Maggio il mese di Maria itinerario siracusano

Scopriamo insieme i Santuari dedicati
alla Madonna in provincia di Siracusa

Dario Bottaro

La provincia di Siracusa, così come le altre provincie siciliane, oltre ad essere caratterizzata dalle numerose testimonianze storiche che narrano secoli di stratificazioni e del passaggio di molte culture che hanno dominato la Sicilia, si caratterizza anche per la profonda spiritualità.
Una spiritualità che è tipica del sud, dove in alcune aree è ancora il tempo che scandisce la vita dell’uomo e non l’uomo a rincorrere il tempo che sfugge nella frenesia tecnologica dell’epoca contemporanea.

L’orologio culturale che le grandi città purtroppo hanno quasi perso o trasformato vedendo nelle manifestazioni di una comunità un momento di “commercializzazione” delle tradizioni, in alcune zone sembra essere rimasto quasi immutato. Ci sono località dove le stagioni, seppur non più quelle di una volta, vengono accompagnate da ritualità e momenti culturali che si legano in modo indissolubile alla sfera del sacro. Il tempo del lavoro contadino ad esempio, come quello della pesca in mare negli antichi borghi marinari, viene così scandito da alcune date particolari che ricorrono nel calendario liturgico e che segnano il passaggio da una condizione temporale all’altra, mescolando sacro e profano, divino e umano, volontà dell’intangibile e capacità dell’uomo.


Queste ricorrenze importanti per tutta un’intera comunità, testimoniano il dialogo che l’uomo nel tempo, ha costruito con la divinità, con la parte più sensibile di sé che riconosce i propri limiti e si affida a Dio, alla Madonna e ai Santi. Patronati differenti per ciascuna categoria: pescatori, coltivatori, carpentieri, orafi e argentieri, mietitori e ancora molte altre, hanno richiesto l’intervento divino ed hanno messo la loro categoria sotto la protezione di un santo particolare. Senza alcun dubbio però, la devozione alla Madonna, in quanto Vergine e Madre che ha accolto in sé le reminiscenze degli antichi culti alle dee madri ed alle ninfe, è statisticamente la più importante e quella con maggiore valenza nell’ambito delle comunità siciliane. In cima alla lista delle devozioni dunque è Maria, seguita poi dai santi patroni e quelli particolari, che rivestono cioè un ruolo importante all’interno della comunità pur non essendo i patroni del luogo dove la devozione è presente. Un primato del tutto unico, quello della Vergine Maria, che la vede venerata ed acclamata sotto numerosi titoli, spesso riferiti a luoghi che la tradizione vuole siano stati benedetti dalla sua presenza o da un qualche evento straordinario. Si rincorrono così, per le città e le contrade della Sicilia, le leggende popolari, molte fantasiose, eppure tenute in grande considerazione e rispettate, insieme a quei fatti più particolari che hanno visto nella devozione e nella promessa di un popolo alla Vergine, il compiersi di miracoli e segni prodigiosi testimoniati da molte persone. Così in questa altalena della cultura dove fede, tradizione e folclore si mescolano confondendosi, si raccontano le storie dei miracoli ai ciechi, agli storpi insieme a quelle dei ritrovamenti di alcune immagini come ad esempio quella della Madonna del Bosco di Buscemi (SR), o quella della Madonna della Sciara di Belpasso (CT) e molti altri ancora. La forte devozione a Maria ha fatto sì, dunque, che venissero erette numerose chiese, cappelle e santuari, in tutta la Sicilia e che ad esse venisse conferito un titolo specifico, a volte scaturito proprio dalla devozione del popolo che ha interpretato fatti e segni prodigiosi ed ha spesso eletto Maria come patrona, spodestando in alcuni casi il precedente santo titolare.
Questa dunque la Sicilia, una terra benedetta da Maria addirittura mentre Lei stessa era in vita, quando inviando una lettera agli antichi abitanti dell’odierna Messina, benediceva quella comunità cristiana e legava l’epistola con una sua ciocca di capelli. Da qui il titolo con cui i Messinesi venerano Maria, la Madonna della Lettera, patrona della città dello stretto che purtroppo però non possiede più il suo prezioso tesoro, il reliquiario con i capelli della Madonna, andato distrutto durante il terribile sisma del 28 dicembre del 1908 che rase al suolo la città causando migliaia di vittime.
L’importanza del culto alla Vergine Maria trova dunque riscontro in molteplici aspetti che vanno dalle credenze popolari, ai fatti tramandati come realmente accaduti, a quelli accertati, alle numerosissime opere d’arte che nei secoli sono state prodotte in omaggio alla Madre di Dio e agli altrettanto numerosi luoghi di culto che le sono stati dedicati. Potremmo immaginare la Sicilia come un grande mosaico mariano, le cui tessere sono le chiese, i santuari, le abbazie, le cappelle, le edicole votive presso cui si rivolge il viandante, l’uomo o la donna alla ricerca di un conforto, di uno sguardo benevolo, di una grazia ed a Lei si rivolge certo di essere esaudito.
