FRANCESCO PASCA

IN/Out. Dentro e fuori il processo creativo nel segno di Pantaleone da Casole

Attraversando la Singlossia di Francesco Pasca

di Antonietta Fulvio

Segno, spazio, suono. Numeri, nomi, parole, piani, immagini, tra realtà e immaginazione… I diversi linguaggi dell’arte confluiscono nel gesto pittorico di Francesco Pasca, quel gesto che è sintesi tra natura e artificio.

Partendo dall’assunto longhiano, L’arte non è imitazione della realtà, ma interpretazione individuale di essa, Francesco Pasca  elabora  figurazioni, rigorosamente geometriche “contaminate” da cifre e lettere che traducono il suo personale sguardo sulla realtà. Nelle sue opere convivono proporzioni matematiche, figure e simboli che trovano nella forza del colore il denominatore comune e, nella singlossia, la risultante dell’incontro tra linguaggio visivo e verbale. Sarebbe difatti riduttivo parlare di pittura, per le opere di Pasca, senza fare riferimento alla singlossia, a quella complementarietà dei linguaggi che sono alla base della comprensione di ciascuna sua opera, pittorica o letteraria. La tela, in un continum senza soluzione di continuità, diventa, al contempo, spazio pittorico e foglio poetico dove intrecciare immagini e suoni, significati e significanti, evocazioni di simboli che appartengono alla memoria collettiva, alla storia dell’arte, al mondo dei numeri quanto a quello della poesia. Come il tappeto musivo di Pantaleone da Casole nel cui tratto egli racchiude l’in e l’out della sua personale visione dell’Arte e del Mondo. Quasi un gioco di parole, In (personale)Out nel tratto di Pantaleone da Casole è il titolo che ha scelto per la sua mostra che partirà da Lecce per poi approdare in numerose città italiane. In/Out, Dentro e Fuori il processo creativo che deve privilegiare il confronto “di” e “tra” linguaggi superando la dimensione puramente estetica. L’idea del viaggio, in quanto evocazione di luoghi e itinerari da scoprire ma anche faticoso percorso interiore, rappresenta una delle possibili e infinite chiavi di lettura per questi ultimi lavori che condensano il frutto di una ricerca lunga e costante, partita negli anni Ottanta, parallelamente all’adesione al Gruppo Granma e al Manifesto della Singlossia che lo vede  protagonista di performance poetiche a Milano come a Palermo con Rossana Apicella, Ignazio Apolloni, Michele Perfetti, Eugenio Miccini e tanti altri.

Un discorso che continua oggi nell’adesione al tema della Singlossia come scelta e al Non senso dell’universo dedicandosi alla scrittura, alla pittura, ai linguaggi multimediali che per lui in internet trovano l’eredità diretta della singlossia.

 

 

Nato a Sanarica, a pochi passi dalla bizantina Abbazia di Casole, Francesco Pasca dipinge dal 1963 assumendo connotazioni che spaziano dal neocostruttivismo all’informale per poi giungere ad una neofiguratività caratterizzata da citazioni materiche e segniche.

Una ricerca che lo ha portato a realizzare quest’ultimo progetto artistico attraverso il quale oggi indaga e privilegia il concetto di Decorazione in quanto Arte e Manifesto politico attingendo, ad esempio, alla Guernica di Picasso nel XX secolo.

