Fede e pandemie

Sebastiano, il santo che difende dalla peste: il culto e la devozione
nella Sicilia sud orientale

Dario Bottaro

Ogni terra ha il suo santo e ogni santo ha il suo specifico patrocinio, vale a dire che viene invocato per determinati problemi o in eventi particolari, quali possono essere ad esempio il pericolo del fuoco o quello dei terremoti. A ciascun santo è deputata una speciale protezione e queste tradizioni che la Chiesa riconosce come devozioni popolari, non sono altro che frutto della storia stessa dei santi, che si riferiscono ad alcuni determinati eventi narrati nelle loro vite o caratterizzanti il loro martirio. Sant’Anna è riconosciuta la patrona delle partorienti, poiché portò in grembo la Vergine Maria, sant’Agata è la protettrice dal male ai seni, per il taglio delle mammelle che subì durante le sue torture, santa Lucia protegge la vista non solo per il riferimento alla luce che è già nel nome, ma soprattutto perché la tradizione/leggenda, narra che uno dei suoi supplizi fu lo strappo degli occhi.


Ogni figura sacra assume quindi una valenza particolare nella devozione del popolo che in modo filiale e affettuoso la invoca e ciò non poteva mancare per uno dei santi più venerati e conosciuti nel mondo cattolico, il giovane Sebastiano, martire a Roma nel III secolo, che fu soldato romano impegnato al fianco dell’imperatore. Non ci sono notizie storiche accertate sulle origini del santo, alcune fonti collocano i natali a Narbonne in Francia, altre a Milano, ma concordano tutte nell’attribuirgli il ruolo di militare nell’esercito di Diocleziano e nel doppio martirio ricevuto.
La figura di San Sebastiano è una delle più affascinanti che la storia ci ha consegnato, proprio perché in lui convergono valori e ideali umani che ad un certo punto si pongono al servizio della volontà divina. La sua forza e la sua audacia si riscontrano nelle sue Passio, una delle quali attribuita a sant’Ambrogio vescovo di Milano. Per capire l’importanza del culto di San Sebastiano che con il passare del tempo si è sviluppato in tutta Italia, è necessario fare riferimento al suo primo martirio, quello delle frecce. Secondo la Passio, infatti, Sebastiano dopo essersi autodenunciato all’imperatore come cristiano e avendolo messo a conoscenza del suo operato fra i bisognosi e specialmente fra i carcerati, viene immediatamente condannato a morte per mano degli arcieri.
Nudo viene legato ad un albero nel Campo Marzio e fatto bersaglio dei suoi stessi sottoposti che con numerose frecce, ne trafiggono il corpo quasi fino alla morte. Ma Sebastiano in realtà non è ancora spirato e la matrona Irene, preso il corpo, se ne prende cura fino a quando il santo non torna in forze e nuovamente si presenterà al cospetto dell’imperatore intimandogli di convertirsi e di mettere fine alla persecuzione contro i Cristiani.
L’aspetto più importante che la storia ha messo in risalto nella figura di San Sebastiano è proprio il primo martirio, quello delle frecce, che se da una parte ha sottolineato da subito le virtù eroiche del santo, dall’altro ha alimentato a diffonderne la devozione e a ampliarne il culto.
Il suo attributo iconografico per eccellenza, sono infatti le frecce, e di esempi nella storia dell’arte ce ne sono tantissimi. I più grandi artisti, come gli ignoti aiutanti di bottega, con la loro espressione artistica hanno immortalato questo momento, raffigurando il giovane soldato di Cristo legato ad un albero o a una colonna e trafitto da numerose frecce. Pensiamo ad esempio alla raffigurazione che ne fece Andrea Mantegna nel 1459, o al San Sebastiano di Antonello da Messina di un ventennio più tardo. Le frecce simbolicamente, già nel mondo antico, come narra Omero nel primo canto dell’Iliade, compaiono come elemento di morte e di flagello e ancora nella Sacra Scrittura sono i dardi e le frecce del Salmo 7, 13-14 con cui Dio è pronto a punire il popolo che lo ha offeso.


