La musica fa parte del “resto”. Intervista a Biagio Putignano

Abbiamo incontrato il Maestro e compositore pugliese in occasione dell’anteprima della composizione intitolata “Stanze. Omaggio a Pier Paolo Pasolini, presentata lo scorso 7 ottobre 2022 al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari

Antonietta Fulvio

Compositore e didatta pugliese, Biagio Putignano dal 2000 è titolare della cattedra di Composizione presso il Conservatorio di Bari. Ha insegnato all’Università di Lecce, gli Istituti Musicali di Taranto e Ceglie Messapica e il Conservatorio di Lecce e tenuto corsi e seminari in prestigiosi istituzioni musicali dall’Accademia di Musica di Stato di Bielorussia a Minsk all’International Summer Music School di Pucisca (Croazia) e alla Scuola di Musica di Riou (Grecia), dalla Domus Academy di Milano all’Europäischer Musikworkshop di Altomünster (Monaco) e il Conservatorio di Cascais (Portogallo).  Fondatore negli anni Novanta dell’Associazione “A. Gentilucci” per la diffusione delle musiche contemporanee, ne ha diretto l’omonimo ensemble strumentale, con il quale ha eseguito numerosi concerti in prestigiosi festival italiani, eseguendo in prima assoluta opere di vari compositori. In collaborazione col compositore Gianluigi Antonaci ha dato vita allo “Studio di Musica Elettronica Practica Nova” ed in seno ad esso il duo “Sintaxon” . Una carriera lunga e brillante, quella del compositore pugliese che lo scorso 7 ottobre 2022 al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari ha presentato “Stanze. Omaggio a Pier Paolo Pasolini”, la sua ultima composizione. Per l’occasione abbiamo avuto il piacere di conversare con lui, di musica e di progetti artistici dettati da una grande passione.

Il Maestro Biagio Putignano

Nell’Auditorium del Conservatorio Piccinni di Bari hanno risuonato le note di “Stanze. Omaggio a Pierpaolo Pasolini” nel centenario della nascita firmato dal compositore Biagio Putignano. Lo spettacolo, che ha riscosso grande successo di critica e di pubblico, vede in scena Loredana Savino voce narrante, la danzatrice Oriella Nitti e i percussionisti Walter Bonfantino, Aldo Chiarulli, Niccolò Falagario, Roberto Lella, Davide Lepre, Marco Liguigli, Leonardo Natuzzi, diretti da Filippo Lattanzi.  Qual è il cuore di questo progetto e come nasce?

Il progetto nasce su sollecitazione della collega Annamaria Bonsante, docente di Storia della Musica e musicologa molto apprezzata, che ha coinvolto, oltre me, anche il prof. Daniele Maria Pegorari, dell’Università di Bari, proprio per celebrare l’anniversario del centenario della nascita di Pasolini con una produzione originale. Il mio punto di partenza, quindi, è stato proprio il corpus dell’opera pasoliniana, in particolare le metodologie e le tecniche letterarie da lui impiegate, molte delle quali di derivazione musicale. Quindi il lavoro certosino che mi sono imposto è stato quello di andare alla ricerca di queste soluzioni esperite dall’Autore friulano, contestualizzarle in una ‘trama’, che somigliasse ad una sorta di libretto-guida, per meglio evidenziarne i momenti salienti della sua opera, della sua vita e del suo pensiero, e infine ripercorrere a ritroso le modalità d’impiego di quelle tecniche e ricondurle nell’alveo originale, ovvero quello musicale per sviluppare adeguatamente tutta la parte musicale. Gli spunti sono stati numerosissimi: partendo dalle citazioni di opere bachiane (molto care a Pasolini) a volte anamorfizzandole, o addirittura creando dei ‘pastiche’, mi sono spinto a ripensare brani con moduli ritmici propri della musica africana, canti della resistenza politica militante, riscritture e ampliamenti di miei lavori precedenti, affiancandoli a creazioni di pagine totalmente originali. Il tutto nel solco della poetica pasoliniana esplicitamente espressa ne La divina mimesis, lavoro incompiuto del 1975, da cui ho mutuato le linee guida di questo nuovo approccio alla creazione letteraria. Ecco, posso quindi dire che l’intero lavoro, che supera l’ora di durata, è interamente derivato dalle impostazioni estetica ed etica pasoliniane. Partitura complessa, che però sapevo di affidare nelle mani sapienti ed espertissime di Filippo Lattanzi, che ha diretto con maestria il gruppo dei giovani percussionisti, tutti usciti dalla sua prestigiosa Scuola.

