Aldo Giuffrè una vita per lo spettacolo

Nella Biblioteca Nazionale di Napoli, dal 29 aprile al 29 giugno 2024 la mostra dedicata all’attore e regista grazie alla donazione della moglie Elena Pranzo Giuffrè. E tra gli eventi per il centenario della nascita, l’intitolazione della scalinata in via Sanfelice al Vomero il 30 aprile e l’evento il 29 al Teatro Mercadante

Antonietta Fulvio

Sul Teatro. Questa è una professione scritta sull’acqua, di cui non resta null’altro che il ricordo, l’esempio, l’insegnamento. Con la nuova tecnologia lasciamo qualche cassetta, ma è poca cosa, fredda rispetto alla passione, al sangue che c’è in quest’arte.
Aldo Giuffrè

Aldo e Napoli. Un binomio perfetto e inscindibile. Nato a Napoli il 10 aprile 1924, il papà, Vincenzo Giuffè “calabrese di discendenza normanna“ era un contrabbassista dell’orchestra del teatro San Carlo e gli trasmise l’amore per la musica facendogli respirare, sin da piccolo, l’aria e i suoni del teatro. La mamma appartenente ad una nobile famiglia napoletana, donna dalla “forte personalità e straripante simpatia” si trovò improvvisamente vedova da sola con quattro bambini, la sua fanciullezza fu segnata così da un dolore profondo e ricorda lui stesso di come furono momenti duri, il suo marinare la scuola agli inizi e poi il trasferimento a Novara da uno zio dove cominciò a frequentare regolarmente e a diplomarsi. L’amore per lo studio, paradossalmente, è nato dopo aver finito la scuola al punto da fargli dire “secondo me si aspetta di finire la scuola per cominciare a studiare”.
Per lui almeno è stato così. Aldo asseriva di essere “napoletano con tutti i pregi e difetti, con tutti gli abbandoni del napoletano, ma con il rigore lombardo.” Un napoletano per scelta non solo per essere nato a Napoli, ma di cultura napoletana che ha cercato sempre di raccontare filtrandone la natura più autentica.
Lo testimonia la sua carriera, lunga, trasversale tra teatro, cinema, radio e televisione.
Una carriera iniziata con la Liberazione e la fine della guerra che fu proprio lui, ad annunciare dai microfoni della Eiar, avendo vinto un concorso da speaker, ma coincidenza volle che avesse vinto anche quello per entrare in banca. E come rilasciò in un’intervista al giornalista Gabriele Boiano del Corriere del Mezzogiorno (2004) “Mia madre, che era una donna molto pratica, mi disse: “Fai quello che ti senti di fare”. E io scelsi lo spettacolo. Poi l’incontro con Eduardo, nel 1947, la prima scrittura, una piccola parte nel film Assunta Spina con Anna Magnani e il debutto al Teatro Piccinni di Bari in Napoli milionaria.
E Napoli non poteva che non ricordare questo suo illustre figlio dedicandogli un luogo, simbolico, della città. Dal 30 aprile nel quartiere Vomero dove ha vissuto, la scalinata che collega via Gaetano Donizetti con via Luigia Sanfelice, si chiamerà ‘Scalinata Aldo Giuffrè’ per rafforzare anche nella toponomastica un legame unico e speciale.
Un doveroso omaggio, tra gli eventi realizzati per il centenario della nascita che sarà preceduto il 29 aprile, a partire dalle ore 16, dall’inaugurazione nella Sala manoscritti e rari della Biblioteca Nazionale di Napoli della mostra “Aldo Giuffrè” una vita per lo spettacolo”. Fino al prossimo 29 giugno 2024 si potranno ammirare infatti nella sezione “Lucchesi Palli” la preziosa maschera di Pulcinella ricevuta direttamente dal pronipote di Petito con altri cimeli di Aldo Giuffrè, frutto della donazione fatta alla biblioteca di Napoli dalla moglie Elena Pranzo Zaccaria, Giuffrè.
Copioni, foto di scena, programmi di sala, manoscritti dei suoi romanzi, dattiloscritti, appunti, articoli e recensioni, tante lettere segnano i momenti salienti della lunga carriera di Aldo Giuffrè: materiale messo accuratamente insieme con tanto amore dalla moglie Elena che non voleva andasse disperso e che ha donato a febbraio alla Biblioteca napoletana. La mostra, realizzata con la collaborazione della Rai Napoli – partner dell’evento – e il Teatro Mercadante, è curata da Domenico Livigni, Laura Bourellis e Attilio Laviano che hanno ideato un sorprendente itinerario espositivo, articolato in sedici teche, dove figura appunto una parte del materiale fotografico che, unitamente ad altra documentazione, costituiscono il Fondo Aldo Giuffrè. Un patrimonio culturale immenso che documenta la vita, la carriera, le relazioni: dal suo rapporto con Eduardo, Visconti e Renzo Ricci, alle opere capisaldo del suo percorso nella drammaturgia moderna e contemporanea: Gli straccioni di Annibale Caro (1959 – copione originale), La lupa di Giovanni Verga (1962 – fotografie di scena), Santa Giovanna di George Bernard Shaw (1960 – fotografie di scena e programma di sala) fino al Giuffrè regista attraverso materiali relativi a La sera del sabato (1974 – quaderno manoscritto) e Al ladro! Al ladro! (1975 – copione originale) e, inoltre, le prime esperienze in coppia con il fratello Carlo (copione originale de Un coperto in più firmato da Maurizio Costanzo e portato in scena dai due fratelli nel 1972). E poi il successo del teatro di tradizione napoletana che Aldo Giuffrè, insieme a Carlo, presentò sulle tavole dei palcoscenici italiani e in particolare ritroviamo due tra i lavori più fortunati: Francesca da Rimini e La fortuna con l’effe maiuscola. «Una teca – scrive il curatore Domenico Livigni – è stata riservata ai documenti delle tre opere a cui l’attore teneva particolarmente e con le quali concluse la sua carriera d’attore: Il malato immaginario (adattamento di Giuffrè da Moliére, 1999), L’uomo, la bestia e la virtù (adattamento di Giuffrè da Pirandello, 2000) e Una commedia in famiglia (adattamento di Giuffrè da Scarpetta, 2003). Altre tre teche parlano della sua vena autoriale, sia come commediografo e scrittore di romanzi (Viaggio con amore, 1985; EditriciErmes, II ed. 2003; Amici come prima, Guida editore, 2003; I coviello, Guida editore, 2007; La meravigliosa storia di Antonio Maraviglia, Guida editore, 2009)». Inoltre attraverso totem dedicati si darà al pubblico l’opportunità di visionare, alcuni filmati tratti dai suoi lavori cinematografici e televisivi. Sarà un viaggio nella memoria, alla riscoperta delle tante anime di un artista e uomo speciale, ineguagliabile, che come indica il sottotitolo della mostra ha vissuto una vita per lo spettacolo, da zingaro felice perché ha amato la sua professione lasciandoci un patrimonio culturale immenso che grazie al gesto di Elena Pranzo Zaccaria Giuffrè sarà fruibile a tutti.


