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La leggenda

il futuro di un’impronta virtuale

Domanda: chi possiede la pratica del sommergente?

Siamo guidati in un campo, dal legame intimo, fra i distinguo del recettore e del percettore. Qualunque complessità resta sempre apparente ed è legata dal repertorio dei segni che ognuno di noi possiede come cultura personale. In questa realtà, Steve Jobs lascia l’impronta, sfila il suo filo dal groviglio di uno sbarco sul pianeta Terra.

L’icona planetaria di quanto si è segnato sulle nostre sabbie silicee porta i segni dei suoi iPod, degli iPhone, degli iPad. Il genio di Cupertino è entrato alla pari delle impronte fossili millenarie di altri geni e anche nelle tasche di milioni di consumatori che si dicono soddisfatti. I giornali mi dicono che: l’aver comprato mille dollari di azioni Apple nel 2002, all’indomani, del primo iPod, ne ha trovati 378mila. Il trend della notorietà, questa volta non più ahimè, si segna anche con la classica torta da spartire. La Apple vale, scavalca e cavalca il podio di prima società del mondo capitalizzato. E, la Apple ha già pronto il disegno dei prossimi prodotti. Ha già l’origine del termine di ogni virtual-machine che sta ancora ad indicare la molteplicità dei suoi computer. Ad ognuno di quei computer è stata data l’impressione dell’essere unico. Il suo software  si interfaccia docilmente e rende possibile questa con-divisione. L’impronta del genio Steve Jobs è anche nel bilancio della Apple. 28,4 miliardi di dollari sono ormai in cassa. Tutto questo può cambiare, cambiare così come cambia di stato l’icona, l’oggetto reso caldo dal passaggio, dal tocco delle nostre mani. Quel Click oggi diviene l’inevitabilmente incerto, ha un’altra impronta: la sua breve-lunga malattia che ha lasciato altro segno, quella di Jobs e della sua squadra. La successione di ciò che sarà, è il nuovo visionario, è l’imprimere nuovi solchi silicei col ferro e col fuoco. Chissà come potrà essere l’incerto visionario del domani nei testing e nei debuggin di altri ambienti controllati?

Risposte tante, certezze solo nella mente di Steve, per noi nessuna. Ma, Dalla mente di Steve, progenitore delle virtualità odierne, si potranno considerare e prevedere sia i cosiddetti calcolatori astratti, sia la “concretezza”, di un “ALTRO” software. Qualunque sistema operativo applicato sarà abilitato ad una gestione più semplice, a risorse già dette eterogenee. La logica applicata da Steve e da qui innanzi sarà lo studio obbligato di un nuovo ragionamento. L’argomentazione sarà nei procedimenti rivolti a chiarire nuovi studi di logica non più binaria e non più con i classici 0 e 1. Sono sicuro che Steve ci stesse pensando, stesse trovando nuove risorse di derivazione dal λόγος (lògos), dalla parola, dal pensiero, dall’idea, dall’argomento, infine dalla Ragione Plurima che non potrà più essere il Si ed il No. Steve credo volesse superare il congegno meccanico, volesse ricavare l’ovviare dall’avviare, battere un testo che non si esprimesse solo con la certezza del risvolto a chiarire, credo non volesse il procedimento di un pensiero valido e non valido, ma di una logica simbolica e meno combinatoria. Steve ha frantumato il deduttivo già iniziato da Thomas Hobbes, ha pensato, cercato di unificare la complessità delle strutture logico/linguistiche con un altrettanto linguaggio pluriuniversale e trasversale. Non ha saputo sconfiggere la morte che rappresenta il vero paradosso del divenire, della realtà in generale (“nello stesso fiume scendiamo e non scendiamo; siamo e non siamo”- Eraclito ).

Steve ha avuto la libertà di modificare, si è richiamato all’imperativo d’essere l’inventore artigiano, ci ha messo le mani ed il cuore, ha voluto capire il funzionamento del caso e lo ha ottenuto per migliorarlo. Ha avuto il piacere del  “piacere”, e,  nel divertimento, ha determinato un importante incentivo alla sua programmazione. Il computer oggi diventa non solo uno strumento funzionale per facilitare i compiti ripetitivi, ma il mezzo per estendere l’immaginazione personale. Qualunque flessibilità per Steve è passata dall’unione intima di un hardware e di un software.Le possibilità evolutive hanno costituito la sua traccia, una sfida continua dell’uso intelligente. Le procedure routinarie sono ancora oggi le nostre barriere da abbattere. Contrapporre – adeguare, bisogno primario di interattiva e creatività, tutto questo, dà il nuovo status e i ruoli che saranno resi definibili nella decrittazione dei nuovi codici.

Ciao amico Steve, tu sai che esistono, fra gli umani, gli operatori, i percettori dell’universale dal piacere estetico nei linguaggi. Sono sicuro che per te sono come i cubi calamitati di Platone. Come sai, estraeva a caso da un’urna, sapendo che si sarebbero attratti dal loro magnetismo, dando un ordine al mondo della comunicazione non casuale ma poetico.

(pubblicato sul quotidiano “Il Paese Nuovo”, 8 ottobre 2011)

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