Da Norba a Norma, viaggio storico sul Balcone dei Lepini

Meraviglie da scoprire nel Parco archeologico di Norba, nel comune di Norma, dove si fondono storia archeologia e paesaggio

Marco Tedesco e Beatrice Cappelletti

Un’imponente striscia di pietra intarsiata da enormi blocchi perfettamente incastonati tra loro, posta a picco su uno sperone roccioso. E’ questa la visione che dalla pianura pontina segnala la presenza dell’antica città di Norba, sui Monti Lepini, dove storia, archeologia e paesaggio si fondono, dando vita a un luogo unico da conoscere e ammirare: il Parco archeologico di Norba, presso il comune di Norma, straordinario e magico borgo in provincia di Latina.


L’abbraccio di pietra che circonda l’area archeologica si schiude per accogliere il visitatore presso la Porta Maggiore, il varco più spettacolare tra quelli che si aprono intorno al circuito murario lungo 2600 metri. La porta principale della città non è più visibile, consumata dagli avvenimenti e dal tempo, è uno spazio compreso tra le mura e il torrione semicircolare posto a destra, strutture costituite da enormi blocchi di pietra calcarea, perfettamente incastonate, tra i più celebri e conservati esempi di opera poligonale, punto di riferimento per gli studi dedicati a questa tecnica costruttiva. Sono le stesse mura erette oltre duemila anni fa per difendere Norba, segno della sua identità culturale e che fin dall’inizio dell’Ottocento attirarono l’attenzione di viaggiatori e studiosi di diversa nazionalità, giunti qui per ammirarle e immortalarle nelle loro opere.
Una volta varcata la Porta Maggiore inizia un vero e proprio viaggio nel tempo che ci riporta a circa duemila anni fa.


