SUL BILICO DELL’ASTRAZIONE

PITTURA/LUIGI DE GIOVANNI

Doppio evento espositivo a Specchia e a Firenze in occasione della Giornata del Contemporaneo

 

 

Oggetti, tracce che invadono la tela, riproponendo suggestive e ancor più intriganti visioni.

Luigi de Giovanni continua la spasmodica ricerca pittorica sul paesaggio passando con questa ultima produzione dagli scorci vedutistici di una campagna – quella salentina d’origine e quella sarda d’adozione – a figurazioni al limite dell’astrazione dove il segno pittorico sempre più materico e incisivo si confonde tra cifre e lettere di una grafia appena percettibile.

Negli ultimi lavori si nota un’evoluzione stilistica e concettuale strettamente connessa all’elaborazione e alle osservazioni sul tema del paesaggio da sempre oggetto di indagine e di continui “ripensamenti”.

Negli scorci di terre assolate, tra mare, terra e cielo l’artista ha sempre ricercato il rapporto dell’uomo con la natura e lo spazio riuscendo a trasferire nelle sue visioni pittoriche le immagini del proprio mondo interiore. Attraverso l’uso di una tavolozza dai forti abbinamenti cromatici riusciva a materializzare l’angoscia, la solitudine, l’inarrestabile fluire del tempo come delle emozioni che caratterizzano la condizione umana.

 

 

Con le sue due ultime mostre, però, l’artista specchiese insiste nel focalizzare lo sguardo non più all’esterno, in immagini di più facile intuizione ma cerca di penetrare l’interiorità del pensiero. Già nella precedente mostra “Objects oggetti per raccontare il tempo”  – come del resto suggeriva lo stesso titolo – il tempo inarrestabile veniva raccontato da figurazioni di oggetti che, in realtà, erano il punto di partenza per riflettere sulla società di ieri e di oggi. La pittura come linguaggio privilegiato, dunque, per narrare l’evoluzione di oggetti che il progresso tecnologico ha sostanzialmente e progressivamente cambiato nella forma, nelle modalità di utilizzo segnando accanto all’inevitabile scorrere del tempo anche le trasformazioni di usi e costumi in un mondo in continua evoluzione.

Riguardando, più che con sguardo nostalgico, con occhio critico a quel mondo rurale che è ormai scomparso: nei ricordi di una civiltà contadina, che ha rappresentato il punto di riferimento per intere generazioni, ha ripescato pinze, tenaglie, forbici strumenti di lavoro sostituiti negli ultimi decenni, in maniera sempre più vertiginosa, da circuiti elettrici e integrati, transistor e microchip. I-pad e schermi a plasma se da un lato segnano il trionfo della tecnologia, dall’altra rappresentano la naturale evoluzione dei più datati strumenti che hanno scandito il tempo, la vita. Un pensiero che deve far riflettere non sulla inarrestabile corsa al progresso ma sul pericolo che viene dalla negazione del passato.

E ancora il tempo è al centro ed è naturale prosecuzione della ricerca su cui sono incentrati i lavori di “Tracks- tracce” con i quali l’artista partecipa con il doppio evento espositivo a Specchia e a Firenze, alla Giornata del contemporaneo (dal 7 al 20 ottobre 2011). Negli spazi fiorentini della Galleria Mentana sarà tra gli artisti della collettiva organizzata dal Centro Culturale, nella città natale e, precisamente, nel suo atelier “Sutta le capanne de lu ripa” presenta in mostra un’opera singolare composta dall’assemblaggio di 25 moduli. Riprendendo la magica forma del quadrato in un numero che è il quadrato del numero cinque, altra cifra simbolica, egli dà forma alle proprie tracce per dar vita ad un nuovo racconto. Il gesto pittorico è il protagonista assoluto insieme al colore che è traccia ma anche pensiero che si concretizza sulla tela. Lo spazio pittorico diventa espressione molteplice del suo percorso personale di uomo e di artista. Sogni e speranze, fede e istinto creativo, passioni e paure tutta la gamma dei sentimenti… l’artista prova a raccontarli con i suoi gesti unici, come unico è ogni modulo, con il suo linguaggio e i colori che appartengono all’immaginario collettivo. Egli prova a dar loro un’unità che in natura non hanno perché le storie sono sempre singole ma possono unirsi e formare un unico macrocosmo dove possono ritrovarsi, contaminarsi, intersecarsi come punti e linee su piani nello spazio… lì insieme nei quadrati che si incastrano come tasselli di un puzzle diventando metafora di vita, di un tempo che nel momento in cui è vissuto è già passato, evocando il panta rei di eraclitea memoria.

Però qualche traccia resta. Ecco il credo dell’artista. Qualcosa di noi contamina il mondo, nel bene e nel male, ecco perché nella giornata del Contemporaneo Luigi de Giovanni ha ideato una singolare performance. Il visitatore che entrerà nell’atelier, aperto tutto il giorno, calpesterà involontariamente il pavimento ricoperto di gesso bianco. Lascerà la sua traccia ma altre, andando via, ne lascerà sulle vie di Specchia: la fruizione dell’opera non è mai un evento finito ma si rinnova  senza soluzione di continuità così come il nostro agire privato e quotidiano influenza la società e il tempo in cui viviamo.

(Pubblicato sul quotidiano “Il Paese Nuovo”, 8 ottobre 2011)

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