Il giardino dei Finzi Contini così De Sica lesse Bassani

Per i luoghi del cinema scopriamo il set di un film Premio Oscar

Stefano Cambò

Nel 1970 l’acclamato regista Vittorio De Sica porta sugli schermi Il giardino dei Finzi Contini, film che riprende in toto l’omonimo romanzo di Giorgio Bassani.
Sarà un successo che gli farà vincere l’Orso d’oro a Berlino, il David di Donatello, il Bafta fino ad arrivare al Premio Oscar come miglior film straniero nel 1972.


Ma andiamo con ordine e partiamo dalla trama della storia, che ci porta per mano nel 1938.
I Finzi Contini sono una ricca famiglia di Ferrara, conosciuta e rispettata.
Sul loro status alto borghese irrompono, però, le leggi razziali, che provocano l’espulsione dei due figli Micòl e Alberto dal circolo del tennis, in quanto di origine ebraica.
Per ovviare a questa imposizione i genitori decidono di far frequentare l’esclusivo giardino della loro bellissima dimora agli amici più stretti.
Tra questi ci sono Giorgio (che s’innamora perdutamente di Micòl), anch’egli ebreo e figlio di un commerciante che disapprova la scelta e Giampiero Malnate, comunista originario di Milano.
Intanto su tutta l’Italia iniziano a soffiare i venti di guerra e per gli ebrei la situazione si fa sempre più critica.
C’è chi scappa in Francia come Ernesto, il fratello di Giorgio, che invece resiste stoicamente a Ferrara per continuare gli studi, anche grazie al professor Ermanno che mette a disposizione la biblioteca privata dei Finzi Contini.


Qui Giorgio scopre che la sua amata Micòl ha una relazione clandestina con Giampiero Malnate, con il quale trascorrerà l’ultima notte prima che questi parta per il fronte.
Gli eventi precipitano inevitabilmente: Alberto, di cui si intuisce l’omosessualità, muore in poco tempo per una grave malattia e Giampiero Malnate cade in Russia durante un conflitto a fuoco.
Giorgio invece, dopo essersi nascosto strenuamente, viene catturato dai nazifascisti, mentre tutta la parte rimanente della famiglia dei Finzi Contini sarà prelevata da casa dai repubblichini e condotta in una scuola-carcere dove verrà separata definitivamente.
Nella stessa aula che aveva frequentato da bambina, Micòl incontra il padre di Giorgio, che la informa della fuga del figlio da Ferrara dopo la cattura.

Municipio di Ferrara, foto di Stefano Cambò


I due si abbracciano e guardano speranzosi dalla finestra mentre le nubi e la nebbia avvolgono il panorama esterno.
A differenza del romanzo di Bassani, Vittorio De Sica non utilizza la tecnica dell’io narrante (cosa che fece storcere il naso all’autore il quale, dopo aver lavorato alla sceneggiatura e ai dialoghi, decise di abbandonare il set) e farà coincidere il suo punto di vista con quello di Giorgio, il protagonista del film.
Inoltre, il regista preferisce concludere la pellicola con l’episodio della deportazione, al contrario di quanto accade nel libro che invece prosegue e farà raccontare a Giorgio, fuggito all’estero, cosa succederà alla famiglia dei Finzi Contini in seguito.
Di sicuro, nonostante le differenze tecniche e narrative tra le due opere, un punto di unione sussiste ed è rappresentato dalla stupenda Ferrara.
Infatti, l’ingresso del giardino del film è situato veramente nella città dell’Emilia Romagna e più precisamente in Corso Ercole d’Este, vicino a dove lo aveva immaginato lo stesso Bassani (anche se poi è stata utilizzata, per le scene interne, la Villa Litta Bolognini di Vedano al Lambro non lontano dal Parco di Monza).
Per fortuna, tutti gli esterni sono stati ripresi a Ferrara, facendo conciliare definitivamente i fans del libro con quelli del film.
Così conciliare che in molte scene fa la sua sontuosa presenza il bellissimo Castello Estense, simbolo per antonomasia della città rinascimentale, diventata Patrimonio dell’Unesco nel 1995.
Questa imponente struttura sorse nel 1385 come fortezza per il controllo politico e militare e per la difesa della stessa famiglia che qui vi regnava.
É, senza dubbio, fra tutti i manieri italiani, uno dei meglio conservati, nonostante il terremoto del 2012 ne abbia inferto qualche ferita strutturale.
La peculiarità e la suggestione è certamente legata al fossato ricco di acqua e di pesci che ne donano un tocco decisamente romantico nonostante sia da considerarsi una costruzione di stampo strettamente militare.
Dopo il Castello Estense è la volta della Cattedrale di San Giorgio che compare in molte scene del film.
Sede dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, riveste un’importanza storica e artistica notevole.
Di grande interesse è la facciata di stampo romanico che presenta un insieme armonico di logge, arcate, statue, rosoni e bassorilievi che la caratterizzano del tutto e la rendono unica.
Non lontano dalla Cattedrale c’è poi il Palazzo Municipale.
Costruito nel 1245, fu la prima dimora degli Estensi e la sua posizione frontale, rispetto al luogo sacro prima citato, voleva dimostrare l’importanza del potere politico oltre a quello religioso.
Spostandoci dal centro c’è il Palazzo dei Diamanti che compare in molte scene esterne.
Questa particolare costruzione, sede permanente della Pinacoteca Nazionale, mostra, sulla facciata, ben 8.500 blocchi di marmo a punta che assomigliano, per forma e dimensione, alla famosa pietra preziosa citata prima.
Oltre a dare il nome a tutta la struttura, questo insieme armonioso di pezzi rende suggestivo il contorno con uno straordinario gioco di luci e ombre.
Dulcis in fundo…
Chiudiamo con una strada davvero particolare che potrete trovare solo a Ferrara.
Si tratta di Via delle Volte, una piccola arteria del centro storico il cui nome è legato ai numerosi archi e passaggi sospesi che la attraversano.
Si consiglia di percorrerla a piedi o in bicicletta (il mezzo più usato in assoluto in città) per assaporare al meglio l’atmosfera rinascimentale che ben si concilia con le costruzioni delle case che vi si affacciano.
Perché, la bellezza di Ferrara è dentro la sua arte e la sua storia, racchiusa nelle mura cittadine e nel centro storico, davvero unico e suggestivo.
Come unica e suggestiva è stata la trasposizione cinematografica de Il Giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani, grazie soprattutto alla sapiente regia di Vittorio De Sica, che è riuscito a far rivivere su pellicola i giovani personaggi, rendendo immortale questo grande classico della letteratura italiana.

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