Subito dopo l’inaugurazione della mostra, Napoli continua a rendergli omaggio con la serata evento in programma a partire dalle ore 19:30 al teatro Mercadante, condotta dall’attore Massimiliano Gallo, legato da una profonda amicizia ad Aldo Giuffè sin dai tempi in cui lo diresse con suo fratello nello spettacolo Francesca da Rimini nel 1990. Uno spettacolo riproposto da Rai 5 nel mese di aprile che ha chiuso la programmazione di un palinsesto omaggio con quattro spettacoli di prosa: La sera del sabato di Guglielmo Giannini, L’incornata di Alfonso Sastre, La potenza delle tenebre di Tolstoj.
Personalmente ho avuto modo di incontrare Aldo Giuffè a Lecce, intervistarlo per il giornale Leccesera (28 giugno 2004) in occasione della presentazione del suo romanzo “Amici come prima”, una prova di scrittura bellissima, intensa, sorprendente di cui mi piace riportare alcuni passaggi che fanno ancor più apprezzare il pensiero Giuffrè, più dell’attore e del regista che ha lavorato con i più grandi da Sergio Leone a Totò.
«Volevo scrivere un romanzo su una storia forte di amicizia, per descriverla ho dovuto creare due trovatelli, due figli di nessuno perché uno dei classici motivi per cui si sbriciola un’amicizia è sempre l’arrivo di una persona nuova che distrugge il rapporto. Tra Giovanni e Giannino non può succedere perché entrambi non hanno parenti. In più, quasi appena nati, dopo essere stati vomitati in quella tinozza putrida e fetente del brefotrofio capiscono, miracolosamente, che se vogliono uscire vivi ancorchè bestie sanguinanti dall’inferno devono diventare amici, sostituire quella famiglia che non hanno mai avuto. La necessità di questo bisogno quasi drammatico di amicizia li salverà per tutta la vita perché ogni volta che uno di loro inciampa e cade, si rialza perché sa che c’è l’altro. Lo scoglio sicuro a cui aggrapparsi».
In quell’occasione conobbi Elena Pranzo Zaccaria che ringrazio per l’intervista che mi ha concesso di ripercorrere con lei, attraverso i suoi ricordi, la vita e il pensiero del geniale e sempre vivo Aldo Giuffrè. Perché gli artisti sono immortali.