Quanto è stato complesso scrivere una partitura musicale pensando ad un intellettuale del calibro di Pier Paolo Pasolini, che nel “Poeta delle ceneri”, definisce la musica come «l’unica azione espressiva forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà»?

La complessità del pensiero pasoliniano passa da un nodo centrale, che è quello di una cosciente ‘contraddizione’, che potrebbe essere interpretata come un tentativo di omotetìa inversa degli opposti. Ecco che allora tutti i brani sono titolati con un principio che fa riferimento alla dicotomia: suono e silenzio, impegno e disincanto, onirico e reale ecc. Inoltre, la padronanza che Pasolini aveva dei procedimenti musicali gli permetteva di addentrarsi in descrizioni molto particolareggiate dei processi compositivi. Coniugare quindi riscrittura, stratificazione, pastiche, accademismo e naïvité, culture popolari o extraeuropee con le tecniche compositive della tradizione avrebbe comportato una sorta di sbilanciamento annichilente: per questo ho deciso di risalire alle fonti e di creare un approccio alla creazione totalmente nuovo che le inglobasse armoniosamente.

Il Maestro Biagio Putignano con i percussionisti protagonisti di Stanze. Omaggio a Pier Paolo Pasolini

“Stanze” vuole essere anche un omaggio al centenario della nascita del compositore Iannis Xenakis, tra i più rappresentativi del Novecento…

La scelta dell’organico è un mio omaggio a Iannis Xenakis, al quale ho già dedicato nel 1995 un lavoro per orchestra, Anthemion. Le sonorità, la distribuzione spaziale, le soluzioni musicali di Persephassa, del 1969 per sei percussionisti, non possono lasciar indifferenti. Ma Stanze, a differenza del brano di Xenakis, è anche un richiamo alla poesia duecentesca, che con questo termine intendeva forme capaci di contenere l’essenza della poesia. Non potevo scegliere termine più appropriato per indicare l’intero lavoro articolato in ben dieci brani, che per densità sonora, costrutti armonici, riferimenti extramusicali, doveva custodire quelle preziose gocce d’essenza poetica dell’arte pasoliniana, senza escludere le sue lungimiranti visioni di varia natura: politica, poetica, letteraria, cinematografica ecc.

Stanze è uno spettacolo multisensoriale che lega musica, versi, canzoni, il linguaggio sonoro e il linguaggio del corpo: sul palco c’è infatti la danzatrice che scandisce con i suoi movimenti quelli musicali delle percussioni. E tra le percussioni, grazie alla presenza di una voce, si insinuano i versi poetici di Pier Paolo Pasolini, Alla bandiera rossa, Frammento alla morte…le note del brano cileno di Quilapayun e Ortega, “El Pueblo Unido, Jamas Sera Vencido”, cosa ha dettato la scelta e l’accostamento di questi brani alla composizione musicale?