Le frecce sono dunque non solo il simbolo della morte, ma anche metafora di un flagello che causa la scomparsa di molti, assumono il significato della peste. E in tempi di peste San Sebastiano è stato spesso invocato, proprio in virtù e merito di quel martirio. Il motivo può essere riscontrato nelle ferite da esse causate, simili ai bubboni della peste che si aprivano nei corpi degli appestati.
San Sebastiano è diventato, dunque, il santo che protegge dall’insidioso e invisibile male, che contagia senza fare differenza alcuna di età, sesso o ceto sociale. Lo ricorda molto bene la storia, quando il male invisibile ha devastato l’Italia a più riprese e molte comunità in queste circostanze si sono rivolte a San Sebastiano, ottenendo la liberazione dal contagio.
A ricordarci questo importante nesso fra il Santo e la peste, che gli valse anche l’appellativo di Depulsor pestis, è Chiara Frugoni nel suo recente libro Paure medievali. Epidemie, prodigi, fine del tempo, che dedica un intero capitolo al Santo Bimartire, mettendone in risalto il culto, proprio a partire da alcune epidemie come quella dell’anno 680, trascritta nell’Historia Longobardorum e di cui parlano Iacopo da Varazze e Paolo Diacono.
È infatti a partire da questa pestilenza che il culto di San Sebastiano conosce un primo importante sviluppo dovuto ad un evento che la tradizione ci ha consegnato come una rivelazione privata ad un uomo nella città di Pavia. In quel tempo le due città più martoriate dal morbo letale erano Pavia e Roma e l’ignaro protagonista di questa storia riferì al vescovo e alle principali cariche cittadine che l’epidemia avrebbe avuto fine solo nel momento in cui il popolo, avesse eretto un altare a San Sebastiano. La costruzione del nuovo altare fu realizzata nella chiesa di San Pietro in vincoli, che porta lo stesso titolo di quella romana e fatto ciò, il contagio diminuì fino a scomparire del tutto.
Da quel momento continuò a celebrarsi in forma solenne il giorno di San Sebastiano, il 20 gennaio e secondo quello che è stato tramandato da Paolo Diacono, nel 1330 era usanza presso questa chiesa nella città di Pavia, di solennizzare il Santo distribuendo anche al popolo il pane in forma di uccellini. Ancora un’altra occasione vide San Sebastiano come protagonista delle preghiere rivolte al cielo per scongiurare la peste, questa volta nella città di Firenze. Negli anni Settanta del XV secolo, la città attraversava un periodo buio dovuto alla pestilenza e per accordarsi il beneplacito del Santo fu esposto sull’altare centrale del Duomo un’opera su tavola raffigurante il Supplizio di San Sebastiano, opera di Giovanni del Biondo del 1475, oggi custodita nel Museo dell’Opera del Duomo.
Sono davvero tanti i momenti storici in cui intere comunità hanno cercato l’aiuto di San Sebastiano, specialmente in occasioni di pestilenza e tanti quei luoghi che ancora ne ricordano il potente patrocinio e lo venerano in modo particolare.

Antico Simulacro di San Sebastiano giunto a Melilli il 1 maggio 1414 e lì venerato nella Basilica del Santo, foto di Dario Bottaro


