A Lecce il Museo della Fabbrica delle Parole

Il Museo permanente sull’Arte della Stampa
nel cuore di Lecce l’ex Convitto Palmieri

Sara Foti Sciavaliere

Il 20 giugno scorso ha fatto il suo debutto un interessante operazione museale nel cuore del centro storico di Lecce con l’apertura del Museo permanente sull’Arte della Stampa “La Fabbrica delle Parole” all’interno delle sale dell’ex Convitto Palmieri, adiacenti alla Biblioteca Bernardini. Un’importante iniziativa, avviata dalla Regione Puglia – Assessorato all’Industria Turistica e Culturale, Provincia di Lecce e Polo biblio museale di Lecce.


Il percorso tematico è un lungo viaggio che si muove da un antico esemplare di epigrafe messapica, fino ai primi modelli Apple, passando per i grandi macchinari a stampa di Otto e Novecento che raccontano l’evoluzione della tipografia. Sono infatti visibili vari modelli di torchio e una serie di strumenti per il ciclostile, sistema per la copiatura che ha anticipato le macchine fotocopiatrici degli anni Sessanta, per arrivare alle serie di computer Macintosh. In esposizione nelle ampie sale dell’ex Convitto anche una sezione dedicata ai periodici culturali che, tra la fine del XIX e la fine del XX secolo, hanno contrassegnato la storia dell’editoria in Terra d’Otranto.

Tra le esperienze più significative, certamente “L’Albero”, rivista collegata alla straordinaria esperienza culturale di Girolamo Comi avviata a Lucugnano nel 1949, e “L’esperienza poetica”, 1954, di Vittorio Bodini; per giungere poi negli anni Settanta e Ottanta con personalità come Antonio Verri, ideatore di riviste letterarie quali il “Caffè Greco”, il “Pensionante de’ Saraceni” e il “Quotidiano dei poeti” e Francesco Saverio Dòdaro, fondatore del Movimento di Arte Genetica con l’avvio della rivista “Ghen”, 1977, entrambi promotori di una cultura antiaccademica e plurale. Un angolo speciale dedicato a quegli strumenti fatti di carta, caratteri e inchiostro che animarono nei secoli la vita intellettuale del Salento e rappresentano un pezzo fondamentale della storia della cultura di questa terra.
Il progetto espositivo, curato da Brizia Minerva, Sara Saracino e Anna Lucia Tempesta con Alessandra Berselli, Vincenzo, Sonia e Luca Martano, presenta anche una sezione video-documentaria di Mauro Marino e Stelvio Attanasi, mentre l’identità visiva e l’allestimento grafico sono di Donata Bologna. La Fabbrica delle Parole è un progetto museale e partecipativo di grande respiro culturale, che si inserisce nel percorso intrapreso dal Convitto Palmieri di Lecce, che con la Biblioteca Bernardini si sta sempre più indirizzando come epicentro di percorsi plurali riguardanti la cultura del libro e la lettura, intesa come processo di rigenerazione delle coscienze e di progettazione di possibili futuri che incontrano anche le arti attraverso mostre, pubblicazioni, teatro, cinema e musica, grazie all’impegno delle associazioni e delle tante realtà coinvolte.

Si potrebbe affermare che idealmente la storia della Fabbrica delle Parole nasce nel 1903 nella bottega tipografica Lazzaretti, quando Salvatore Martano avvia una stamperia che tramanderà ai figli Vincenzo ed Ernesto, fino ai nipoti. Vincenzo Martano, testimone e custode dell’impresa di famiglia, la cui storia copre più di un secolo. L’azienda si sviluppa lungo due settori portanti: la stampa della modulistica a striscia continua e quella specializzata nella stampa dei giornali, dai quotidiani ai settimanali e altri periodici. Successivamente i due rami aziendali vengono sviluppati portando la Martano Editrice Srl sia nella sede di Lecce, nella zona industriale, sia a Bari, dove vengono stampati numerosi quotidiani nazionali e locali. La dedizione per questo lavoro che mai ha lasciato Vincenzo, ha alimentato la sua passione per il collezionismo di tutto ciò che ha rappresentato la storia della sua famiglia e della stampa tra Otto e Novecento: dall’iconico “torchio a stella” ai vari modelli di “pedaline” per la stampa veloce compreso il modello di “Totò”, alle macchine da stampa “piano – cilindriche” dei primi del Novecento. Un racconto che non tralascia nulla, comprendendo una serie di strumenti per il ciclostile, sistema per la copiatura, che introduce alle macchine fotocopiatrici degli anni Settanta basate sull’invenzione di Carlson per la riproduzione xerografica di un documento. Da qui al digitale il passo è così breve da ritrovarci davanti a una serie di Microcomputer Macintosh, tra cui il modello Apple 1976, il primo personal computer della storia. È stata grande la passione della Martano per l’arte tipografica.

a Lecce il Museo
della Fabbrica delle ParoleLa Fabbrica delle Parole è un contenitore ideale per un racconto che lega insieme arte e tecnica, conoscenza specialistica e passione, lavoro e sapere, capace di restituire la storia dell’arte di Gutenberg, profondamente legato all’umano bisogno di comunicare. E così che centinaia di minuscoli caratteri incisi nel legno e forgiati nel piombo, assieme ai torchi per imprimere, diventano patrimonio di cultura, storia, tecnica e creatività.

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