Indietro nel tempo, l’incontro con l’amico Leandro

Visioni e creazioni con materiali di risulta: Il Santuario della pazienza
e la casa Museo a San Cesario dell’artista Ezechiele Leandro
10 aprile 1905 | 17 febbraio 1981

Raffaele Polo

Abbiamo sempre considerato Ezechiele un amico. Sin da quando lo incontravamo, con la sua vecchia bicicletta, sulla strada per san Cesario. Noi eravamo poco più che ragazzini, stavamo lì, in quei campi, in quelle distese di erba incolta, per giocare a pallone, per sfrenarci in quelle lunghissime ‘disfide’ che erano il fulcro, il perno della nostra giornata altrimenti priva di grandi, ambiziose imprese…


Passava lentamente, carico di sacchi sempre ricolmi di chissà cosa, a stenti si accorgeva di noi, il volto scavato e intento a profonde meditazioni.
Qualcuno lo apostrofava con grida e gesti da lontano, c’era chi affermava di conoscerlo, a San Cesario dicevano tutti che era matto, forse era vero, meglio lasciar stare, allora.
Dopo qualche tempo, abbiamo sentito parlare di lui, abbiamo letto qualcosa sul suo strano modo di fare arte con materiale ‘di risulta’, una sera siamo passati davanti a casa sua. ‘Ma facciamo presto’ ha detto chi ci accompagnava ‘Questo posto mi fa un po’ paura, qui abita Ezechiele Leandro’. E allora abbiamo collegato l’immagine dell’anziano con i capelli bianchi sulla bicicletta e i sacchi pieni di avanzi di ogni tipo, abbiamo capito che dovevamo saperne di più.
Ed è successo dopo un poco, ad un’asta. A Lecce, fino agli anni Settanta, era frequente che le gallerie d’arte ospitassero un’asta di dipinti. Ricordo che c’era ‘La Barcaccia’, era proprio di fronte alla Villa, le aste erano molto interessanti perché il banditore ti spiegava chi era l’artista e come fosse il suo modo di dipingere. Anche al ‘President’ si facevano le aste e pure in un locale in via Trinchese… In uno di questi posti, abbiamo visto un paio di quadretti di modeste dimensioni. Erano dei diavoletti, degli esseri fantastici ma incutevano terrore e ribrezzo, anche i colori, le sfumature di grigio e marrone avevano qualcosa di sinistro. ‘Questi sono due Leandro autentici’ ci disse il banditore. E sottolineò qualla parola ‘autentici’ come a significare che fossero un’eccezione. Che, insomma, vi fossero in giro molte imitazioni. ‘Ve li do, tutti e due a duecentocinquantamila lire’ aggiunse, quasi in un sussurro. E ci parve una cifra molto, molto cospicua, anche perché tutte le litografie, ovvero i pezzi meno pregiati, partivano da venti, venticinquemila lire…


E così, entrammo anche noi nel mondo dell’amico Ezechiele. Ezechiele Leandro da San Cesario, avete sentito mai parlare del Santuario della Pazienza? No, bè non sapete cosa vi perdete, è proprio affianco alla casa dove abitava, è uno spazio vasto, dove si succedono infinite installazioni, statue, monoliti, assemblaggi, presepi, voi camminate come in un labirinto, ogni tanto un particolare attira la vostra attenzione, vi chiedete quale sia il significato di quelle orribili creazioni tutte grigie, il colore del cemento, ma vi sono frammenti di vetro, di ferri arruginiti, di stoviglie, insomma è il cosiddetto ‘materiale di risulta’ che noi, semplici cittadini non molto acculturati, chiamiamo ‘immondizie’ e cerchiamo una discarica per liberarcene.
Il Santuario (Ezechiele lo ha voluto chiamare così, per lui era un luogo di preghiera e meditazione) non sappiamo se ci sia ancora, se le intemperie abbiano, alla fine, vinto la battaglia col tempo e l’incuria oppure se sia ancora fruibile….

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