Nel sud Italia, sembra essere la Sicilia ad avere il primato del culto a San Sebastiano, testimoniato da chiese, cappelle, edicole votive e una quantità di opere d’arte che è difficile quantificare.
Dagli affreschi alle pitture su tela per i grandi altari nelle chiese, ai soffitti dipinti con la gloria in cielo del Santo Soldato, senza considerare la grande produzione di statuaria artistica che ha consegnato a noi contemporanei, veri e propri capolavori di scultura.
Il Santo Bimartire è raffigurato quasi sempre trafitto da frecce, con un corpo atletico, in riferimento al suo essere innanzitutto un soldato. E se generalmente la Sicilia tutta lo festeggia, è soprattutto nella zona centro orientale che si concentrano la gran parte delle feste a lui dedicate.
Feste che scandiscono l’anno e gli appuntamenti di un’intera comunità, con tempi che rimandano alle tradizioni e i mestieri antichi, seguendo spesso il ciclo della natura e del lavoro dell’uomo e spostando le feste più importanti dalla data del 20 gennaio ai mesi estivi, in primis per celebrare la fine del raccolto e, in tempi più recenti, per dare modo agli emigrati di tornare in patria e vivere la festa del Patrono o del Protettore, insieme ai propri cari.
Nella provincia di Siracusa il culto di San Sebastiano è molto antico e sembrerebbe risalire al primo ventennio del XV secolo, quando giunse sulle coste a nord di Siracusa, una cassa contenente una statua del Santo. Narra la leggenda che la cassa era inamovibile dalle persone del luogo e che anche dai paesi vicini furono fatti alcuni tentativi per rimuovere il prezioso carico, ma solo i cittadini dell’attuale Melilli, riuscirono nell’impresa. Così caricata la cassa su un carro trainato dai buoi ripresero la via del ritorno e si fermarono, senza volersi più muovere, davanti ad una grotta dove era dipinta l’immagine del Santo. In quel punto venne edificata una chiesa che successivamente fu ampliata e ricostruita in stile Tardobarocco dopo il terremoto del 1693, oggi santuario e meta di moltissimi pellegrini che nella notte fra il 3 e il 4 maggio percorrono molti chilometri a piedi per rendere omaggio a San Sebastiano. Nel territorio aretuseo Melilli è certamente il luogo simbolo del culto al Santo, ma in quasi tutte le città della provincia e anche nel capoluogo, viene celebrato con solennità. Compatrono di Siracusa e anticamente antagonista della Concittadina Santa Lucia, San Sebastiano riceve da sempre gli omaggi speciali da parte di una determinata categoria, quella dei lavoratori del porto, portuali o vastasi – termine siciliano che ha origine dal greco – che a lui si sono sempre affidati nella vita quotidiana, tanto da considerarlo uno di loro e da avere una trattenuta in busta paga con la voce “San Sebastiano”. Ebbene sì, se la città è stata sempre protetta e custodita dalla Vergine e Martire Lucia, il porto e le sue acque sono state di pertinenza di San Sebastiano, e forse proprio in virtù di quelle ferite scaturite dalle frecce, quel simbolo di collera divina che in antichità indicava flagello e morte.
Quale miglior santo allora se non il prode Soldato Sebastiano, per allontanare il male invisibile della peste che spesso in Sicilia arrivava per mare?
A ricordare questo importante legame tra la città e San Sebastiano ci sono anche due luoghi, estremamente vicini l’uno all’altro, ma che raccontano due storie completamente diverse.
Il primo è una piccola chiesa intitolata alla Madonna dei Miracoli, sorta nel 1501 per volere del Vescovo Dalmazio, in ringraziamento alla Vergine che liberò la città dalla pestilenza.
Sul cinquecentesco portale d’ingresso dove campeggia al entro l’immagine della Madonna col Bambino, sono presenti ai lati anche San Sebastiano e San Rocco, entrambi invocati contro le pestilenze. Il secondo luogo, appena varcata l’antica Porta Marina, è una cappelletta dedicata a San Sebastiano che custodisce una copia in piccolo del Simulacro che esce in processione, in occasione della festa. Questa cappella in stile neoclassico con colonnine scanalate, capitelli corinzi e timpano, fu voluta nel 1912 dalla Fratellanza di S. Sebastiano fra i lavoratori del porto. È il luogo simbolo di questa unione fra questa categoria e il Santo, un luogo della fede, della devozione e della memoria che ricorda a tutti la secolare devozione a lui rivolta. Infine c’è un evento storico ben preciso che incoraggiò la città di Siracusa a venerare San Sebastiano e ad eleggerlo Compatrono, come ricorda lo storico locale Serafino Privitera nella sua Storia di Siracusa.

