Il 25 aprile per noi è “Liberazione”
Considerazioni sulla Festa che segnò la fine della guerra e la caduta del nazifascismo in Italia
Raffaele Polo
Potete benissimo non festeggiarlo.
Pensate che c’è chi non festeggia Natale o il Ferragosto. Non ha importanza, per carità. Però, già questa scelta (festeggio, non festeggio?) vuol dire che c’è la libertà e uno può fare quello che sente, nel rispetto delle idee degli ‘altri’. É questa è già una bella ed importante conquista, ve lo immaginate voi un posto dove non si può esprimere il proprio consenso o dissenso e anche le feste, gli anniversari, le ricorrenze vengono imposte, senza possibilità di un’alternativa?
Allora, vuol dire che non siamo proprio ‘liberi’, non mi venite a parlare adesso del ‘libero arbitrio’ o della ‘verità’, siamo ancora alla domanda di Pilato, la verità, cos’è la Verità?
E allora, con il dovuto rispetto per chi non la pensa proprio come me, voglio dire che io reputo il 25 aprile una ricorrenza importante, fondamentale, per la gente italiana, quella che non si vergogna di mangiare gli spaghetti e di stare sempre a cantare…
Si, è vero: ci sono tante cose che sono cambiate, a volte non ci raccapezziamo più, ci cadono fragorosamente addosso i pilastri su cui avevamo, da sempre, costruito le nostre sicurezze. Ad esempio, anche nei giochi da bambini, i nostri soldatini erano i marines americani e i nemici, quelli cattivi, gli indiani oppure i tedeschi, magari i giapponesi, ma i nostri eroi avevano la bandiera a stelle e strisce, ed erano tutti eroi americani: Rin Tin Tin, Lassie, Batman, Topolino, Bleck Macigno e Capitan Miki. Che tempi! Andammo a scuola piangendo quando assassinarono Kennedy e continuammo a piangere perché la professoressa di lettere ci appioppò una versione dal latino che aveva preparato la notte e che si titolava ‘De Kennedy’. Prendemmo 4 e la versione me la ricordo ancora…
E i giorni in cui Israele era assalita da tutte le parti e il generale Moshe Dayan, quello con la benda sull’occhio, riuscì a sconfiggere tutti i nemici, chi se lo dimentica? Israele lottava per la sopravvivenza e noi non sapevamo altro…
Insomma, questi semplici esempi per stabilire come tempi e vicende possano facilmente condizionare giovani fanciulli e poi anche gli adulti…
Della Repubblica Sociale avevamo sentito parlare perché nella nostra collezione di francobolli c’erano quelli con la sigla RSI, abbiamo chiesto in giro, ma le risposte erano evasive…
Poi, col tempo, sono venute fuori tante incredibili storie, tutte permeate di violenze, omicidi, massacri, guerre e distruzioni, abbiamo scoperto che chi immaginavamo essere dalla parte dei ‘buoni’ non era poi così immacolato, che i campi di concentramento c’erano e ci sono dappertutto, che la ‘bestia umana’ non ha un preciso colore o linguaggio, siamo sempre a constatare l’indole egoistica e miserabile di chi vuole tutto e lo vuole con la forza…
Insomma, siamo maturati e abbiamo capito che, dietro ad ogni episodio storico, ci sono diverse verità e che emergono quelle che il vincitore vuole che rimangano…
Il 25 aprile, però, è rimasto nella mia coscienza. Associato ad una bandiera, quella italiana, che resiste ai venti ed ai cataclismi, c’è rimasta solo quella, solo negli eventi sportivi, qualche volta, appare sul pennone.
Perciò, fuori da retoriche e partigianerie, dico sinceramente che ottanta anni fa, anno più, anno meno, questa data divenne simbolo di chi crede, come me, che qualcosa di buono è possibile che ci sia ancora. E che la memoria di chi ha combattuto ed è morto per un’idea o per sfuggire ad un’oppressione, debba rimanere.
Almeno questa illusione, lasciatecela.
In mezzo a tante parole, a tanti cambiamenti, che rimanga questa parola: Liberazione.
E senza bisogno di una versione latino-italiano, da tradurre con il Campanini e Carboni….
