Arte collaborativa globale, mail art e l’esperienza del Gap

“CURIOSAR(T)E” Un viaggio tra i luoghi e nonluoghi fisici ed emozionali dell’arte contemporanea

A Lecce l’esperienza del collettivo internazionale GAP (Global Art Project)

Dario Ferreri

LECCE. Gli artisti possono strutturare collaborazioni che uniscono i loro lavori in diversi modi, superando il concetto di autore singolo, per dare vita ad opere ibride o progetti collettivi. Le modalità operative di queste collaborazioni si specificano in base agli obiettivi ed al grado di fusione delle discipline, e si possono pertanto grossolanamente identificare:
1) Co-creazione -Opere a 4 mani-: Due o più artisti lavorano simultaneamente o in sequenza sulla stessa opera. Ad esempio, un illustratore e un pittore digitale possono fondere i propri stili sovrapponendo i livelli di un’immagine, oppure uno scultore può plasmare la materia che viene poi dipinta da un altro artista.


2) Contaminazione Disciplinare (Cross-mediale): è una unione di medium artistici differenti per creare un’esperienza immersiva. Un musicista e un artista visivo possono unire le forze per realizzare un’installazione in cui suono e proiezioni reattive si influenzano a vicenda.
3) Collettivi e Gruppi di Lavoro: Più artisti si uniscono sotto un nome comune per condividere risorse, spazi e progetti espositivi. Questa struttura permette di “mixare” le identità pur mantenendo le specificità tecniche di ciascuno.
4) Direzione Artistica Condivisa: Un artista concettuale o regista coordina il lavoro di altri creativi (artigiani, light designer, programmatori) per realizzare un’opera complessa dove la sua visione funge da collante per le competenze altrui.
5) Open Source e Remix Culturale: Un artista crea un’opera “aperta” e invita la community (o altri creativi specifici) a rielaborarla, modificarla o campionarla. Questo approccio è molto diffuso nella digital art e nella musica.
6) Arte collaborativa globale: un processo creativo in cui artisti, comunità e pubblico di diverse parti del mondo lavorano insieme, spesso sfruttando il digitale, per co-creare opere d’arte. L’obiettivo è superare le barriere geografiche e culturali per affrontare temi universali, come la sostenibilità e l’inclusione, trasformando l’arte da oggetto da ammirare a esperienza condivisa.
Prima di diventare “globale”, però, l’arte ha dovuto ridefinirsi come “collaborativa” a livello locale. I primi collettivi di artisti veramente internazionali nascono tra gli anni ’50 e ’70 del Novecento.

