Il corpo e l’essenza femminile nelle opere di Gaia di Leo

A Lecce nelle sale dell’Osteria 203 fino al 15 gennaio 2022 per declinare arte e gusto

Antonietta Fulvio

LECCE. È possibile coniugare arte e sapori? è quanto accade nell’Osteria 203 dello chef Michele Micati, a Lecce in viale Lo Re, che periodicamente ospita giovani artisti che vestono di segni e colori le pareti del locale. In un continuum, senza soluzione di continuità, arte e gusto, perché se è vero che è un’esigenza primaria per il corpo alimentarsi lo è altrettanto per l’anima cibarsi di arte e di bellezza. E questi ultimi anni di pandemia hanno dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto sia vitale l’apporto delle arti nelle nostre vite. E sicuramente vitali e intrise di energie sono le opere della giovane artista Gaia Di Leo, studentessa al terzo anno dell’Accademia di Belle Arti di Roma, giovane promessa della pittura e del design le cui opere sono in esposizione fino al prossimo 15 gennaio 2022.

Una serie di lavori che spaziano dalle tecniche artistiche più diverse, dalla digital art, alla pittura, alla fotografia stampata su forex su cui l’artista interviene successivamente con acrilici e foglia oro. Tra le opere che è possibile ammirare, troviamo il trittico, ideato per il concorso “Dante Accademy” organizzato dalla galleria Margutta, inedite riletture del poema dantesco realizzate dagli studenti dell’Accademia romana. Non è presente l’opera con la quale Gaia Di Leo ha vinto la sezione dedicata al Purgatorio, ma sono presenti tre tele dove la figura umana, racchiusa su se stessa metafora di dannazione (Inferno), è colta poi in una fase di slancio verso la luce (Purgatorio) fino alla “dematerializzazione” in “Haeven can not” in cui lo spazio pittorico occupato da due grandi ali sulle quali si chiude un’aureola, sintetizza il concetto, rimarcato dalla stessa frase, suggerendo che se l’inferno (spesso) lo viviamo già qui sulla terra possiamo rimandare appunto l’appuntamento con il Paradiso… Le altre opere in mostra indagano il tema del corpo e dell’identità della donna. E mentre orientali atmosfere rievoca l’opera “Me and myself” in cui predominante è il tema dell’essenza femminile, nella serie “Capelli di Venere” l’artista ancora una volta con i suoi acrilici indaga il corpo femminile e il tema dell’erotismo cogliendo la donna in pose sensuali ma mai volgari.


A parte la sperimentazione di tecniche e nuovi materiali, come la stampa su plexigas e le installazioni luminose, sono davvero intriganti, e denotano una forte personalità, i lavori in cui Gaia Di Leo ritrae se stessa compiendo una trasposizione da soggetto a oggetto d’arte. In “fade” (stampa su tela) interviene con acrilici e foglia d’oro che, quasi come una pioggia, copre particolari del corpo di una contemporanea “Danae” mentre in “Origin” e “Origin in Ne” (con un particolare effetto luminoso che trasforma l’opera in oggetto di design) è la donna a ricevere la “mela” del peccato ribaltando il concetto atavico che associa la tentazione al genere femminile.
In “Holy me”, immagine che è anche stata utilizzata per il progetto “Le vittime del silenzio” (campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere), la posa dell’artista è raggomitolata mentre la testa è circondata da una sorta di aureola fatta di ideogrammi, segni che alludono al simbolico e alla creatività che avvolge la figura femminile: una donna che si abbraccia, dunque, perché è una donna che si ama, conditio sine qua non per l’autodeterminazione. In fondo amore genera amore e solo amando se stessi si può arrivare ad amare anche gli altri.

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