Dopo aver selezionato personalmente i testi, ho deciso di inserire due canti di lotta politica, per coerenza. Potrà sembrare contraddittoria questa affermazione (ma assolutamente in linea con la poetica di Pasolini), proprio perché accostare Bach al canto popolare dei partigiani, oppure il ‘mood’ minimalista ai processi di trasformazione figurale, i canti di lotta al bruitismo pseudo-futurista potrebbe apparire un grande azzardo. In realtà questa antinomia è espressamente in linea con le tecniche pasoliniane. Giusto a titolo di esempio, rammento come il commento musicale de ‘Il Vangelo secondo Matteo’, fu realizzato alternando musiche di Bacalov con Bach, di Mozart con Webern, i canti gospel con Prokofiev. L’alternanza di canto e declamazione, che Loredana Savino ha sapientemente padroneggiato, è un ulteriore procedimento mutuato dall’estetica pasoliniana, in quanto l’oscillazione tra canto e parlato, tra lingua aulica e lingua popolare dà compiutezza al suo profilo creativo. Infine gli inserti coreografici hanno impreziosito visivamente con alcuni momenti di particolare poesia: con una danza espressiva e comunicativa, in “Onirico e reale” o fortemente corporale in “Corpi e luoghi”, rievocante atmosfere barocche in “Descrizioni e descrizioni” ed infine nel restituire la meccanicità di un congegno a carillon in “Poesia e diari”, Oriella Nitti ha padroneggiato la scena con grande sicurezza e profonda partecipazione.

Da docente della cattedra di Composizione al Conservatorio Piccinni, cosa suggerisce ai suoi allievi che intraprendono la strada della composizione musicale? Quali le regole? E quale il segreto per diventare degli ottimi compositori?

Se conoscessi il segreto per diventare un buon compositore, lo avrei svelato innanzitutto a me stesso. Non credo ci siano segreti o regole. Scegliendo la strada della creatività musicale, innanzitutto bisogna mettere in conto che ci si deve dedicare totalmente ad essa attraverso lo studio tout-court, non solo musicale quindi, ma anche della filosofia, della scienza, della letteratura, delle arti figurative e plastiche…insomma di tutto ciò che ci circonda. Perché la musica è un’arte che si può spiegare solo in un contesto generale, sociale, economico e culturale. Non esiste la musica e poi il resto. La musica fa parte del ‘resto’ e la si può praticare, comprendere ed apprezzare solo se contemporaneamente si riescono ad apprezzare tutte le altre arti, senza compiacersi di aggettivazioni inutili (contemporaneo, classico, barocco ecc.). Posso aggiungere che la misura che un’impostazione del genere funziona la deduco dai brillanti risultati che i miei studenti hanno raggiunto in giro per il mondo. Per cui, chiudo rispondendo alla domanda iniziale dicendo che, per intraprendere questa professione, bisogna praticarla indefessamente credendoci veramente, senza mai cedere alle lusinghe del facile successo, o dell’immediato guadagno.

Lo spettacolo andrà in tour? E a quali altri progetti musicali sta lavorando?

Spero vivamente che si possano programmare delle repliche di STANZE. Vediamo che succede, anche se non è semplice allestire un organico così impegnativo. Per i progetti: ora sono in attesa di altre prime esecuzioni: il prossimo 19 ottobre, nell’auditorium del Conservatorio di Pesaro sarà eseguito Detto d’Amore, per ensemble, composto in occasione del quinto centenario dantesco, la cui esecuzione fu rinviata a causa della pandemia. Inoltre, il mese successivo, nella Sala Bossi del Conservatorio di Bologna, il 19 novembre l’arpista Paola Perrucci eseguirà in prima mondiale Some Aphorisms about Friendship per arpa sola. Nel frattempo, il 20 novembre sarà eseguito ancora in prima esecuzione, un lavoro complesso e originale, commissionatomi dal Festival Organistico del Salento, per commemorare il M° Luigi Celeghin (che è stato anche mio insegnante a S. Cecilia). Si tratta di Wormholes per tre organi antichi connessi in rete; in questa composizione tre strumenti storici, del ‘500 (da Bologna) del ‘600 (da Salve) e del ‘700 (da S. Elpidio a Mare, nelle Marche) saranno collegati in rete per suonare contemporaneamente un brano appositamente composto, con riferimento alle teorie del ‘ponte di Einstein-Rosen’, i cosiddetti ‘buchi di tarlo’, a cui fa riferimento esplicito il titolo stesso della composizione.

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