropone un cantiere di scavo archeologico sul relitto di una nave da trasporto romano in cui i subacquei grazie alla sorbona, un grande aspiratore, effettuano il recupero di un’anfora. Di fronte al diorama è allestita una sezione dedicata proprio alle anfore, in quanto queste sono dei veri e propri “fossili guida” dell’archeologia subacquea, databili in epoche diverse e differente provenienza: si tratta di una ricca collezione di reperti originali di epoca romana, databili tra il III sec.a.C. e il VI sec.d.C., rinvenuti sui fondali di Pirgy e dell’antico territorio cerite, ma provenienti dall’Italia, dalla Spagna, dalla Gallia, dall’Egeo e dell’Africa settentrionale. Le anfore sono allineate su un molo ideale in legno e ordinate in senso cronologico e di provenienza geografica. Nella terza sala si introduce il tema delle navigazioni più antiche, con particolari riferimento agli Etruschi, ai Fenici e ai Greci sul mare, illustrando i principali relitti individuati nel Mediterraneo e le tecniche costruttive delle imbarcazioni. Passando nella sala IV troviamo la documentazione relativa alle pompe idrauliche usate per liberare dall’acqua la sentina – ossia il punto più basso dell’imbarcazione – delle navi romane: troviamo esposti modellini ricostruttivi della pompa a bindolo, la noria, la coclea archimedea, la pompa a stantuffo; tra tutti sicuramente il pezzo forte è il primo modello, quella della pompa a bindolo romana, in dimensioni al vero e funzionante, realizzata secondo le tecniche e i materiali antichi.
Dedicata alla vita a bordo delle navi romane è la sala VI , che ospita lungo la parte sinistra una ricca collezione di ceppi di ancora originali provenienti dai fondali del litorale cerite e dal porto di Pirgy; è visibile anche la ricostruzione, in scala al vero, della stiva di una nave oneraria del I sec. a.C., con carico di anfore e vasellame: lo studio condotto sui principali relitti rinvenuti nel Mediterraneo ha consentito una riproposizione molto fedele delle strutture lignee, dei sistemi costruttivi, delle modalità di carico di anfore e altri prodotti trasportati. Sempre in questa sala è stata musealizzato il materiale proveniente dallo scavo del relitto della Nave dei Dolia di Ladispoli, un relitto individuato nel 1983, su un fondale prevalentemente sabbioso al largo della costa laziale compresa tra Ladispoli e Torre Flavia; l’imbarcazione era naufragata nei primi anni del I sec.d.C., una nave cisterna che getta una nuova luce su particolari pratiche di trasporto, cioè quella del vino sfuso contenuto nei “dolia” collocati in un posto fisso al centro della nave e lo schema di carico prevedeva al centro della stiva questi grossi contenitori, disposti su tre file parallele, e le anfore raggruppate a poppa e a prua per sfruttare al massimo lo spazio utile.

Il Castello di Santa Severa è un polo culturale da scoprire, a presidio della costa da secoli, e il Borgo conserva il fascino di un luogo sospeso nel tempo.

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