Il territorio della provincia di Siracusa custodisce tanti luoghi di culto dove la Madonna viene venerata con diversi titoli, noi in queste pagine ci occuperemo di tre di questi siti: il Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa, il Santuario della Madonna del Bosco di Buscemi e quello della Madonna delle Grazie di Buccheri. Il culto della Madonnina delle Lacrime – così viene chiamata a Siracusa – ha origini recenti, nato dall’evento avvenuto in città dal 29 agosto al 1° settembre del 1953. In una umile casa, abitazione dei coniugi Iannuso al civico 11 di Via degli orti di S. Giorgio, nel quartiere della Borgata S. Lucia, la mattina del 29 agosto una piccola effige in gesso del Cuore Immacolato di Maria comincia a versare un liquido trasparente. Solo dagli occhi. Sono circa le 8.30 di una calda giornata di fine agosto e la signora Iannuso si trova a letto per via della gravidanza in corso che le reca alcune complicazioni di salute. Immediatamente avvisa la cognata che in quei giorni la assiste mentre il marito va a lavorare nelle campagne. La donna, raggiunto il capezzale, si accorge di come questo liquido abbia origine solo dagli occhi e lentamente, ma in modo continuo, scorre rigando il viso della Madonnina e andando a riempire gli incavi delle mani e del manto. In poche ore una folla accorre a vedere il miracolo. E più passano le ore, più la folla aumenta e non c’è spazio in casa per accogliere tutti. Sono ore calde, fuori e dentro il cuore dei siracusani. La gente prega, iniziano a portare i malati, accadono i primi miracoli sotto gli occhi di tutti. Di tanto in tanto quel pianto silenzioso si ferma e la Madonna sembra tornare ad un’espressione immobile. Poi riprende a lacrimare e sembra cambiare in viso, sembra più luminosa, quasi che quegli occhi siano vivi. Il 1° settembre una commissione medica riesce a prelevare con una provetta questo liquido che viene subito portato in laboratorio per le analisi. Contestualmente vengono prelevati i liquidi lacrimali di qualche adulto e qualche bambino per poter comparare i risultati. Il verdetto non tarda ad arrivare. Per la Scienza non ci sono dubbi, quel liquido prelevato dal quadretto di gesso del Cuore Immacolato di Maria, analizzato meticolosamente in laboratorio è liquido umano, contiene esattamente gli stessi elementi delle lacrime di un qualsiasi essere umano. A Madunnuzza chianci! La Madonnina piange!
Questa è la frase che di bocca in bocca è stata ripetuta in quei quattro lunghi, caldi giorni dell’estate siracusana. E quelle parole fanno il giro del mondo, anche le immagini fanno il giro del mondo e i cronisti alle radio parlano dei fatti di Siracusa, di come questo evento abbia stravolto la città. Ci sono voluti molti anni per costruire quello che nel 1994 fu benedetto dall’allora Pontefice Giovanni Paolo II: il grande Santuario di Siracusa. Una struttura enorme. Un cono che ricorda una gigantesca lacrima o una immensa tenda per il popolo di Dio. Ognuno può pensare ciò che desidera, può esprimere giudizi di estetica o di funzionalità sulla struttura del Santuario, sicuramente d’avanguardia per l’epoca, potremmo dire un’opera faraonica, ma di certo non si può sminuire il suo significato. In questo luogo migliaia di pellegrini durante tutto l’anno accorrono per far visita alla Madonna delle Lacrime, per inginocchiarsi ai suoi piedi, chiedere una grazia o semplicemente ringraziare per averla ottenuta. Sono innumerevoli le testimonianze di grazie ricevute e per farsi un’idea in merito, basta percorrere alcuni luoghi del Santuario. I Musei che sono nella Cripta ad esempio, quello degli Ex-Voto e quello della Lacrimazione, per ammirare oggetti di ogni specie, oltre che preziosi donati dai fedeli e che oggi costituiscono un ricchissimo tesoro materiale – certamente – ma soprattutto immateriale. Sono gli oggetti che parlano della memoria, della devozione, della preghiera, del sentimento umano che ha cercato un dialogo, un punto d’incontro con il Divino e l’ha trovato e sperimentato con la Madonnina delle Lacrime. Sunu lacrimi d’amuri, sunu lacrimi i duluri, citano i versi di un bellissimo canto alla Madonna delle Lacrime, scritto e musicato dai Cantunovu, rinomato complesso folk siracusano. Quelle lacrime d’amore, quelle lacrime di dolore che hanno cambiato Siracusa, la Chiesa, il mondo. La festa della Madonna delle Lacrime è stata inserita nel calendario liturgico alla data del 1° settembre, giorno dell’ultima lacrimazione, ma i siracusani definiscono la festa, o meglio i quattro