Giangiacomo Dell’Acaya a Lecce: architettura militare e civile

Tour guidati nel Castello Carlo V ed ex Spedale dello Spirito Santo

di Sara Foti Scaivaliere

Riaprono dal 1° agosto 2020 gli spazi sotterranei e le aree archeologiche del Castello Carlo V di Lecce, la più grande fortezza di Puglia, grazie al progetto di fruizione e valorizzazione “ATTRAVERSO IL CASTELLO” promosso da 34Fuso e The Monuments People APS e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto. Nel mese di Agosto tutti i giorni sarà possibile visitare gli ambienti del Castello Carlo V di pertinenza della Soprintendenza con itinerari condotti da guide specializzate che permetteranno ai visitatori di conoscere non solo la storia e l’architettura del monumento, ma aspetti della città medievale e moderna.


Un percorso per far conoscere a turisti e locali la storia e gli interventi urbanistici realizzati dal grande architetto salentino, conosciuto per le sue opere militari, ma progettista anche di importanti edifici civili e monumenti celebrativi come lo Spedale dello Spirito Santo e la trionfale Porta Napoli. La visita guidata sarà incentrata sulla descrizione dei due monumenti partendo proprio dal Castello Carlo V e visitando le suggestive aree di recente restauro (piazza d’armi, cappella di Santa Barbara, prigioni, sotterranei e camminamenti), si proseguirà nel centro storico, senza tralasciare informazioni riguardanti in generale lo sviluppo urbanistico della città nel XVI secolo, periodo in cui si assiste ad un vero e proprio restyling monumentale. Il percorso si concluderà nell’ex Spedale dello Spirito Santo, di cui si scoprirà la storia e si visiterà la suggestiva cappella con gli splendidi affreschi e gli apparati decorativi seicenteschi attribuiti allo Zimbalo. Entrambi gli edifici sono visitabili grazie ad un accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto.

Lo Spedale dello Spirito Santo è l’unico esempio di architettura civile con destinazione ospedaliera del periodo rinascimentale a Lecce e fu fondato da Giovanni D’Aymo nell’anno 1392  per essere affidato ai Padri Domenicani, del vicino monastero. Nel 1548, dopo varie vicissitudini, il vecchio edificio medievale – divenuto inadeguato  – verrà demolito e ricostruito su progetto di Giangiacomo Dell’Acaya. L’architetto, che in quegli anni si trovava in città, era impegnato come amministratore (Rettore) dello stesso ospedale ed anche come sovrintendente ai lavori di ampliamento della cinta urbana e del castello. Nel corso dei secoli l’Ospedale si arricchì grazie a donazioni da parte di molti malati ed elargizioni dell’aristocrazia leccese tanto da divenire il più ricco nosocomio cittadino. Nella seconda metà XIX secolo sarà inserito sulla facciata – dove lo troviamo ancora oggi – uno dei quattro orologi sincroni progettati dall’ecclesiastico Giuseppe Candido, e nel frattempo il complesso sarà dismesso dalla sua funzione primitiva e destinato ad altri usi fino a divenire dal 2011 è sede istituzionale della Sabap per le province di Brindisi, Lecce e Taranto.

All’interno dello Spedale dello Spirito Santo troviamo la chiesa annessa – in asse con una delle due infermerie del piano terra – , ripetutamente scialbata con latte di calce per motivi igienici e si sono pertanto celati gli apparati decorativi attributi allo Zimbalo e risalenti al 1660. Nell’aula unica, scandita da un sistema di quattro arcate e coperta da un’ampia volta botte, sono collocati sei altari laterali settecenteschi. Sulla cantoria un organo positivo di scuola napoletana costruito da Hieronimus Bassi o Baffi nel 1726.

