Il mausoleo di Cicerone a Formia

Breve viaggio all’interno di uno dei simboli del territorio Formiano legato al grande oratore di Arpino

Marco Tedesco *

Da sempre, la città di Formia ha assunto una straordinaria importanza nell’ambito storico, archeologico ed artistico nazionale. I suoi monumenti, la sua attuale planimetria, rispecchiano ancora la grandezza dei secoli legati al fascino dell’antica Roma legati a nomi che ne hanno fatto grande la storia: nomi del calibro di Mamurra, luogotenente di Cesare e figura di spicco nel De Bello Gallico, proprietario di una villa costiera nella frazione formiana di Gianola e Cicerone, l’illustre oratore originario di Arpino, cittadina in provincia di Frosinone che gli diede i natali, anch’egli forse proprietario di una villa a Formia, probabilmente situata nella zona di Vindicio.


Ora, dove sia situata questa villa non è dato sapere: molti studiosi la individuano in alcune tracce di reperti inglobati nell’attuale Villa Lamberti, sita nella zona di Vindicio a Formia, ma quello che tutti sanno è che proprio a Formia potrebbe esserci il luogo di sepoltura di Cicerone: un mausoleo che sorge lungo l’antica via Appia al km 139 in direzione Roma. L’ipotesi che tale mausoleo potrebbe proprio essere il luogo di sepoltura dell’illustre oratore è data dal fatto che proprio a Formia, nel 43 a. C., Cicerone trovò la morte per mano dei sicari di Antonio a causa delle accuse rivolte ad Antonio nelle Filippiche.
Il Mausoleo di Cicerone è situato nelle immediate vicinanze di quella che si suppone sia la sua villa e riporta come datazione una collocazione temporale che lo fa risalire all’epoca augustea, periodo successivo alla morte di cesare durante il quale si assiste all’ascesa nella scena politica dell’antica Roma di Ottaviano Augusto, nipote di Cesare, designato da quest’ultimo come suo successore.