giorni di festa, con il termine festeggiamenti. Si tratta di una ricorrenza prettamente liturgica che prevede come manifestazione religiosa esterna solo la processione dalla Casa del Pianto – divenuta oratorio – al Santuario. Il calendario è ricco di eventi che fanno da cornice alle celebrazioni più importanti; spettacoli, mostre, iniziative culturali, scandiscono il tempo di questa ricorrenza cara ai siracusani, fin da subito dopo Ferragosto. La domenica antecedente il 29 agosto si svolge uno dei riti più sentiti, ovvero l’apertura della teca blindata che conserva il quadretto della Madonnina per la benedizione del cotone. Centinaia di rotoli di cotone vengono poggiati sul quadretto e successivamente il cotone viene diviso fra i fedeli, per loro e soprattutto per gli ammalati. Un momento di intensa emozione, dove difficilmente si trattengono le lacrime perché nonostante il caldo, la grande aula liturgica del Santuario è gremita di fedeli, tutti in attesa di quel gesto, quella piccola chiave che viene inserita, quello sportello di vetro che si apre e l’applauso e le invocazioni esplodono per quasi accogliere, in mezzo al popolo la nostra Madonnina. Molto più antichi sono invece i Santuari locali di Buscemi e Buccheri, piccoli centri dell’altopiano Ibleo dove sulla distruzione del terremoto del Val di Noto del 1693, ha trionfato la rinascita dell’arte che si esprime soprattutto nei palazzetti nobiliari e nelle chiese dalle facciate barocche. Questi luoghi di culto hanno in comune alcuni aspetti, ad esempio si trovano entrambi fuori dal centro abitato, il primo – il Santuario della Madonna del Bosco di Buscemi – ai piedi del Monte S. Nicola, sul versante opposto della collina sul quale sorge il centro abitato. Il secondo invece – il Santuario della Madonna delle Grazie a Buccheri – si raggiunge attraversando tutto il centro abitato e dirigendosi verso la pineta Santa Maria. Si trova lì, davanti il polmone verde di questo angolo dei Monti Iblei, quasi protetto dalla natura. Due realtà contadine quelle di Buscemi e di Buccheri, dove ancora oggi il tempo viene scandito da alcuni momenti solenni, dove la comunità tutta si ritrova e riunisce per celebrare quel rapporto con il sacro che nei secoli ha impregnato tutta la vita cittadina, imprimendo i caratteri distintivi e fondamentali di ogni singola comunità. Buscemi festeggia la Madonna del Bosco, eletta Patrona a furor di popolo il 18 maggio del 1919, l’ultima domenica del mese di agosto. è chiamata la Regina degli Iblei, questa bella immagine della Vergine Maria che siede su una roccia e porta sulle proprie ginocchia il piccolo Gesù, a sua volta adagiato su un cuscino dorato. Alle prime luci dell’alba molte persone a piedi, partono dai paesi vicini, specialmente da Palazzolo Acreide, per fare il viaggio alla Madonna. Con questo sacrificio, camminando per diversi chilometri, i pellegrini chiedono una grazia o sciolgono un voto raggiungendo il Santuario. Una chiesetta semplice con un solo ingresso, una sola navata e una piccola cella campanaria in cima. All’interno nella nicchia centrale si conserva per tutto l’anno il bel simulacro della Vergine, ma origine del culto alla Madonna del Bosco è un antico affresco che si trova incorniciato in un altare sulla sinistra. Narra la leggenda che due religiosi, nel XVI secolo, privi della parola, si presentassero agli abitanti per chiedere il loro aiuto per farsi largo nella fitta boscaglia e raggiungere un determinato luogo. Alcuni uomini, per curiosità o per spirito di solidarietà si offrirono di aiutarli e andarono con i due religiosi. Grande fu la loro meraviglia quando, dopo non poca fatica, liberando la via dai rovi, si trovarono dinanzi un muro con ai piedi una lampada accesa e l’immagine dipinta della Madonna con il globo terraqueo e il Bambino sulle ginocchia. La notizia si sparse velocemente e in molti andarono a vedere la sacra scoperta. La decisione fu unanime, bisognava costruire una cappella in quel luogo, per proteggere l’immagine e rendere il sito decoroso per la dolce Signora. Fu in quel momento che gli uomini si resero conto della difficoltà dell’impresa per la quale era necessaria acqua, che nei dintorni mancava. Con altri gesti i due religiosi fecero comprendere agli uomini di scavare proprio nei pressi del ritrovamento e così videro con i loro occhi il manifestarsi di una sorgente. Da quel momento, non trovarono più i due strani eremiti, forse due angeli che erano scomparsi, portando a termine il loro compito. Da allora in tutto