Pittore, scrittore, poeta, pensatore e matematico, Francesco Pasca si diverte a colorare i suoi pensieri: strato su strato, con una tecnica pittorica che unisce insieme il digitale, la fotografia e la sua elaborazione, il collage, gli stucchi e il colore puro  realizzando una serie di tavole che, alla stregua di “tessere”,  si compongono quasi come dei moduli. Simboliche e accuratamente studiate le forme, tutte riconducibili al quadrato, forma magica per eccellenza. Quattro, infatti, sono gli elementi naturali, acqua, aria, terra e fuoco, e quattro sono i punti cardinali per individuare gli oggetti nello spazio. E la valenza magica del quadrato ha origini antichissime a partire da lo shu cinese alla famosa incisione Melancholia I di Albrecht Dürer. Tutte le opere sono accostamenti di quadrati le cui dimensioni unitarie risultano dall’applicazione della formula che individua la sezione aurea del segmento. Vale a dire ogni singolo lavoro viene costruito prendendo a riferimento il numero d’oro, ovvero  1,6180339887, valore che esprime il concetto di armonia nella natura; un rapporto numerico che viene rispettato anche quando il quadrato, usato come multiplo, componendosi dà origine a forme rettangolari. La sezione aurea è considerata la giusta proporzione tra due elementi perché essi appaiano armoniosi all’occhio umano e sin dall’antichità fu applicata nell’architettura, esemplari, in tal senso, sono la piramide di Cheope e il Partenone di Atene. Anche nei capolavori dei più grandi artisti della storia dell’arte, Leonardo, Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, è possibile rintracciare ciò che gli antichi definivano “la divina proportione” – solo nell’Ottocento battezzato sezione aurea . Il numero d’oro, che si ritrova anche nella musica di Beethoven, ricorre persino nelle proporzioni dell’essere umano come dimostrato nell’uomo vitruviano.

Tutto è numero asserivano i pitagorici e la successione numerica scoperta da Fibonacci non è solo la dimostrazione scientifica di tale principio ma è anche riconducibile al numero d’oro, in quanto valore del rapporto degli stessi numeri di Fibonacci.

Arrivati a questo punto sarebbe lecito chiedersi cosa c’entra questo con le opere di Pasca? Si tratta forse di un gioco? Di una sfida?

La risposta è, in effetti, nelle sue opere.  Nel concepirle, egli stesso rivela di essere partito dall’applicazione scientifica di tale formula, non a caso leggibile in trasparenza, in questo stesso foglio. Numero come rappresentazione della natura e, dunque, non sterile sequenza di cifre. Sono espressioni matematiche ben precise – nulla è lasciato alla casualità – le proporzioni architettoniche dei monumenti, in primis, quelle delle facciate barocche con volute e capitelli, elementi iconografici che identificano il suo territorio di appartenenza: il Salento. Radice culturale e artistica che egli ripropone sulle sue tele tra gli elementi  compositi che sembrano disgregarsi in bilico tra gli oggetti, fuori e dentro  griglie  ideali che vanno ad impaginare le diverse e intriganti composizioni. Quasi come quinte scenografiche, le sue opere, di notevole impatto visivo, rimandano alla topografia di luoghi tanto reali quanto immaginari.  Di-segnando queste insolite topografie egli crea una geografia di segni-sensazioni che lasciano spazio a mille suggestioni.

Osservando le opere di Pasca viene in mente quanto asseriva Paul Kee: L’arte non riproduce il visibile; piuttosto, crea il visibile.

Ma cosa vedono i nostri occhi? Sono forse in grado di percepire la più piccolissima particella di cui è composta la materia?  Quanto può essere reale il nostro pensiero? E quanto ciò che vediamo è reale? La pittura induce, inevitabilmente, alla riflessione al di là della percezione visiva.

Come un divertissement letterario  – non a caso è anche fine scrittore e poeta – Pasca configura e assembla nello spazio pittorico elementi diversi e spesso contrastanti tra loro; monta e smonta come tasselli di un ideale puzzle piani e figure dalle delicate cromie che possono, inaspettatamente, fondersi in moduli dalle tonalità più accese suggerendo volumi e spazi tridimensionali. Lo spazio della tela, per lui, diventa il piano delle possibilità, gioco e alibi per potersi interrogare sulla natura, con un riferimento preciso all’antropizzazione che sempre più spesso intacca gli equilibri naturali provocando danni formali e sostanziali tali da mettere in pericolo la sopravvivenza di tutte le specie, compresa quella del genere umano.

