Per ricordare il giornalista Michele Frascaro

Sabato 25 febbraio, alle ore 11.30, è stata  intitolata la sala polifunzionale alla memoria del collega scomparso nel maggio del 2010

LA MEDIATECA DELLE CANTELMO A MICHELE FRASCARO

Questa mattina, sabato 25 febbraio, alle ore 11.30, è stata scoperta una targa. Da stamane  la sala mediateca della Mediateca polifunzionale delle Officine Cantelmo è intitolata a Michele Frascaro, il compianto giornalista scomparso prematuramente poco meno di due anni fa.  Una cerimonia commovente alla presenza del sindaco Paolo Perrone, la vicepresidente della Provincia Loredana Capone, ai tantissimi colleghi e amici di Michele e la sua famiglia anche la piccola Gloria che, per pochi mesi, non ha potuto conoscere suo padre.

Direttore della rivista “L’Impaziente” Michele Frascaro ci ha lasciati troppo presto, a soli 37 anni, stroncato da un infarto mentre era al fianco degli operai dell’Adelchi, per dare voce a chi non ha voce. Questo era il suo credo. Noi ricorderemo sempre il suo giornalismo militante, il suo essere vicino alla gente,  al mondo del lavoro e all’ambiente con le sue inchieste precise, attente, una lotta incessante e paziente alla ricerca della verità.

La proposta di intitolare la mediateca venne lanciata direttamente dal sindaco Paolo Perrone che ha voluto così ricordare la figura e il ruolo del collega: “E’ un riconoscimento doveroso per un uomo che ha speso buon parte della sua vita al fianco dei giovani. Il nostro impegno per la sicurezza dei cittadini sul posto di lavoro proseguirà in suo onore”. Una proposta divenuta oggi realtà: sul muro della Mediateca si possono leggere le parole  tratte dal film “A beautiful Mind”: “Ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile” sintesi felice del fulcro intorno al quale Michele Frascaro ha fatto ruotare il suo agire culturale e politico.

“Abbiamo deciso di intitolare a Michele Frascaro la Mediateca delle Officine Cantelmo  – ha dichiarato il sindaco Paolo Perrone – perché è giusto che i ragazzi, guardando la targa che riporta il suo nome e chiedendosi chi fosse, possano trovare nella risposta un modello di impegno civile, politico e di passione. Ho conosciuto Michele qualche hanno fa, quando mi chiese di fare un’intervista. All’epoca ero un giovane amministratore e qualcuno, volendomi aprire gli occhi, mi disse di stare attento, perché – così mi riferirono – “non era uno dei nostri”. Ci misi pochissimo ad abbattere in me quegli avvertimenti e quei pregiudizi. Michele non era un giornalista qualunque. Era un cronista che faceva della verità la colonna portante della sua vita, e che quindi non guardava ai colori politici, ma all’essenza dei fatti e ai bisogni della gente. Mi colpì da subito per la sua vivacità di ingegno. Dirigeva un giornale che aveva un nome che ben lo rappresentava: L’Impaziente. Più che azzeccato per lui, che pazienza proprio non ne aveva, quando si trattava di non concedere un attimo a nessuno, pur di avere le risposte che cercava. Michele non era uno di noi, è vero. Peccato, mi dicevo tra me e me. Fui felice quando cominciammo a lavorare a braccetto con quell’interessantissimo progetto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Michele, in tutto quello che ha fatto, ci ha messo il cuore. Ecco perché questa mattina ci siamo ritrovati per ricordarlo, fra gli applausi di colleghi e amici, del papà, della moglie Angela e della piccola Gloria che, il suo papà, imparerà a conoscerlo, attraverso ciò che ha regalato alla gente che ha avuto l’immensa fortuna di incontrarlo. Michele, ti abbraccio.”

(red. Arte e Luoghi)

foto: Lara Napoli

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