La Dark Art e i demoni di Chet Zar

Un viaggio tra i luoghi e nonluoghi fisici ed emozionali dell’arte contemporanea

“Non abbiate paura del buio” (Chet Zar)

Dario Ferreri

Con il termine “Dark Art” si intende quel filone artistico che, dal punto di vista iconografico, rappresenta scene e/o personaggi che, secondo la comune sensibilità, sono macabri, angoscianti, orribili, violenti, occulti, misteriosi o repellenti. I colori scuri predominano su tutti gli altri, sono spesso enfatizzati i dettagli ed i simboli della morte e talvolta sono presenti elementi surrealisti. Sono opere però che fanno fermare e riflettere su se stessi, sono lavori che invitano a tentare di comprendere meglio la natura umana con i suoi impulsi e paure primordiali.

Spesso i lavori ascrìvibili alla Dark Art rappresentano messaggi di critica o denuncia sociale o personale e provocano polemiche e controversie da parte di spettatori che non conoscono o non afferrano il messaggio originale dell’opera d’arte.
Addentrandoci nell’oscuro macrocosmo di riferimento della Dark Art, si evince come questa sia strettamente legata alla contemporaneità, nel senso che rappresenta sovente scene ed emozioni che quotidianamente viviamo.
Nel corso della storia, numerosi famosi artisti hanno reso manifesto il lato oscuro e terrificante delle loro esperienze, lasciandoci opere che, non a torto, li possono far considerare antesignani della Dark Art: pensiamo ad esempio a Hans Memling, Hieronymus Bosch , Pieter Bruegel il Vecchio, Francis Bacon, Caravaggio, Salvator Rosa, Henry Fuseli, Francisco Goya, Théodore Géricault, Bouguereau, Salvador Dalí, Zdzisław Beksiński e H. R. Giger solo per citarne alcuni tra quelli più rappresentativi.
A livello internazionale, negli ultimi anni, si è assistito ad un notevole incremento degli appassionati di questo filone artistico, grazie anche alla diffusione dei tattoo che spesso introiettano e disseminano personaggi, simboli e riferimenti figurativi ascrivibili alla Dark Art. Sono infatti sorte gallerie d’arte specializzate, collettive tematiche di artisti, podcast, blog ed ampi spazi Social dedicati che attraggono quotidianamente migliaia di appassionati.
Questa premessa è prodromica alla presentazione di un artista dark americano dei nostri giorni molto conosciuto: Chet Zar.
Nato il 12 novembre 1967, nella città portuale di San Pedro in California, Chet Zar inizia sin da bambino a sviluppare “un fascino naturale per tutte le cose strane che hanno favorito in lui un profondo legame con i film horror e le immagini dark”; ha trascorso tutta la sua infanzia a scolpire, disegnare e dipingere grazie anche al mentoring del patrigno James Zar, artista fantasy americano.


