I Luoghi e l’Arte, il Museo Mitoraj a Pietrasanta

L’apertura del Museo nell’ex mercato coperto.Il restauro del Complesso di Sant’Agostino con la lunetta di Mitoraj

Antonietta Fulvio

PIETRASANTA. Ci sono luoghi e artisti destinati ad essere legati per sempre in un rapporto che intreccia storie personali e collettive di identità e memoria.
E quanto è accaduto allo scultore Igor Mitoraj e alla città di Pietrasanta nel cuore della Versilia, sulle ultime propaggini delle Alpi Apuane. Qui, nella città famosa per le sue fonderie e per le maestranze artigianali specializzate nella lavorazione del marmo e del bronzo, dallo scorso 6 giugno ha aperto il Museo Mitoraj.


E il taglio del nastro non poteva che coincidere con quello della mostra, “Mitoraj. Present” dedicata all’opera del grande scultore celebrato negli spazi pubblici e nelle piazze dei più interessanti contesti internazionali. Fra le opere pubbliche più importanti: ricordiamo Asclepios e Centurione I, Piazza del Duomo, a Pietrasanta nel 1988 cui si aggiunse l’anno dopo Daedalus; Lucifer, Place du Marché, Nyon, Svizzera (1988); la Fontana del Centauro, Piazza Enzo paci, (Barona), Milano (1992); Torso Alato, Parco della Versiliana, nella Marina di Pietrasanta (1995); Eros Bendato, Rynek Główny, a Cracovia in Polonia (1999); Fallen Angel, Canary Wharf, Londra, Regno Unito (2001); Ikaro in Piazza dei Miracolia a Pisa, nel 2003; Tindaro Screpolato, Rynek Główny, Cracovia, Polonia, 2003; la Porta di Santa Maria degli Angeli, Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, Roma, nel 2006, Centauro, nella Valle dei Templi di Agrigento nel 2011.
Nato a Oederan, in Germania, il 26 marzo 1944 Igor MItoraj si formò all’Accademia di Belle Arti di Cracovia sotto la guida di Tadeusz Kantor, figura cruciale per la sua apertura alla dimensione teatrale e simbolica dell’immagine. Nel 1968 si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto con il sistema artistico internazionale. Dopo un viaggio in America Latina, e in particolare in Messico, scoprì la scultura e dalla metà degli anni Settanta, dedicò a scolpire il corpo umano, che concepiva come «opere di archeologica fantastica» che abbracciavano la bellezza dell’arte classica e del rinascimento. Teste monumentali, busti acefali, arti mutilati quasi dei reperti del mondo classico diventano emblemi di una bellezza ferita, sospesa tra rovina e eternità, evocando riflessioni sul tempo, la memoria e la vulnerabilità della condizione umana.
Dagli anni Ottanta aprì un grande atelier e stabilì la sua residenza a Pietrasanta che nel 2001 gli conferì la cittadinanza onoraria per il suo legame con il territorio. Un rapporto speciale con il comune toscano che l’apertura del Museo rinsalda nel valore della memoria. L’ex Mercato coperto di Pietrasanta, realizzato nel 1968 su disegno dell’architetto Tito Salvatori, che aveva progettato anche il monumento Ossario di Sant’Anna di Stazzema, è stato restaurato dallo studio OBR che ha nobilitato l’edificio mantenendo la struttura originale in tre navate dove lo spazio è unico ma all’occorrenza riconfigurabile attraverso l’utilizzo di una serie di pannelli modulari e da un sistema di tendaggi. L’ex mercato è stato trasformato in un ambiente trasparente, dove la luce naturale filtra dalle pareti perimetrali interamente in vetro. Qui la qualità della luce è atmosferica e avvolgente di giorno, mentre di notte il museo si trasforma in una sorta di lanterna urbana che diffonde all’esterno la luce del sofisticato impianto illuminotecnico. Così ripensato, – spiegano gli architetti Paolo Brescia e Tommaso Principi – oggi il Museo Mitoraj rappresenta una nuova polarità urbana tra la stazione ferroviaria e il centro di Pietrasanta. L’ingresso affacciato su via Oberdan è una piazza pubblica verde dove sono stati installati due elementi simbolici: Corazza, la scultura monumentale in bronzo di Mitoraj, e un grande ulivo secolare, uno degli alberi preferiti dell’artista.


