Benvenuti al Sud Castellabate

Per i luoghi del cinema scopriamo una perla
che si affaccia sul Tirreno

Stefano Cambò

Negli ultimi anni, molte commedie del nostro cinema hanno avuto successo al botteghino grazie soprattutto ai luoghi scelti per ambientare la storia.
E d’altronde, tanti attori e registi spesso selezionano locations suggestive legate alla propria terra d’origine per esaltare la trama del film e creare (a volte senza volerlo) un circuito turistico intorno alla pellicola.


Gli esempi a tal proposito sono tanti, a partire da Ficarra e Picone (coppia storica del cabaret italiano e televisivo) che di solito preferiscono la natia Sicilia per adattare le loro esilaranti performance, o a Checco Zalone che immancabilmente una capatina in Puglia riesce sempre a farla nei suoi film.
Per non parlare di Rocco Papaleo che ha addirittura dedicato il suo primo cortometraggio alla sua amata Basilicata, attraversandola coast to coast per esigenze di copione.
Eppure, nonostante questi nomi eccellenti della comicità italiana contemporanea, la pellicola che più di altre ha avuto giovamento, dando una certa notorietà ai luoghi scelti per l’ambientazione, rimane sicuramente Benvenuti al Sud di Luca Miniero.
Era infatti il 2010, quando nelle sale usciva questo film (rifacimento del fortunato Benvenuti al Nord francese), interpretato da Claudio Bisio e Alessandro Siani e interamente girato nel Cilento.
Più che nel Cilento… A Castellabate!


Il Paese in provincia di Salerno che si affaccia direttamente sul mar Tirreno e che incanta con il suo mix di colori, storia e tradizione i tanti visitatori che ogni anno lo raggiungono per rivivere le atmosfere respirate durante la visione del film.
Ma partiamo con ordine e andiamo a scoprire insieme i tanti luoghi che fanno da cornice a questa piacevole commedia che trova il suo punto di forza narrativo principalmente negli stereotipi e nei falsi miti di cui è imperniato il costume e la cultura italiana.
Il primo, in ordine d’importanza, è sicuramente la piazzetta del Paese, dove si affaccia l’ufficio postale nel quale si consumano alcune delle scene più importanti.
Si tratta nella realtà di Piazza 10 Ottobre 1123 (il nome ricorda l’anno di fondazione del Castello di Sant’Angelo o dell’Abate voluto da San Costabile Gentilcore, all’epoca abate del feudo da cui il nome poi prenderà origine).
Come nel film, tra una pausa caffé e una partita di calcetto o biliardino, ci facciamo travolgere anche noi dal sole del Cilento e assaporiamo con gli occhi lo scenario che fa da sfondo alle tante peripezie dei vari protagonisti.
Passeggiando tra i vicoli del centro poi s’incontra Palazzo Perrotti, la casa di Claudio Bisio durante la sua permanenza nel paese.
Costruita nel XVII secolo, questa suggestiva dimora era la residenza storica dei conti Perrotti e si trova ubicata all’interno del borgo medioevale (il cuore sociale e culturale), la cui origine è legata prettamente alla pesca e ai traffici mercantili favoriti sicuramente dalla posizione strategica di Castellabate sul mar Tirreno.
Altro luogo da non perdere assolutamente è il Belvedere di San Costabile, collocato sulla collina di fronte al Castello dell’Abate.
Si tratta di uno dei punti più esclusivi del paese, dalla cui sommità si gode una vista panoramica su tutto il golfo e le sue limpide acque.
A poca distanza da questo posto incantevole, è collocata la targa incisa con la frase che accoglie e spaventa ancor di più il già spaurito direttore delle Poste durante il suo arrivo rocambolesco in Paese all’inizio del film.
In quella scena, girata in notturna e sotto la pioggia, il personaggio interpretato da Claudio Bisio giunge con la sua auto a ridosso del borgo medioevale (dopo una sosta interminabile sulla Salerno-Reggio Calabria).
Una volta sceso, impaurito e completamente fradicio, si mette a girovagare per le stradine del centro quando ad un certo punto s’imbatte nella targa, in parte coperta dalla vegetazione, su cui è stata incisa la frase Qui non si muore (una citazione proveniente dal re Gioacchino Murat quando fu ospite nel 1811 dei conti Perrotti), diventata per questioni di copione Qui si muore! con tanto di gag comica e surreale da parte dell’attore.
E dopo una sosta al Belvedere di San Costabile, lasciamo il centro storico di Castellabate, per scendere a valle e più precisamente nella bellissima spiaggia della Marina Piccola, caratterizzata dalla Torre Pagliarola (retaggio dell’antico sistema difensivo creato per contrastare le invasioni dei Saraceni e degli altri predoni del mare).
Qui infatti, sono state girate le scene dello spettacolo pirotecnico finale in onore della festa di San Costabile, mentre al Porto delle Gatte, un antico approdo risalente al XII secolo, si svolge la cena festante che riunisce tutti i colleghi dell’ufficio postale intorno ad un tavolo.
Questo luogo, così chiamato per l’effetto prodotto dai portici illuminati che sembrano simili agli occhi di un gatto in lontananza, nasce presumibilmente nello stesso periodo di Torre Pagliarola, per volere dell’abate Simeone.
Altro set da visitare, anche se in questo caso sarebbe meglio dire transitare, è la strada provinciale 61, quella che percorre il direttore delle Poste insieme all’amico Mattia, in sella ad un motorino per conoscere gli abitanti del paese e consegnare personalmente le varie missive (chi ha visto il film si ricorderà sicuramente come andava a finire la disastrosa scampagnata).
Ultimo luogo da non perdere è la Torretta, una masseria fortificata del Seicento e situata alle porte di San Marco di Castellabate.
Qui infatti, il personaggio interpretato da Claudio Bisio, porta la moglie scesa appositamente da Milano, per fargli credere che il paese sia in realtà un luogo malavitoso per lo più frequentato da ladri, mendicanti e rapinatori (anche se poi si ricrederà quando accompagnerà la donna alla stazione il mattino dopo).
E con quest’ultima perla, lasciamo il bellissimo borgo di Castellabate e gli angoli suggestivi del suo centro medievale, non prima di aver ricordato la frase profetica pronunciata da Mattia (il protagonista interpretato da Alessandro Siani) durante un momento riflessivo insieme al direttore delle poste:
Quando un forestiero viene al Sud piange due volte… La prima quando arriva, la seconda quando se ne va!

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