4 Presentazione Mostra Gap IX Parabita Palazzo Ferrari ph. Sian Price

A differenza dei movimenti del passato (come gli Impressionisti o i Surrealisti, concentrati soprattutto a Parigi), questi gruppi includono membri da più continenti e operano in modo nomadico e decentralizzato, ponendo le basi per l’arte collaborativa globale. Negli anni ’60, movimenti d’avanguardia come Fluxus (fondato nel 1961 e considerato il primo vero network globale dell’arte. Ideato dall’artista lituano-americano George Maciunas, contava membri negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Tra i suoi esponenti c’erano l’americano John Cage, la giapponese Yoko Ono, il coreano Nam June Paik e il tedesco Joseph Beuys. Rifiutavano l’idea di “opera d’autore individuale” a favore di performance collettive, istruzioni scritte inviate per posta ed eventi condivisi -Fluxfest-), il gruppo giapponese Gutai (fondato nel 1954 ad Osaka da Jiro Yoshihara, questo collettivo ha cercato fin da subito connessioni globali. Ha ridefinito l’arte attraverso la performance fisica, l’uso di materiali industriali e la pittura interattiva, influenzando profondamente e collaborando con la scena artistica d’avanguardia americana ed europea) oltre a collettivi politici e di solidarietà trasnazionale quali il CAyC – Centro de Arte y Comunicación fondato in Argentina o l’Artists for Democracy – AFD fondato a Londra, che rompono la barriera tra artista e pubblico. L’opera smette di essere un oggetto prezioso da museo e diventa un’azione collettiva e sociale. Il concetto di globalità entra ufficialmente nella storia dell’arte contemporanea nel 1989. In quell’anno si tiene a Parigi la mostra “Magiciens de la terre”, curata da Jean-Hubert Martin. È la prima rassegna a livello mondiale che unisce artisti occidentali e artisti provenienti dalle “periferie” del mondo (Africa, Asia, comunità indigene, ecc), creando un primo vero dialogo artistico planetario e decentralizzato. La vera arte collaborativa globale diffusa si compie con la nascita del World Wide Web e, successivamente, dei social network. Negli anni ’90, la Net Art (arte della rete) permette ad artisti distanti migliaia di chilometri di manipolare gli stessi file digitali e creare opere collettive online. Nei primi anni 2000, la teorizzazione dell’Arte Relazionale di Nicolas Bourriaud legittima le pratiche artistiche basate interamente sulle relazioni umane e sui contesti sociali. Negli anni 2010, nascono piattaforme globali aperte a tutti in cui la tecnologia permette il coordinamento di azioni artistiche di massa in centinaia di paesi simultaneamente.
Nell’ambito dell’arte collaborativa globale un ruolo interessante è stato e continua a svolgere la cosiddetta MAIL ART, un movimento artistico che utilizza il servizio postale come mezzo di distribuzione da un capo all’altro del globo, senza discriminazioni di sorta, che si pone in relazione tramite l’invio di opere, in un apporto che può andare dal bricolage all’illustrazione o all’opera d’arte di studio. Dopo una prima limitata sperimentazione futurista degli anni 20, la stessa mail art non vi è dubbio appartenga al movimento delle neoavanguardie artistiche, in particolare alle correnti concettuali, dadaiste e Fluxus, e non è limitata a una singola tecnica, ma si configura come un’arte relazionale e di comunicazione che utilizza il servizio postale per scambiare opere. Gli elementi essenziali di questo tipo di arte sono date dal supporto utilizzato (l’opera viaggia attraverso il sistema postale utilizzando buste decorate, cartoline, francobolli d’artista, collage e piccoli oggetti), dal suo spiccato spirito anti-commerciale (nasce spesso per aggirare il mercato dell’arte ufficiale -gallerie e fiere-, basandosi sul principio dello scambio gratuito e paritario), democratico (chiunque può partecipare; le opere non sono soggette a selezioni, censure o giurie) e concettuale (il processo stesso di creazione, spedizione e ricezione è parte integrante dell’opera) Nata negli anni ’60 grazie ad artisti come Ray Johnson, fa parte di quelle forme espressive che pongono al centro il dialogo e la condivisione piuttosto che il valore materiale dell’oggetto artistico Il meccanismo dello scambio, nella mail art, è circolare, democratico e accessibile a chiunque possedesse un francobollo. I meccanismi di funzionamento della mail art sono spesso rappresentati, congiuntamente o alternativamente, da: 1) catena (Add and Pass On): un artista crea la base di un’opera (un disegno, un collage, un testo) e la spedisce a un secondo artista. Il destinatario deve aggiungere il proprio contributo visivo (“add”) e rispedirla al mittente o inoltrarla a un terzo creativo (“pass on”), l’opera finale è dunque il risultato di una stratificazione collettiva; 2) i “Call for Projects”: un artista (o un collettivo) lancia un bando aperto a livello globale su un tema specifico, chiunque, da ogni angolo del pianeta, può inviare la propria opera per posta; 3) la restituzione pubblica: l’organizzatore del bando si impegna a non vendere mai le opere ricevute, al contrario, espone tutti i contributi ricevuti in mostre alternative o li raccoglie in fanzine e cataloghi autoprodotti, che vengono rispediti gratuitamente a tutti i partecipanti.