E il rimando alla memoria, non può che passare dai segni e dai simboli del mosaico otrantino del monaco Pantaleone che riuscì a fondere in uno straordinario sincretismo la cultura occidentale e quella orientale, suggerendo all’umanità tutta la reale possibilità della coesistenza di entrambe le culture nel quadro di una perfetta integrazione…

Dai graffiti di Porto Badisco, sulle cui pareti restarono incisi i primi tentativi dell’uomo che, sin dagli albori della civiltà, percepì la necessità di esprimersi e comunicare…

Quel suo primo atto creativo ha generato l’Arte che non può essere sganciata dal concetto di Comunicazione. L’Arte è Comunicazione. A prescindere dal valore estetico. Per l’artista leccese imprescindibile è il legame con la parola, a cominciare dal termine che è connotazione del suo stesso cognome – la scritta Pasca che compare in uno dei medaglioni del mosaico  di Pantaleone che occupa il quadrato del transetto della Cattedrale di Otranto e che egli assume quasi a firma dei suoi lavori. Lavori che nascono sempre da un’attenta e complicata analisi concettuale che non tralascia tanto l’immaginazione quanto il rigore matematico.

E’ sempre questione di ricerca. La sua indagine pittorica coincide con il desiderio di  identità che è stratificazione, elaborazione complessa dei diversi linguaggi espressivi: da quello più apparentemente freddo e concettuale fatto di bit, In e Out appunto, quello del microprocessore che permette il funzionamento del software di qualsiasi computer, al gesto pittorico che interviene sulla tela digitalizzata, che sembrerebbe destinata ad essere un prodotto seriale, privato,  come sosteneva Walter Benjamin, dell’aura dell’opera d’arte. E difatti il gesto, l’intervento dell’artista, deus ex machina e nuovo demiurgo, che rimescola le carte e trasforma il supporto in opera d’arte, rinnovando sulla tela il senso del suo agire, ripristinando il potere della mente su quello della macchina, ad esempio. Ma, paradossalmente, anche la priorità del pensiero sul gesto, perché l’imprinting non è puro istinto bensì elaborazione concettuale complessa che il gesto prova a tradurre in segni e cromie. Sull’immagine di sfondo elaborata al computer e stampata sulla tela, Pasca interviene stendendo il colore, incidendo gli strati di gesso, innestando strati di tela quasi a ricomporre la memoria inequivocabilmente legata allo spazio e al tempo.

Un nuovo hic et nunc per un nuovo progetto estetico, ciò che egli stesso definisce “la Decorazione-Arte che vuole abbattere l’incredulità critica del momento e dare luogo ad un termine dell’Io come In /Out della comunicazione” .

Tutto questo aspirando ad un nuovo trattato albertiano, ad un nuovo uomo vitruviano, ad un nuovo modo di concepire “un nuovo oggetto dell’Arte come macchina dell’abitare… giungendo   all’Idea della Decorazione non omologabile”.

Un ritorno al primitivo, insomma.

Da inscrivere magari in un quadrato –  spazio inevitabilmente definito-  capace di racchiudere però l’indefinito spazio delle idee.

 


 

Chi è Francesco Pasca

Nato a Sanarica, a pochi passi dalla bizantina Abbazia di Casole, Francesco Pasca dipinge dal 1963 assumendo connotazioni che spaziano dal neocostruttivismo all’informale per poi giungere ad una neofiguratività caratterizzata da citazioni materiche e segniche.

Poeta e scrittore, di recente ha pubblicato per i tipi de Il Raggio Verde “Otranto il luogo delle parole”; “Eutopos. Mi disegni una parola? La parola nominata” presentato con successo nell’ambito della manifestazione “Un libro a Milano”.

 


 

Approfondimenti

 

Sul sito

Eu-Tòpos

Il Gesto di Francesco Pasca

 

 

Sul sito www.ilraggioverdesrl.it

Francesco Pasca in ModulArte, edizioni Il Raggio Verde

www.francescopasca.it

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