L’abitato di Norba ha origini latine, è uno dei populi del Latium Vetus. Successivamente, nel 492 a.C.,Roma la scelse come colonia per la sua posizione strategica, quaearx in Pomptino esset, come scrive lo storico Tito Livio, “perché fosse una roccaforte sull’agro pontino”.
Nel corso della sua storia, Norba fu sempre fedele a Roma, anche durante delle guerre puniche, quando altre colonie rifiutarono di osteggiare il temuto Annibale. Le sue mura imponenti innalzate e ristrutturate nel tempo, ne difesero l’integrità, ma nulla poterono contro un tradimento. Infatti, alla fine delle guerre civili combattute tra Caio Mario e Lucio Cornelio Silla, Norba schieratasi con il perdente Mario, dovette subire l’attacco delle truppe sillane. Si difese finché, stando al racconto di Appiano, qualcuno di notte aprì le porte al nemico. Gli abitanti di Norba, consapevoli del proprio destino, decisero di non lasciarsi conquistare, ma di uccidersi l’un l’altro e appiccare il fuoco alle proprie case. Un incendio, alimentato dal vento sopraggiunto, che distrusse la città, mai più ricostruita. Era l’ 81 a.C.. Tracce di un incendio distruttore sull’ultimo strato di vita, indagate nel corso dei più recenti scavi archeologici condotti dall’Università Luigi Vanvitelli e diretti da Stefania Quilici Gigli, testimoniano la tragica fine della città e in parte la veridicità di quella testimonianza, dal sapore leggendario. Un gesto forte e terribile a cui non è seguita alcuna ricostruzione, se non qualche sporadica rioccupazione altomedievale, che ci restituisce un luogo suggestivo e di grande interesse storico archeologico.
Le mura poligonali e la terra hanno custodito per secoli tracce dell’antica città, raro esempio tra quelli conosciuti appartenenti all’epoca romana repubblicana. Le domus, ricche abitazioni, templi, edifici e strade da ammirare e tornare a percorrere anche grazie agli scavi che si sono succeduti nel tempo. Il primo di questi già nel 1901, diretto dall’archeologo Luigi Pigorini ed eseguito da Luigi Savignoni e Raniero Mengarelli, costituisce il primo scavo archeologico diretto in Italia dalla Scuola archeologica italiana. Passeggiando sulle strade di Norba, perfettamente intatte e corredate di marciapiedi e attraversamenti pedonali, è possibile farsi un’idea del vissuto dei suoi abitanti. Dallo stradone principale, una sorta di via del Corso del tempo, si intersecano altri diverticoli su cui si affacciano domus ampie e dotate del tipico impluvium, per la raccolta dell’acqua piovana e, nonostante il luogo privo di fonti idriche vicine, un edificio termale posto al centro dell’area cittadina, edificio costruito poco prima della sua distruzione, come indicato dalla tecnica costruttiva in opus cementicium con rivestimento in opus incertum.
Un’area che comprende circa 40 ettari, un pianoro con due acropoli, punti sopraelevati caratterizzati dalla presenza di edifici templari, di cui restano i basamenti, segno della devozione degli abitanti dedicata alla dea Diana, sull’acropoli maggiore e ad altre due divinità non identificate, sull’acropoli minore.
Sul versante sud-occidentale, sorgono i resti del tempio dedicato a Giunone Lucina, dea del “dare alla luce”, protettrice delle partorienti. Un tempio parte di un vero e proprio santuario frequentato nel corso di tutta la storia norbana dal V secolo a.C. fino all’epoca altomedievale, quando fu trasformato in chiesa. I numerosi reperti fittili e bronzei, votivi, iscrizioni ed elementi architettonici, sono emersi nel corso dei primi scavi e sono in parte esposti, insieme a quelli degli altri templi, presso il Museo Nazionale di Roma, Terme di Diocleziano.
Le più recenti testimonianze archeologiche rivelano e confermano l’importanza culturale e storica di Norba, una cittadina che in età medio-tardo repubblicana, è perfettamente inserita nel contesto economico e culturale del tempo, nonostante la sua posizione arroccata. Gli interessanti reperti, provenienti soprattutto dalle abitazioni, mostrano quanto gli abitanti fossero legati alla propria tradizione culturale e allo stesso tempo, aggiornati sulle tendenze culturali ed economiche del tempo.I frammenti raccontano quanto fossero abili le donne norbane nell’arte della tessitura, quanto gli abitanti fossero devoti, ma anche quanto apprezzassero pregiati vini importati da lontano e tenessero a far mostra dell’uso di cenare nel triclinio e illuminare le proprie stanze con lucerne di ultima fattura. È possibile ammirarli e conoscerne i dettagli presso il Museo civico archeologico di Norma, la cittadina erede di Norba, sorta intorno all’anno Mille a poca distanza, su una rupe chiamata “Rave”. Il museo, piccolo gioiello custode della memoria storica del paese, sorge tra i caratteristici vicoli del centro storico di Norma, raggiungibile dopo aver attraversato il Corso della cittadina. È intitolato a Padre Annibale Gabriele Saggi, figura religiosa e culturale importante per il paese, studioso della storia locale, poeta, pittore, autore della volta della Chiesa Santissima Annunziata affrescata nel 1945, con santi e profeti raffigurati con il volto dei normesi, immersi in scorci e paesaggi familiari.Devozione, storia, arte e paesaggio si fondono anche nella più antica testimonianza della chiesa, un affresco datato alla fine dei Cinquecento, appartenente all’allora Cappella della famiglia Caetani, voluta da Antonio, signore di Norma. Qui, ai lati della Madonna incoronata da due angeli, sono raffigurati Sant’Antonio da Padova e Santa Barbara, protettrice del paese, riconoscibile dall’ inconfondibile fagotto tenuto saldamente e delicatamente tra le braccia: si tratta della rupe di Norma, con il suo abitato, immortalato dal pennello del pittore. Un’istantanea del paese del XVI secolo in cui si distinguono la chiesa, le mura, le abitazioni disposte lungo le strette viuzze comprese tra le cosiddette “Porta di Taloccio” e la “Porticina” e in alto il castello, oggi non più visibile, la cui struttura è inglobata negli edifici oggi sorti intorno all’area di Piazza di Pietra, l’antica piazza d’armi. Da qui è possibile affacciarsi e ammirare il paesaggio dal Balcone dei Lepini, Norma, il paese che all’imbrunire si trasforma nel profilo di una Bella Addormentata.
La famiglia Caetani ha per secoli dominato parte dei territori del Lazio oggi compresi tra le province di Latina e Frosinone. Proprio a questa famiglia si devono gran parte delle ricchezze e dei tesori artistici che questa parte del Lazio offre. Nella chiesa dell’Annunziata a Norma abbiamo una straordinaria testimonianza di tali tesori: la Madonna col Bambino e i Santi Barbara e Antonio da Padova, straordinario affresco del XVI secolo che decorava la parete a ridosso dell’altare di quella che un tempo era la cappella della Famiglia Caetani, il cui patronato era sotto la giurisdizione di Antonio Caetani, all’epoca signore di Norma. Lo stile compositivo dell’affresco ricalca lo schema dettato dai principi della controriforma, ossia una composizione che vedeva una struttura a piramide il cui apice era rappresentato dalla Madonna in gloria nell’atto di mostrare il Bambino e le due estremità laterali da figure di Santi che avevano il compito di essere da esempio per il pellegrino che doveva prostrarsi in preghiera dinanzi alla Vergine. In molti casi, come ad esempio a Norma, queste figure di santi sono legati al territorio: Santa Barbara infatti è la patrona di Norma mentre Sant’Antonio da Padova era uno dei santi protettori della famiglia Caetani. Non è infatti il primo caso in cui Sant’Antonio da Padova compare in un affresco commissionato dalla famiglia Caetani. Basta infatti spostarci di qualche secolo più indietro, più precisamente nel XIV secolo, a Minturno, altra roccaforte storica della famiglia Caetani oggi compresa nella provincia di Latina, dove nella chiesa di San Francesco vi è una nicchia affrescata raffigurante la Madonna in trono col Bambino tra i santi Pietro e Paolo ed ai lati San Francesco d’Assisi, Sant’Antonio da Padova, San Nicola e i ritratti dei conti Niccolò e Onorato I Caetani. Sant’Antonio da Padova, inoltre è anch’esso un santo proveniente dall’ordine dei frati minori francescani che proprio a partire dal XIV secolo grazie alla famiglia Caetani cominciò a penetrare nei territori della provincia di Latina. Nel caso dell’affresco di Norma è evidente anche un’esaltazione del nome del committente attraverso la raffigurazione della figura del santo omonimo, quasi come un omaggio al potere che la famiglia Caetani esercitava sul territorio. Anche questa volta, la storia dell’arte ci ha mostrato altre sue pagine nascoste: ci ha narrato la storia di un affascinante borgo medioevale quale è Norma, la storia di una famiglia, quella dei Caetani, che alla storia stessa ha donato altri straordinari protagonisti come Gelasio II e papa Bonifacio VIII, rispettivamente in origine Giovanni e Benedetto Caetani, i cardinali Jacopo Caetani degli Stefaneschi ed Enrico Caetani, il quale fu proprietario dell’omonima cappella nella chiesa abbaziale dell’abbazia cistercense di Valvisciolo. Abbiamo dunque scoperto una famiglia che alla storia dell’arte ha legato il suo nome rendendo noi posteri eredi di un passato straordinariamente glorioso.