Anime erranti di Luigi Torsello

Un libro che tratta dell’uomo, dell’apprendimento, del cambiamento dei valori nella società, del tempo e la percezione di esso…

Raffaele Polo

Con Luigi Torsello ci siamo incontrati in una serata estiva a Specchia, proprio nella piazza principale. Con lui c’era l’anziano cane che, pazientemente, sembrava incarnasse e sopportasse anche lui il pesante fardello esistenziale del suo amico- padrone.


Torsello ha lo sguardo triste, eppure quegli occhi si illuminano se sente parlare di don Tonino Bello, della spiritualità e della Chiesa di Cristo. Di Cristo, si badi bene; e non delle gerarchie ecclesiastiche che troppo spesso hanno gravi mancanze sulla coscienza… Abbiamo condiviso, con un sorriso spontaneo, questi semplici asserti, respirando la magica atmosfera di una serata salentina in uno dei borghi più belli d’Italia.
Poi… Luigi Torsello mi ha chiesto la prefazione a questo suo interessante scritto, che viene pubblicato assieme ad una antologia di poesie dello stesso Torsello e alla riproduzione di alcune sue opere ‘giovanili’ (ma interessanti e di ottimo livello). Dalla corposa biografia, infine, abbiamo conosciuto meglio il Nostro che, immaginiamo, abbia voluto racchiudere in questa ‘summa’ il suo pensiero sugli interrogativi che, da sempre, accompagnano la vita di ogni uomo. Partendo dalla ‘spiritualità’ e affrontando, via via, tutte le problematiche che sono le stesse accuratamente frequentate da tutti i filosofi che hanno partecipato, ognuno con la sua opinione, alla risoluzione finale, che viene condivisa dallo stesso Torsello quando afferma: «Non so, realmente, se dopo la morte c’è vita, né mi arrovello tanto a pensarci, quello che so è che dopo la morte continua, comunque, la trasformazione di ciascuno di noi. La cosa che faccio è cercare di vivere ogni circostanza della mia vita al meglio, consapevole che la mia vita è preziosa, indeterminata e impermanente.»
Dunque, questo che avete tra le mani è un vero e proprio ‘trattatello’ para-filosofico, che affronta tutti gli argomenti, senza timori reverenziali e senza porsi limiti, senza farsi impressionare dalla complessità degli interrogativi e tornando spesso con i piedi per terra, liberandosi di quel tipico intercalare che hanno tutti i filosofi, ovvero la predisposizione agli asserti certi, senza esitazioni, senza cedimenti, con un pizzico di orgogliosa sicumera, a voler dire: Così è, così la vedo io e questa è la Verità…
Torsello, ogni tanto, si fa questo meraviglioso regalo: sembra proprio che abbia una parola, una soluzione per ogni quesito, pare proprio che abbia trovato la cartina di tornasole dell’Esistenza, dimentica volutamente quel ‘forse’ che, d’altro canto, renderebbe vano il suo ‘trattato’ destinato ad essere approvato, criticato, accettato, respinto ma comunque letto e meditato, come vuole l’Autore e come abbiamo fatto noi.
Ammiriamo in Torsello la sua pacata colloquialità, scevra di orpelli e pesantezze, ammiriamo e invidiamo il suo coraggio ad occuparsi di questioni etiche e morali in un tempo che ha tutt’altri idoli e interrogativi da soddisfare. E vediamo nel suo sguardo triste ma fermo la Sapienza degli antichi filosofi, nella loro disperata ricerca di un senso, di un perché, cementata infine in quel ‘So di non sapere’ che è, forse, l’unica Verità che possiamo condividere.
Solo la Sua Luce, la luce del Cristo, ci porta una parola di incoraggiamento e di speranza. Ce lo suggerisce l’amico universale, don Tonino Bello che, non a caso, è il figlio prediletto della nostra terra.
E ce lo conferma lo sguardo rassegnato dell’anziano cagnolino di Torsello che non scrive trattati, ma pare aver capito anche quello che a noi, saputi uomini mortali, invece continua a sfuggire….

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