L’interesse combinato per i film horror e l’arte è culminato in una carriera come artista, designer e scultore di effetti speciali per l’industria cinematografica. Già sin dal liceo, Chet Zar ha iniziato il suo lavoro nell’industria degli effetti di trucco, ottenendo un lavoro a tempo pieno un anno dopo il diploma, lavoro che lo ha portato, in breve tempo, nell’industria cinematografica, dove ha con successo progettato e creato creature ed effetti speciali per film come “The Ring”, “Hellboy I & II”, “The Grinch”, “Me, Myself & Irene”, ” Darkman “, “Planet of the Apes” ed i video musicali, acclamati dalla critica, per la metal band dei Tool.
All’inizio del 2000 (su suggerimento dell’autore di horror Clive Barker), considerando ormai scarsa di stimoli la carriera negli special effect del settore cinematografico, decide contemporaneamente di tornare a cimentarsi con le belle arti, in particolare con la pittura ad olio e di seguire la sua passione per la produzione di opere originali.
Quando, all’inizio degli anni 2000, l’artista ha iniziato a vendere i suoi quadri, non c’era un grande mercato, ma, nel giro di pochi anni, di pari passo con la crescente popolarità che i tatuaggi hanno raggiunto, è esplosa anche la passione per la Dark Art e lui ha visto proporzionalmente crescere e consolidare il suo successo come artista, che, dal 2009, è divenuto suo lavoro a tempo pieno.
Il risultato è stato un rinnovato senso escatologico, una libertà artistica e una chiarezza di visione che è evidente nei suoi dipinti oscuramente surreali (e, spesso, oscuramente umoristici). Le sue influenze artistiche, solo per citarne alcune, includono Beksinski, H.R. Giger, Frank Frazetta, M.C. Escher, Bosch, John Singer Sargent e Norman Rockwell.
Chet Zar è peraltro un pittore autodidatta, che ha costruito le sue skills artistiche spesso grazie a tutorial e materiale gratuito disponibili su Internet. Le sue opere sono generalmente ritratti ad olio. L’artista in recenti interviste ha affermato di aver da sempre amato lo strano, lo spaventoso, il bizzarro e di averlo nel sangue e considera le sue opere come estensioni del suo universo interno, descrivendo le figure della sua arte come molto brutte e stravaganti in apparenza, ma sempre innocenti. Per Chet Zar oscuro non significa necessariamente malvagio, questo è da sempre un grande malinteso: il buio può significare molte cose e il male è solo una piccola parte di esso; l’oscurità è il mistero, sono i luoghi nascosti della psiche, il nostro subconscio, ed è proprio lì che, per l’artista, si trovano tutte le cose più “succulente”. La Dark Art è un “genere” attraverso il quale le persone possono esplorare le proprie paure, ansie, esperienze di solitudine, ecc.
Gli empatici dipinti ad olio dei demoni e mostri di Chet Zar invitano gli spettatori a connettersi con i loro “lati d’ombra”. Spesso ambientati su aridi sfondi, i suoi ritratti spaziano dall’intimo al triste, dal sofferto al divertente, al contemplativo ed al semplicemente misterioso: ciò che hanno in comune è la capacità di trasmettere emozioni attraverso l’improbabile veicolo di figure ed atmosfere cupe e mostruose. Elementi di pregio delle sue opere sono anche le cornici personalizzate che l’artista realizza, anch’esse un inno alla Dark Art, con tripudi di teschi, ossa, simboli dell’occulto e mostri, degno accessorio dell’opera d’arte che incorniciano e valorizzano.
Nel 2012 dalla Beinart Publishing è stato pubblicato “Black Magick: The Art of Chet Zar” un libro retrospettivo dell’eclettica carriera dell’artista; pubblicazione che contine anche contributi del regista Guillermo del Toro, del famoso tatuatore Paul Booth e dell’ex redattore della rivista Rue Morgue Jovanka Vuckovic e che include più di 150 immagini dei suoi dipinti, sculture e sketch.
Nel 2015 il documentario intitolato ” I Like to Paint Monsters ” (Mi piace dipingere mostri) diretto da Mike Correll, ha raccontato la vita e la carriera di Chet Zar. Lo stesso documentario si è poi sviluppato in una discussione più ampia sulla Dark Art che ha portato Zar e Correll a creare la Dark Art Society, una cooperativa di artisti dark che mette insieme le proprie risorse per aumentare la consapevolezza complessiva sulla Dark Art nella cultura contemporanea, anche grazie a dei podcast (i podcast sono uno dei fenomeni mediatici del momento: si tratta di programmi audio, solitamente di natura seriale e ad episodi, che si scaricano da internet sul cellulare grazie a specifiche piattaforme dedicate) che, ad oggi, sono intorno ai 200 sul sito della Società (https://www.darkartsociety.com/).
Vedrà presto la luce un’altra pubblicazione “Dy5topia: A Field Guide to the Dark Universe of Chet Zar “, una summa sui personaggi dei dipinti dell’artista e sui loro mondi. Tale libro è prodromico, nelle intenzioni dell’artista, ad un fumetto e ad un film dark sul tema.
Chet Zar espone regolarmente in varie gallerie di diversi continenti (Copro, La Luz de Jesus, Last Rites, Beinart, ecc); è anche curatore di mostre dedicate alla Dark Art, in particolare presso la Copro Gallery, il che gli ha permesso di mettere in luce altri artisti i cui lavori considera degni di nota; hanno scritto di lui numerose riviste tra cui Arrestedmotion, Hi-Fructose, Juxtapoz, ecc.
è un artista molto seguito sui Social Media, su Instagram ha oltre 120.000 follower (https://www.instagram.com/chetzar/) e su Facebook quasi 30.000 (https://www.facebook.com/ChetZarArtist/) .
Mentre alcuni possono pensare all’arte oscura come a un’arte che rappresenta l’orrore o la violenza o che è fortemente influenzata dai tropi dell’occultismo in stile hollywoodiano frainteso, per Chet Zar si tratta di un genere più ampio con un significato molto più universale: la chiusa, pertanto, della narrazione di questo mese, è una frase dello stesso Chet Zar che ritengo calzante: «Penso che la Dark Art sia un modo sicuro per affrontare il nostro lato oscuro e fare pace con esso, o, almeno, per capirlo.»

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