Michele Palumbo

i luoghi della memoria |Ospiti del collezionista

Cosimo Fiorentino

Michele Palumbo nasce a Calimera (LE) il 4 giugno 1874, i primi approcci con la pittura li acquisisce attraverso il valente pittore e speleologo Paolo Emilio Stasi.
Poco più che ventenne nel 1895 si trasferisce a Flrenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti e poi la scuola privata del celebre Giovanni Fattori.
Nel 19O3 si reca a Napoli dove frequenta assiduamente lo studio del conterraneo Giuseppe Casciaro instaurando un ottimo rapporto e affinando la tecnica del pastello. Da questa esperienza, Palumbo si fortifica quella disciplina artistica nutrita di tutti i ricordi forniti dalla conoscenza diretta della pittura napoletana, con la parola e con l’esempio delle opere raccolte con ogni sorta di privazione.


I vari Morelli, Palizzi, Mancini e Michetti sono i riferimenti primari della pittura napoletana a cui si ispira e che nel Palumbo rimangono impressi i concetti e i caratteri di questi grandi maestri.
Ritornato a Lecce, carico dell’enorme bagaglio acquisito tra Firenze e Napoli, inizia la sua attività riscuotendo da subito un grande successo; partecipando a nurrrerosissime russegne regionali e non solo, ricordiamo la mostra del “Paesaggio Salentino” a Milano intorno agli anni ’20.
Nella pittura di Palumbo si avverte sia l’influsso della pittura ottocentesca partenopea sia quella dei macchiaioli toscani. Le sue nature morte stupiscono per l’efficacia della resa, singolari quelle di cacciagione o i suoi famosi gattini talmente reali e naturali che pare toccarli.
Nel dipingere gli animali era tutto un susseguirsi di toni colorati e di emozioni che rivelano la preparazione e la maestria nel saper mettere in risalto tali caratteristiche.
Amante della natura il Palumbo ha inoltre dipinto svariati tipi di fiori, dalle rose agli iris spesso ritratti dal vero nelle ore di tranquillità trascorse nella villa di famiglia.
Le opere det maestro si distinguono per una dettagliata ricerca verista, messa in risalto dl’utilizzo di luminose e corpose pennellate in cui predomina un equilibrato e raffinato rapporto cromatico.
ll maestro prima della morte avvenuta il 12 gennaio 1949, dono alla Curia arcivescovile di Lecce un terreno edificabile adiacente la villa di famiglia perché venisse eretta una chiesa in memoria del figlioletto Guido morto prematuramente; dove oggi sorge l’attuale parrocchia di San Guido.

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