Peppino di Capri. Dal rock al twist un rivoluzionario della melodia
Addio ad una leggenda della musica italiana. Il cantante e musicista caprese è scomparso l’11 luglio 2026 nella sua amata isola dove era nato il 27 luglio 1939
NAPOLI. Se ne è andato quasi in punta di piedi Peppino Di Capri nome d’arte di Giuseppe Faiella legato alla sua isola dove nacque il 27 luglio 1939, respirando mare e note. Figlio d’arte, aveva solo quattro anni quando incantò, da enfant prodige, il generale Clarke e le truppe Usa sull’isola durante la seconda guerra mondiale. Incominciò gli studi di pianoforte e musica classica per cinque anni prima di scoprire che era attratto dai nuovi ritmi d’oltreoceano.
Nel 1958, insieme all’amico Ettore Falconieri alla batteria e ad altri musicisti (Pino Amenta al basso, Mario Cenci alla chitarra e Gabriele Varano al sax) fondò il complesso dei “Capri Boys” che miscelavano brani del repertorio classico napoletano e americano con nuove composizioni originali. Notati durante un’esibizione in un night club di Capri da un dirigente della Carish arrivò il primo contratto discografico e il gruppo cambiò nome in “Peppino di Capri e i suoi Rockers”. È il 1958, i brani “Nun è peccato” scritta da Ugo Calise e “Malatia” decretarono il successo del gruppo, capeggiato da un “sognatore”, come cantava in un suo celebre brano, ma direi anche un rivoluzionario che era riuscito a fondere la musica napoletana con le nuove sonorità come il rock’n’roll e il twist. Il successo e la popolarità crebbero con brani che sono diventati successi planetari, dalla sua “Luna Caprese”, alla reinterpretazione di un classico come “I te vurria vasà”, e la traduzione italiana di “Let’s Twist Again” di Chubby Checker, e ancora “Don’t Play That Song” e “St. Tropez Twist”, “Voce ‘e notte”, “Roberta”, “Champagne”, solo per ricordare alcuni titoli. Le tournè consolidarono il successo e Peppino è stato l’unico cantante italiano, all’epoca tra i pochi rappresentanti del rock’n’roll italiano, a salire sullo stesso palco calcato dai Beatles, in occasione dei loro tre leggendari concerti italiani.
Vincitore del Festival della Canzone Napoletana nel 1970 con la canzone Me chiamme ammore” e del Festival di Sanremo nel 1973 con “Un grande amore e niente più“ e nel 1976 con “Non lo faccio più”, ritornò sul palco sanremese altre quindici volte e nel 2023 gli fu consegnato il Premio alla carriera.
Una carriera scandita da tantissimi brani di successo, “Tu cioè”, “E mo’ e mo’” e “Il sognatore”, “Comm’è ddoce ‘o mare” (prima canzone non in italiano a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest). Una perla poi il disco che nasce dal tour, “Due ragazzi così”, con l’amico Fred Bongusto nei teatri di tutta Italia.
E non si contano i brani che con la sua voce inconfondibile hanno scandito la vita e gli amori di intere generazioni. E la sua musica, come quella struggente colonna sonora scritta per la serie Capri che solo lui icona dell’isola napoletana poteva regalarci. Tra i tanti messaggi di cordoglio, che si sono diffusi sui social, con la notizia della sua scomparsa la mattina dell’11 luglio, c’è quello dell’amico musicista napoletano Tullio De Piscopo che in poche righe racconta l’essenza dell’uomo e dell’artista: «Peppino è stato il twist italiano. Ha portato nella nostra vita un brindisi, il ritmo, la modernità, la classe, senza perdere mai Napoli e la sua adorata Capri. Ha cantato con i Beatles nel loro tour italiano e al Vigorelli di Milano ha girato quelle immagini ‘uniche’ che oggi rappresentano una pagina della storia della musica in Italia. Lui era così: curioso, libero, era avanti rispetto al suo tempo, capace di stare accanto ai più grandi senza perdere mai la sua semplicità e la sua classe».
Buon viaggio Peppino e grazie per le emozioni che ci hai regalato. Emozioni che restano perché la tua musica è immortale. (an.fu.)