Il mausoleo di Cicerone è circondato da un muro in opus reticulatum di circa tre metri, reperto appartenente una delle tante imponenti ville romane che sorgevano lungo l’antica via Appia e che potrebbe corrispondere addirittura al Formianum descritto spesso da Cicerone, termine con il quale il grande oratore indicava la sua residenza di Formia e di conseguenza grazie a questo aspetto si potrebbe avere una corretta collocazione della stessa villa ciceroniana.
Questo spazio che sembra quasi un quadrato, in realtà ha il lato lungo l’Appia che misura metri 80 e una profondità di 70 metri, con due porte laterali visibili ancora oggi ma che sfuggono all’ammirazione del visitatore che resta affascinato dalla imponenza della Tomba che, inizialmente, doveva apparire con primo piano a forma quadrata e secondo piano in forma cilindrica. La porta lato ovest è attualmente ben conservata ed emana una particolare bellezza “ellenica ” come appare in due foto postate. La porta lato est invece, pur completa negli elementi, non fu ricomposta negli anni ’50 – ’60 quando fu restaurato il sito globale.
La zona in cui il mausoleo di Cicerone sorge risponde al nome di Acervara, dal latino Acerba ara, in riferimento alla presenza dei resti un sepolcro, anch’esso di epoca augustea, situato sulla collina di fronte al mausoleo di Cicerone ed identificato da Pasquale Mattej nel XIX secolo come la tomba di Tulliola, l’amata figlioletta di Cicerone morta in tenera età, da cui l’appellativo identificativo Acerba.
Fu proprio Cicerone a volere un mausoleo dedicato all’amata figlia, il cui progetto venne affidato all’architetto Cluazio e ciò lo sappiamo grazie all’epistola 36 contenuta nel dodicesimo libro delle Epistulae, spedita da Cicerone ad Attico: “Voglio che si faccia un tempietto… Se lo costruissi all’interno di una delle mie ville ho paura dei cambiamenti di proprietà. Mentre se lo dovessi costruire in un qualunque angolo della campagna, mi sembra di potergli garantire il religioso rispetto dei posteri. Se approvi l’idea, il posto, il progetto, leggi per favore la legge e mandamela. Se ti venisse in mente qualche sistema per eluderla , lo adotteremo e se sarai d’accordo a fare il Tempietto, come mi sto orientando adesso, vorrei che spronassi Cluatius e lo spingessi a muoversi.
Quand’anche ci si dovesse decidere per un altro posto, penso di giovarmi comunque dei suoi servizi e dei suoi consigli tecnici.”
Il mausoleo di Cicerone risulta alto complessivamente poco più di 24 metri. È composto da una base quadrata che misura 18 metri di lato sormontata da una torre cilindrica costruita ad anelli di pietra e verosimilmente ricoperta di lastre di marmo. La funzione di questa torre, con tutta probabilità, era semplicemente quella di aumentare l’imponenza e la visibilità del monumento, ma probabilmente mirava a sottolineare l’importanza del personaggio più che del monumento stesso. All’interno della grande base quadrata si trova un’ampia cella funeraria circolare coperta da una volta anulare e circondata da sei nicchie perimetrali. Al centro della cella, inoltre, è collocato un pilone in pietra. Secondo la tradizione, nel punto in cui sorge questo pilone vennero deposte le spoglie mortali del grande oratore arpinate Marco Tullio Cicerone, dopo la mozzatura della lingua e delle mani, simbolo dell’eloquenza del filosofo.
La torre, invece, si compone di un’alta volta che poggia su un pilastro, prolungamento del pilone sottostante e aveva la funzione di sostegno di tutta la struttura. L’interno della torre è in forma circolare e probabilmente conteneva statue ed altri arredi.
Il mausoleo di Cicerone, o meglio conosciuto come Tomba di Cicerone fino al 1938 fu un bene nella disponibilità di privati cittadini del territorio formiano, secondo alcune notizie riportate dall’amico Raffaele Capolino, autorevole studioso di storia formiana.
Scrive a tal riguardo Raffaele Capolino “La storia dell’acquisizione pubblica di questo straordinario sito, pur corredata da numerosi documenti, è complessa e va raccontata in due parti per renderne agevole la lettura.
Tutto ebbe inizio nel lontano 1887 quando il Sindaco di Formia Pasquale Spina, dette incarico all’ing. Erasmo Giannattasio di redigere una stima monetaria del sito comprensivo di tutta l’area sepolcrale circostante, al fine di procedere all’acquisto dal legittimo proprietario del fondo .
Si cercò in quel periodo di convincere alla vendita il Sig. Erasmo Scarpato fu Antonio, domiciliato a Formia ”proprietario del fondo Tomba di Cicerone posto nel territorio della Città di Formia, Contrada Vendice ” .
La perizia dell’ing. Erasmo Giannattasio valutò l’intero complesso in lire 5.840 che però non furono ritenute congrue dal proprietario formiano Erasmo Scarpato.
Nel fascicolo si parla in realtà , in alcune parti, di una proprietà appartenuta ai F.lli Erasmo e Giovanni Scarpato, entrambi cittadini di Formia. In altri documenti la proprietà è invece riferita solo ad Erasmo Scarpato.
Ci fu quindi un periodo di stallo della trattativa che riprese vita solo nel 1896 quando il Dott. Pasquale Occagna , legale di Erasmo Scarpato, con sua lettera del 12 luglio 1896 cercò di riaprire il discorso della cessione al Comune di Formia, sollecitando nel contempo un adeguato incremento alla primitiva offerta.
La lettera del legale Pasquale Occagna non ebbe però alcun seguito per diversi motivi .
Erano subentrati a Pasquale Spina altri sindaci che non si occuparono molto di questo problema anche per sopraggiunti motivi bellici , per cui si arrivò al 1930 , quando il Podestà Felice Tonetti, grazie alla sua amicizia con il Direttore del Museo Archeologico di Napoli Dott. Amedeo Maiuri , intraprese una serie di iniziative che portarono direttamente ad una procedura di esproprio dei terreni interessati che nel frattempo erano passati in mani diverse .
In particolare il Mausoleo era divenuto di proprietà di Di Crasto Dott. Cosmo fu Salvatore di Gaeta, mentre l’area funeraria circostante, suddivisa in varie particelle, apparteneva ad altri nominativi quasi tutti di Gaeta.
L’intera proprietà era utilizzata come orto, mentre l’interno della struttura funeraria era adibito a ricovero giornaliero di animali usati come mezzi di trasporto e spostamento da Gaeta a Formia e viceversa.
Ma di questo parlerò nella seconda parte ricca di ulteriore documentazione sempre conservata nell’Archivio Storico di Formia.
Ciò che determinò una svolta importante e decisiva alle azioni di esproprio dei terreni interessati dalla Tomba di Cicerone, fu un articolo sul Giornale d’Italia del 30/8/1934 Anno XII.
In questo articolo ci fu la notizia clamorosa per tutto il mondo che laddove c’era il sepolcro di Cicerone, vi era di giorno abitualmente un asino !!!!
Il giorno dopo, il 31/8/1934, Amedeo Maiuri comunicò all’amico Tonetti che sarebbe immediatamente partita l’azione di esproprio di tutti i terreni interessati e concluse scherzosamente riferendosi a Felice Tonetti, Podestà di Formia:” Tu nel frattempo preoccupati… del raglio dell’asino”.
Dobbiamo dunque essere grati all’azione intraprendente di Amedeo Maiuri se oggi ancora riusciamo ad emozionarci di fronte alla magnificenza del mausoleo di Cicerone, detto Tomba di Cicerone, un monumento che insieme alle grandi ville romane costiere e alla monumentale fontana tardorepubblicana situata nella località formiana di San Remigio, contribuisce a mostrare ai nostri occhi la grandezza e la meraviglia dei fasti dell’antica Roma.

Dott. Marco Tedesco, storico dell’arte RAM Rinascita Artistica del Mezzogiorno
Il presente lavoro è stato svolto in collaborazione con RTA Sinus Formianus, nella persona del presidente Vito Auriemma per le preziose indicazioni fornite e in collaborazione con Fausto Forcina per la parte fotografica. A loro va un particolare ringraziamento.
Questo lavoro si inserisce nel progetto #contagioartecultura del Coordinamento Nazionale Patrimonio Culturale

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