Qui hanno trovato casa le sessantanove opere dello scultore donate da parte di Jean-Paul Sabatié, erede dell’artista e attuale Presidente della Fondazione Museo Igor Mitoraj creata diversi anni fa dal Ministero della Cultura, dalla Regione Toscana e dal Comune di Pietrasanta.
«Il ruolo del Museo Mitoraj è valorizzare, sostenere e promuovere la scultura contemporanea aprendo un dialogo fra arte, artigianato e paesaggio. Il lavoro su Mitoraj è un’ispirazione e un tributo a un grande artista ed è l’inizio di un percorso di ricerca internazionale che coinvolgerà artisti e scultori contemporanei», spiega il direttore Frank Boehm, architetto e curatore, già direttore del Museum Insel Hombroich (Düsseldorf). Il Museo MItoraj nasce infatti con l’ambizione di fare di Pietrasanta un laboratorio permanente dedicato alla scultura, capace di mettere in relazione artisti, artigiani, designer, architetti e nuove generazioni. E la mostra presenta per la prima volta la donazione in cui spiccano alcune delle opere più significative di Mitoraj, come Bocca della rocca bianca, una imponente scultura in marmo bianco realizzata nel 1985 che racchiude la poetica del Maestro che indaga la tensione fra la perfezione dell’estetica classica, l’idea di decadenza e rovina del contemporaneo, la fragilità umana. Quella tensione che connota sia le opere monumentali che quelle minuscole come Torso bijoux, (1977), un piccolo gioiello d’argento dorato con un frammento di un torso classico. Nell’allestimento progettato dallo stesso Boehm, le opere hanno un impatto potente e intrigante, reso ancora più netto da quinte bianche e da un grande plinto su cui si staglia il bozzetto della grande Fontana del Centauro.

Il Museo Mitorai, prospetto foto Louis de Belle


“Mitoraj. Present” è anche il primo appuntamento di un programma d’arte contemporanea internazionale dedicato alla scultura. Il museo ha, per statuto, il duplice obiettivo di studiare e valorizzare l’opera di Igor Mitoraj, e di promuovere e produrre mostre e progetti di arte contemporanea. I due obiettivi si allineano intorno all’idea di scultura, di produzione artistica e artigianale, in un territorio fra i più interessanti e speciali d’Europa per la lavorazione del marmo e del bronzo. È in quest’ottica che è già stata annunciata la mostra della prossima primavera “Figura”, dedicata alla scultura contemporanea internazionale.
«C’è un’affinità profonda, tra la visione dell’arte di Mitoraj e la nostra città. Come Mitoraj non ha mai concepito l’arte come qualcosa di elitario o confinato tra quattro mura, così Pietrasanta è il luogo dove l’arte esce naturalmente in strada. – ha dichiarato il sindaco di Pietrasanta Alberto Stefano Giovannetti, aggiungendo – Ecco perché questo non sarà un museo nel senso tradizionale del termine ma un’estensione naturale delle nostre strade e piazze, uno spazio vivo che unirà il genio immortale di Mitoraj alla storia, all’identità e al futuro di Pietrasanta».
E a sottolineare il legame profondo della città con l’arte e il recupero dei luoghi, al neonato Museo Mitoraj si è aggiunto dal 27 giugno la restituzione del Complesso di Sant’Agostino, grazie al sostegno della Fondazione Paolo e Giuliana Clerici che dal 2020 ha promosso e finanziato il percorso di restauro dell’intero complesso monumentale.


Il complesso conserva importanti testimonianze della storia cittadina: secondo gli studiosi Michelangelo Buonarroti ebbe modo di osservare i rivestimenti marmorei di Sant’Agostino durante il suo soggiorno a Pietrasanta nel 1518, mentre nella chiesa celebrò le sue prime messe padre Eugenio Barsanti, considerato insieme a Felice Matteucci l’inventore del primo motore a combustione interna funzionante. Ma in relazione alla storia della città, un focus a parte merita il recupero della lunetta bronzea realizzata dallo scultore Igor Mitoraj, restituita al suo splendore originario proprio nell’anno in cui Pietrasanta celebra l’artista con l’apertura del Museo Mitoraj.
«Pietrasanta è una città alla quale io e mia moglie Giuliana siamo profondamente legati. Restituire Sant’Agostino alla comunità significa contribuire concretamente alla tutela di un patrimonio che appartiene non solo a questa città ma all’intero Paese. Crediamo che il mecenatismo debba essere uno strumento capace di generare valore duraturo, mettendo in dialogo memoria, ricerca e futuro», ha dichiarato Paolo Clerici, presidente della Fondazione Paolo e Giuliana Clerici.
E il cantiere del restauro ha svelato particolari sorprendenti rispetto alla facciata quattrocentesca della chiesa rivelando una straordinaria varietà di materiali lapidei utilizzati, provenienti dalle Alpi Apuane, alcune particolarmente rare, trasformando il prospetto di Sant’Agostino in un autentico “atlante dei marmi delle Apuane” e offrendo nuove informazioni sulla storia dell’estrazione e del commercio del marmo in Versilia. E non solo, il cantiere è stato anche una straordinaria occasione di ricerca che proseguiranno e confluiranno in un convegno scientifico promosso dalla Fondazione Paolo e Giuliana Clerici in collaborazione con il Comune di Pietrasanta e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, durante il quale saranno presentati gli studi e le nuove acquisizioni emerse dal restauro.
Un restauro che ha consentito di individuare frammenti di antiche lastre tombali medievali reimpiegate nella costruzione della facciata e di approfondire la cronologia del monumento, rafforzando l’ipotesi di attribuzione della parte inferiore del prospetto alla bottega del maestro pisano Giovanni di Gante.
Con la restituzione del Complesso di Sant’Agostino si conclude uno dei più significativi interventi di mecenatismo culturale realizzati negli ultimi anni in Toscana, capace di coniugare tutela del patrimonio, ricerca scientifica e valorizzazione del territorio.
E di tutto questo ne abbiamo e ne avremo sempre più bisogno.

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