La Mail Art è stata un potentissimo strumento di libertà e connessione geopolitica: durante la Guerra Fredda e gli anni delle dittature militari, ha permesso ad artisti isolati dell’Europa dell’Est (oltre la Cortina di Ferro) e dell’America Latina di comunicare, collaborare e sentirsi parte di una comunità artistica mondiale, eludendo la censura dei regimi totalitari grazie a buste chiuse apparentemente innocue.
Fatta questa premessa di carattere generale, è il momento di presentare un collettivo di artisti che ha adottato, nella quotidiana pratica, meccanismi e modelli organizzativi e creativi in parte propri dell’arte collaborativa globale così come della mail art: il GAP (Global Art Project), nato a San Francisco 14 anni fa su iniziativa dell’artista americano Carl Heyward e protagonista nella recente mostra (21-27 maggio 2026) “Gap IX Arts” presso la Fondazione Palmieri di Lecce a curatela di Monica Lisi, Danilo Pastore ed Eugenio Tarantino, oltre ad una residenza artistica presso Parabita (LE).
Il collettivo Global Art Project (GAP) opera come un ecosistema di co-creazione decentralizzata, unendo decine di artisti multimediali attraverso lo scambio fisico di materiali e incontri in residenze internazionali. Il loro modus operandi trasforma l’isolamento creativo in una pratica collettiva basata sull’estetica dell’imprevisto e sul dialogo con le comunità locali.
Il core della produzione artistica del collettivo è rappresentato dai cosiddetti Collaborative Frags; i Frags sono i frammenti (scarti di tela, carta, fotografie, ritagli i giornale, liste della spesa, oggetti trovati o appunti di studio) che gli artisti del network si scambiano a livello internazionale, questi frammenti vengono sovrapposti, assemblati e modificati per creare nuove opere; il processo si articola su alcuni principi chiave: collaborazione remota (l’opera finale nasce a più mani pur senza trovarsi nello stesso studio), ciascun artista aggiunge il proprio segno a un frammento ricevuto e non vi è inoltre nessun senso di attaccamento o connessione emotiva con l’intento originale del frammento (i vari frammenti vengono rielaborati con spirito libero in un processo che porta dai “rifiuti” al “tesoro”finale). I frammenti rappresentano scintille per l’immaginazione e la creatività, e producono risultati che non sarebbero esistiti senza questo tipo di processo collaborativo indiretto. Nell’ambito di questo modus procedendi, è insito un ampliamento della portata dell’interazione internazionale, che comprime al contempo il mondo e sfida qualsiasi senso di separazione o confine.
La IX residenza artistica internazionale del collettivo GAP a Lecce ha avuto protagonisti gli artisti fondatori del collettivo, Carl Heyward e Akiko Suzuki e le artiste Elise Marshall, Angela Simms, Alfa Peri e Usha Shukla. Tra le opere in mostra presso la Fondazione Palmieri cito quelle di: Collettivo GAP-Carl Heyward-Akiko Sukuki-Mary Ann Leff-Sian Price-Cinzio Cavallarin-Adriano Settimo Radeglia-Fabiola Malinconico- Valentina Mocavero- Francesca Lamberti-Silvana Russo- Rebecca Prato-Mina D’Elia-Massimo Nota- Massimo Rossetti- Gloria De Salve- Mary Ann Leff- Brian Averbach-Helen S. Cohen- Gregory Rose.
Le basi concettuali del GAP si rifanno al movimento Fluxus, già menzionato sopra, al gruppo CoBrA (1948-1951, acronimo di Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam, un gruppo artistico d’avanguardia europeo focalizzato sulla spontaneità primitiva, sul rifiuto delle regole accademiche e sul superamento dell’individualismo artistico; lo stile dei suoi membri si distingueva per i colori violenti, le stesure materiche ed i soggetti fantastici ispirati al disegno infantile ed al folklore nordico e le cui tecniche collaborative principali includevano: Peintures-Mots -Fusione simultanea sulla stessa tela tra la scrittura spontanea dei poeti e i segni istintivi dei pittori-, Modificazioni: -interventi pittorici aggressivi e ironici su quadri accademici o tradizionali acquistati nei mercatini-, Murales comunitari -decorazione totale e improvvisata a più mani di spazi abitativi comuni- e Grafica condivisa -creazione di litografie e stampe per la rivista del gruppo lavorando insieme sulla stessa matrice-) e al più datato “cadavere squisito” surrealista (cadavre exquis, un gioco di società creativo e una celebre tecnica collettiva inventata dal movimento surrealista a Parigi nel 1925; la tecnica consiste nel comporre un testo o un disegno a più mani, in cui ogni partecipante contribuisce a turno senza poter vedere ciò che hanno scritto o disegnato i giocatori precedenti).
Per ulteriori informazioni o approfondimenti sul collettivo ed i suoi artisti i riferimenti sono: https://www.carlheywardarts.com/gap, https://globartproject.wixsite.com/globalartproject-art, https://www.facebook.com/globalartproject2020, https://www.instagram.com/globalartproject/ .

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