Ma si scriveva prima che l’architettura civile era un’eccezione per Giangiacomo noto piuttosto per i suoi interventi nell’edilizia militare, e all’epoca dello Spedale dello Spirito Santo era  impegnato proprio a Lecce nel rafforzamento delle mura urbiche e nella fortificazione del castello cittadino. Di fatto il vecchio maniero normanno sarà ristrutturato sotto Carlo V, a partire dal  1539, per munirlo di nuove opere difensive adeguate alle rinnovate esigenze belliche: tale progetto fu affidato a Giangiacomo Dell’Acaya, “Ingegnere Generale del Regno” e l’edificio originario finirà inglobato nel corpo cinquecentesco, ampliato nelle sue dimensioni con la messa in opera di un’imponente cortina muraria che andava a collegarsi a quattro possenti bastioni angolari a punta di lancia. L’ingresso al Castello Carlo V avviene di norma dalla Porta Reale, il grande portale d’accesso che affaccia verso il centro storico, seppure presenta un’altra entrata sul fronte posteriore, la cosiddetta Porta Falsa. Un tempo, per accedere alla fortezza, era necessario passare su un ponte levatoio che scavalcava il fossato che girava tutt’intorno alla cortina muraria e interrato nel XIX secolo per ragioni igienico-sanitarie. Una volta entrati, ci si trova nell’androne, alla cui sinistra si trovava il vecchio posto di guardia e dall’altro lato si accede al corridoio scoperto che concede l’accesso ai camminamenti di ronda e alle gallerie sotterranee, corrispondenti al fossato medievale del castello e adibite a scuderie nel Cinquecento.

Varcato il grande arco dell’androne, si prosegue in un secondo ambiente che dà accesso all’ex Cappella di S.Barbara e alla sagrestia con gli scavi archeologici che mettono in luce i resti medievali del castello, mentre andando oltre si esce nel cortile interno. Lungo il lato occidentale di quest’ultimo si apre la facciata della suddetta cappella; su quello settentrionale si profila il portico medievale, sotto il quale si collocano gli ambienti che ospitano oggi il Museo della Cartapesta. Nell’angolo nord-est si innalza la Torre Magistra con l’ex Cappella di Santa Maria di Costantinopoli nel piano seminterrato; sull’angolo opposto, inglobato nell’ambienti cinquecenteschi, la Torre Mozza e l’accesso alle prigioni. Questo vano è sicuramente tra i più affascinanti con le innumerevoli iscrizioni incise sulle pareti da illustri prigionieri, tra lamentazioni, stemmi nobiliari e immagini sacre, principalmente Crocifissioni, che sono testimonianza delle vite passate e forse spente in quel luogo. E proprio in quella stessa prigione ha tristemente conclusa una gloriosa esistenza Giangiacomo Dell’Acaya. Già anziano e ammalato, il barone-architetto godeva serenamente degli onori e dei meriti di una vita al servizio del Vicerè Pedro de Toledo, quando riceve l’ingiunzione di pagamento di un ingente somma a fronte di una fideiussione, per la quale non gli sarà neanche risparmiata l’incarcerazione. Espiò la pena nelle prigioni di quello stesso castello di Lecce che aveva progettato e resa il più maestoso di Puglia: gravemente malato e sorvegliato dai soldati spagnoli, vi trovò la morte nel dicembre del 1570.

Gli appuntamenti
Le Associazioni 34Fuso e The Monuments People Aps (www.themonumentspeople.it ) in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto organizzano per il 31 luglio 2020, l’evento inaugurale “GIAN GIACOMO A LECCE: ARCHITETTURA MILITARE E CIVILE”. Un itinerario guidato alla scoperta di due importanti monumenti leccesi realizzati dall’architetto salentino Gian Giacomo dell’Acaya: il castello di Lecce, magistrale opera militare voluta dall’imperatore Carlo V, e l’ex Spedale dello Spirito Santo, l’unico esempio di architettura civile con destinazione ospedaliera del periodo rinascimentale a Lecce. Start tour ore 17:00/18:00/19:00 dal punto accoglienza nella Piazza d’Armi del Castello Carlo V di Lecce.
Dall’1 agosto poi sarà possibile aderire alle visite guidate di “ATTRAVERSO IL CASTELLO”, ogni giorno, la mattina alle 10.30 e 12.00 e nel pomeriggio alle 17.00 e alle 18.30. Si può consultare la pagina Facebook di Attraverso il castello o contattare l’APS The Monuments People.

Informazioni
In osservanza delle direttive regionali per la prevenzione Covid-19 è obbligatorio indossare la mascherina durante l’intero percorso e usare gel igienizzanti mani personali. La prenotazione è obbligatoria poiché i gruppi saranno gestiti in maniera contingentata rispettando il numero massimo di partecipanti a gruppo (20 unità).

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