il territorio si diffuse il culto alla Madonna sotto il titolo del Bosco, indicando il luogo ove la sacra immagine era stata rinvenuta. L’ultima domenica di agosto è il giorno – dicevamo – della grande festa. Alle 9.30 del mattino la Madonna sulla sua artistica vara (o fercolo processionale) portata a spalla da uomini e giovani devoti, oltrepassa il portale del Santuario per essere condotta in trionfo in paese, in Chiesa Madre, dove rimarrà per otto giorni e successivamente verrà riportata nel suo Santuario. Il caldo afoso non risparmia nessuno, ma nonostante questo la processione è partecipata da tutto il paese e da molte persone venute da fuori. Un continuo inno a Maria si innalza con le grida dei portatori che la invocano gridando Viva Maria! E la processione va, percorrendo le strette strade del borgo, tra le salite e le chiese, la vara della Madonna si ferma sotto i balconi addobbati con coperte ricamate e fiori, entra nelle chiese parate a festa, tra gli stendardi azzurri che le fanno da cornice, e che con grande effetto scenografico si aprono dinanzi a lei, mostrandola in tutta la sua bellezza. Si arriva in Chiesa Madre, momento culminante della festa, i cuori palpitano, le mani applaudono, la Regina degli Iblei fa una sosta prima di salire la scalinata della Matrice. Poi di colpo, tutto d’un fiato viene caricata sulle spalle dei portatori che iniziano a salire velocemente le scale e a quel punto il cielo si apre, l’immagine della Madonna scompare sotto le nuvole multicolori degli ‘nzareddi – strisce di carta colorata e volantini – che coprono interamente la facciata della chiesa. Non si vede più nulla, solo grandi macchie di bianco, azzurro, rosso e verde. Dura tutto pochi istanti, ma quando il variopinto dipinto in movimento scompare, la Madonna riappare dinanzi l’ingresso principale della chiesa, salutata dagli inchini degli stendardi e dalla folla che acclama. La prima domenica di settembre è festa per la comunità di Buccheri, anch’essa profondamente legata alla Vergine Madre. Ne sono prova i numerosi altari eretti nella chiese del centro abitato e i momenti di comunione attorno alle sue sacre immagini, come la festa della Madonna della Provvidenza che si celebra la prima domenica di luglio e i momenti salienti della Settimana Santa, dove l’Addolorata non viene mai lasciata sola. La festa della Madonna delle Grazie prende il via dal suo Santuario dove già anticamente sorgeva un’altra chiesa intitolata a S. Maria di Fontana murata, derivante dall’antichissima fonte considerata miracolosa, racchiusa in conci squadrati, ove si recavano gli ammalati per ottenere conforto e salute. Le fonti storiche fanno risalire il Santuario a prima del terremoto del 1693, ma distrutto dal sisma esso veniva immediatamente ricostruito, seppur non del tutto completato. Solo dopo la metà del XVIII secolo infatti verrà posato il pavimento e verranno completate le decorazioni in stucco. Il Santuario è recintato da muri perimetrali e dal cancello principale fino all’ingresso del luogo di culto, un viale di ampi gradini accompagna i fedeli che con devozione visitano la Madonna. Il giorno della festa, la Madonna viene scesa dall’altare sul quale troneggia, sotto un ligneo baldacchino decorato. Ai lati dell’altare due colonne con grappoli fitomorfi decorati in oro incorniciano la nicchia. La Madonna si prepara ad essere accolta sul sagrato della chiesa, fra una moltitudine di volantini colorati che la salutano non appena fuori dalla sua dimora. La processione ha inizio, lentamente Maria si avvicina al centro abitato, presentando il Figlio che è in piedi sul suo ginocchio destro. Anche la Madonna delle Grazie di Buccheri è raffigurata seduta, su una poltrona dagli alti braccioli, alla maniera antica, ed Ella in solenne posa, fiera e dolce come una regina che va incontro al suo popolo. Una volta raggiunto l’abitato la processione si snoda per le vie del paese, tra la folla che accompagna la Vergine, gli stendardi che danzano precedendo il fercolo con la sacra immagine. Ad accompagnare il popolo devoto, sono le grida di acclamazione alla Madre, Viva Maria! Viva Maria! E’ un continuo succedersi di invocazioni tra la gioia della festa sottolineata dalle note trionfali della banda musicale. La processione termina in Chiesa Madre, dove al saluto degli stendardi che si inchinano alla Vergine, la sacra immagine sarà portata in chiesa, visitata ancora dal popolo che a questa Madre consegna tutte le sue speranze.

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