Chris Mars Chi sono i veri pazzi?

Un viaggio tra i luoghi e nonluoghi fisici ed emozionali dell’arte
contemporanea


“In un’epoca di pazzia, credersi immuni dalla pazzia è una forma di pazzia”
Saul Bellow

di Dario Ferreri

Meraviglia come, sfrondando le superficiali considerazioni estetiche iniziali, sia una profonda compassione l’animus col quale si interiorizzano i dipinti grotteschi di Chris Mars, opere che interpretano il tema del disagio psichiatrico e della follia vera, cioè quella di chi, pur non considerato pazzo dalla società contemporanea, per propri fini personali prevarica, uccide, inquina, corrompe ed usa violenza: sono loro infatti i mostri dai quali guardarsi e non i protagonisti dei suoi dipinti, esseri umani fragili che hanno vissuto e vivono, ingiustamente, emarginazione, angosce e sofferenze.


Lui è Chris Mars, classe 1961, pittore e musicista americano di Minneapolis. È stato il batterista della band rock alternativa The Replacements dal 1979 al 1990 prima di iniziare una carriera da solista che ha visto la pubblicazione di ben quattro album. Dagli anni ’90 ha poi lasciato la musica per proseguire la sua carriera artistica, che comprende sia pittura che cortometraggi.

La poetica di Mars è influenzata dalla lotta del fratello maggiore, purtroppo di recente scomparso, con la schizofrenia (Chris era il più piccolo di sette fratelli ed il primo ricovero per schizofrenia del fratello Joe risale a quando l’artista aveva solo 5 anni) e che, come già accennato, serve a sensibilizzare sui vari problemi associati alla malattia mentale ed al suo trattamento, nonché a confrontarsi con la xenofobia nelle sue varie manifestazioni sociali e psicologiche. I ricordi che affondano nell’educazione rigida ed oppressiva, l’anonimato medico e la vergogna familiare hanno avuto un profondo impatto sull’artista, che è riuscito a raggiungere una espressione creativa che cerca, per usare sue parole, di “… liberare gli oppressi, difendere i perseguitati e i sottomessi, liberare, attraverso la rivelazione del Sé attualizzato, quelli che, secondo alcuni, un Sé non lo hanno”.
La sua estetica altamente istintiva, partendo dall’esperienza del fratello, ha nel tempo abbracciato tematiche contemporanee, sia individuali che collettive, che richiedono giustizia ed attenzione. Mi vengono alla mente, ad esempio, i dipinti della serie su Hanford, a Washington, una bomba nucleare dell’era della guerra fredda che continua ancora oggi a contaminare l’area circostante con enormi quantità di rifiuti altamente radioattivi; si tratta di lavori che denunciano, appunto, l’inquinamento industriale e le forze che corrompono il sistema normativo per contenerlo, la sofferenza e la morte delle persone, ecc.


Atmosfere magiche, oscure e disturbanti, rese in maniera mirabile e con cifra artistica originale grazie ad un sapiente uso dei colori ad olio che fanno esprimere coloro i quali non possono e/o riescono a farlo e che suscitano consapevolezza sul difficile percorso di vita del fratello e di quanti hanno vissuto simili situazioni di emarginazione. Ricordo, negli anni, il reiterato invito sui social che l’artista faceva ai suoi follower affinché spedissero cartoline da tutto il mondo al fratello Joe, che provava una grande emozione nel guardarle e nel leggere i messaggi di saluto e mi fa piacere dire che ne ha ricevute anche da Lecce.
Suoi lavori sono presenti in molte collezioni pubbliche (Minnesota Museum Of American Art, St. Paul, MN; Museum of Fine Art, Florida State University; Fredrick R Weisman Art Museum (MN); Minneapolis Institute of Arts (MN); Longview Museum of Fine Arts (TX); Minnesota History Center; Tweed Museum of Art (MN); Erie Art Museum (PA); American Visionary Art Museum (MD); Mesa Contemporary Arts (AZ); ecc) e vengono dalla fine degli anni ’90 esposti in tutto il mondo, anche all’interno di mostre museali (Dedo Maranville Fine Arts, Valdosta, GA; Fort Wayne Museum Of Art, Fort Wayne, IN; Minneapolis Institute of Arts, Minneapolis, MN; Mesa Contemporary Arts, Mesa, AZ; Longview Museum of Fine Art, Longview, TX; Mesa Contemporary Arts, Mesa, AZ; Museum of Fine Arts, Florida State University, Tallahassee, FL; Los Angeles Municipal Art Gallery, Los Angeles, CA; Museum of the City of Los Angeles, CA; Minnesota History Center, St. Paul, MN; Spacejunk Art Centers, France; Casa dell’Architettura/Acquario, Rome, Italy; Musee Halle St. Pierre, Paris, France; Louisville Visual Arts Association, Louisville, KY; Museum of Modern Art, New York, NY; Grand Central Art Center, Santa Ana, CA; Ruby Green Contemporary Art Space, Nashville, TN; Laguna Art Museum, Laguna Beach, CA; Haas Fine Arts Center, Eau Claire, WI; Art Center South Florida, Miami Beach, FL; American Visionary Art Museum, Baltimore, MD; Frederick Weisman Art Museum, Minneapolis, MN, ecc) ed in numerose gallerie .
Anche i suoi cortometraggi e film sono stati proiettati in molti dei festival più prestigiosi del mondo (tra cui Sundance, SXSW, Jerusalem International Film Festival, Starz Denver International Film Festival, Cinequest, Palm Springs ShortFest, Athens International Film Festival, Chicago International Film Festival, San Francisco Green Film Festival, Montreal Documentary Film Festival, Maryland International Film Festival, Nashville International Film Festival, Florida International Film Festival e Maurvais Genre International Film Festival, tra gli altri, nonché in numerosi musei a livello internazionale).
Per seguirlo sui social consiglio Facebook (https://www.facebook.com/ChrisMarsArt/) dove ha oltre 630.000 follower oppure Instagram (https://www.instagram.com/chrismarsart/) o, per i meno social, anche il suo sito https://www.chrismarspublishing.com/

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