“In quel tempo la peste cagionava nel popolo grande mortalità e infierì nei mesi di aprile e maggio del seguente anno 1449. Sicché i cittadini di Siracusa in tanto desolamento, come è religioso istinto, ricorsero all’intercessione dei Santi, da parte sua il vescovo Santafede assai operò assieme al Senato a soccorrere i poveri e gli ammalati. E fu in questa occasione che dal municipio venne eretta e dedicata la chiesa dirimpetto la Cattedrale al culto del martire Sebastiano, di cui pure una statuetta d’argento fece lavorare a sue spese lo stesso vescovo”.

La ricorrenza di San Sebastiano a Siracusa è antica ed è una delle feste che si svolgono esclusivamente in Ortigia, il centro storico della città. Nel passato il Santo veniva portato fuori nella mattina per essere condotto in processione per la maggior parte delle strade di Ortigia con grande partecipazione di popolo e solo in serata faceva ritorno nella sua chiesa, quella di S. Lucia alla Badia dove agli inizi del Novecento fu trasportato dall’antica originaria chiesa, ormai decadente e distrutta per ampliare il Palazzo di Città. Con il passare del tempo e il conseguente spopolamento del centro storico, questa festa ha risentito della modernità dei tempi e ha perso alcune delle tradizioni tipiche, come la sosta dei portatori durante la processione, nella caratteristica piazza della Graziella, uno dei quartieri popolari dell’isolotto di Ortigia. Nonostante l’incalzare dei tempi, e la necessità di spostare la processione alla domenica successiva al 20 gennaio, poiché feriale, negli ultimi anni, grazie al lavoro del Comitato Festeggiamenti di San Sebastiano, la festa sta riacquistando la sua importanza e sono molti i devoti di altre comunità che si recano in pellegrinaggio a Siracusa per omaggiare il Santo.
Un tempo San Sebastiano lungo il tragitto processionale era scortato dai caratteristici cilii, grossi ceri in legno artisticamente intagliati –otto in tutto – che venivano addobbati con fiori e sfilavano accanto al fercolo processionale. La festa è caratterizzata da diversi momenti di preghiera, primo fra tutti l’apertura della nicchia che custodisce il bel Simulacro ligneo del Santo, espressione di ignoto artista che ha saputo sublimare nella bellezza, il momento del supplizio delle frecce.
C’è poi l’avvicendarsi delle diverse comunità parrocchiali di Ortigia e l’emozionante partecipazione del corpo di Polizia Municipale, di cui San Sebastiano è il Patrono. La mattina del 20 gennaio in Piazza Duomo, si svolge la parata di cui sono protagonisti i Vigili Urbani che al termine si spostano nella chiesa della Badia per la loro messa di San Sebastiano, al termine della quale si svolgono l’atto di affidamento e la consegna delle medaglie al merito ai funzionari che si sono distinti per il loro servizio alla città. Ma la festa di San Sebastiano a Siracusa è anche espressione di un’antica tradizione che ancora oggi si tramanda, l’offerta del pane. Usanza diffusa in molti comuni della Sicilia in occasione delle feste religiose, a Siracusa assume una valenza del tutto particolare per la forma del pane, raffigurante pesce che i devoti offrono al Santo lungo il percorso della processione.
La simbologia del pane è un chiaro riferimento cristologico, oltre che al ciclo della vita e al lavoro dell’uomo ed anche la forma rimanda al culto cristiano e agli eventi evangelici che hanno come protagonista Gesù e i suoi miracoli, come nel caso della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Questo pane offerto durante la processione, viene successivamente venduto all’asta prima del rientro del Santo in chiesa.
Molti altri paesi nella provincia di Siracusa, celebrano San Sebastiano con grandi festeggiamenti, anche in primavera e in estate, come ad esempio Avola, Buscemi, Canicattini Bagni, Cassaro, Ferla, Palazzolo Acreide. Queste feste oltre ad essere testimonianza di una fede antica, sono manifestazione di una devozione e una cultura popolare, ancora molto legata alle proprie radici e che in questi contesti riafferma la propria identità.

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