Vittorio Balsebre

L’artista Vittorio Balsebre da domenica 29 dicembre 2013 ha lasciato questa terra per raggiungere il cielo…le sue nuvole… ”Noi cerchiamo di individuare in esse delle figure,  perchè  è nella nostra natura tendere a ricostruire forme già note, ma in realtà le nuvole hanno una loro forma. Solo più tardi ho capito perchè ne ero così affascinato: c’è dentro di me qualcosa, una naturale tendenza estetica verso forme che si usano definire astratte”- aveva raccontato in un’intervista di alcuni anni fa in occasione di una mostra-omaggio per il suo ottantesimo compleanno.

E fino alla fine non ha mai smesso di creare per lui più che mai si può scrivere che abbia vissuto una vita interamente dedicata all’Arte. Quell’arte intesa come splendida astrazione, raccontata nei collages mettendo insieme fotografie ”frammenti della parvenza del reale” che ricordando le sue parole “danno al poeta-pittore la possibilità di ”offrire una immagine autentica e singolare”. E dietro ogni lavoro, accanto al segno, la scrittura che, come un fiume in piena, ripercorre gli incontri, le situazioni, le intuizioni che lui da notevole ”sperimentatore” così  come lo ha definito Lucio Galante – ha vissuto pienamente senza seguire mai il ”tempo corrente, popolare, colto o accademico o la ‘moda’ del fare’. Per ricordarlo, su queste nostre pagine, pubblichiamo un’intervista realizzata da Monica Lisi, chiudendo questo fine anno con un omaggio ad un artista e ad una persona davvero speciale che abbiamo avuto il privilegio di incontrare e di condividere la sua passione per l’Arte. Grazie Vittorio (an.fu.)

Ciao Vittorio! 
  
           

di Monica Lisi

” La tecnica è un mestiere che si impara, l’arte è una concezione della mente umana che nasce spontanea. Io di fatto non penso quando dipingo”

Vittorio Balsebre, classe 1916 piemontese di nascita, salentino d’adozione , da domenica 29 dicembre  non è più dalla parte dei vivi. Ma vivo resta il suo lavoro, la sua immensa eredità fatta di scritti e di opere. Vittorio l’artista, il critico, il pensatore. Tantissimi  gli artisti che nella sua lunga vita ha incontrato. Nel marzo del 2007 sono andata a trovarlo nella sua casa studio dove ho raccolto una testimonianza video. Un’ora in cui Vittorio Balsebre racconta parte della sua esperienza nel mondo dell’arte, come anche gli artisti incontrati, la nascita del gruppo dell’arte Genetica e del gruppo Gramma, l’incontro con il gruppo Forma 1 a Roma. Per ricordare un grande uomo che ha tracciato un territorio, che non è nei manuali della storia dell’arte per una sua scelta romantica. Quella di rimanere coerentemente vicino alla sua famiglia che tanto amava, rispettandone ritmi e  assolvendo le sue responsabilità.

 

ML “Vorrei fare delle domande legate all’arte ma anche legate alla scienza, lei mi dice che la scienza è comunque ricerca ed è importante.”

VB “ La scienza, la storia, la filosofia, l’estetica. C’è un po’ di filosofia nell’arte,  che attraverso l’arte è una ricerca della verità. Noi ricerchiamo la verità dell’arte. Quando si dice che l’arte è naturalismo puro verismo, non è vero. L’arte è astratta. E’ una verità dell’intelligenza. Astrazione cosa vuol dire. Un muro di Matera, per esempio, che io ho scoperto negli anni 50 quando venivo da Roma,  presentava una forma astratta. Ma è reale. Allora io ho detto se lo faccio in pittura diranno che l’ho fatto di testa mia, se invece lo fotografo è diverso.”

ML “La sua ricerca artistica come si è andata evolvendo, da dove è partita, quali materiali ha usato”

VB “Posso raccontare la mia storia. È partita dai sei sette anni. Io avevo la mania di disegnare il profilo dei cani di mio padre e cercavo dei modelli da copiare.  C’era un dizionario, il Melzi, che inseriva delle immagini, allora io copiavo la testa di Garibaldi. La mia maestra mi chiamava il pittore. Una cosa che mi impressionava quando ero piccolo erano le nuvole. La nuvola ha una forma di astrazione straordinaria, che si modifica continuamente. Io per lungo tempo guardavo le nuvole. Poi dovevo andare in provincia di Salerno per continuare gli studi. Andai alla scuola industriale, dove facevamo tutte le forme di disegno.  Dal disegno ornato al disegno di macchina. La teoria delle ombre, la prospettiva, le tabelle del disegno di macchina che avevano delle norme precise. Mi sono diplomato, poi sono andato a Montescaglioso per due anni, dal 34 al 36.” Quando sono andato a Roma avevo 15 anni ho conosciuto una donna straordinaria che si chiamava Palma Bucarelli che dirigeva la Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma. Vedevo questi lavori e mi incantavo. Arrivo a vedere le cere di Medardo Rosso e resto incantato. Avevo individuato una forma di astrattismo inconscio che io avevo nel sangue. A Roma sono stato dal 47 al 51, ho conosciuto dei ragazzi che avevano 20 anni ed avevano formato il gruppo Forma1 di Roma. Dorazio, Perilli, Accardi.Ora sono morti tutti, è rimasto solo Perilli. Era un gruppo di siciliani e romani. Il più puro, il più amico, il più geniale mi è sembrato Dorazio. L’altro, Consagro, si manteneva più distaccato. Con Dorazio ci siamo scritti, ho una piccola corrispondenza. In quel periodo ho conosciuto Lionello Venturi. Era uscito fuori dall’Italia perché in quel periodo una legge aveva stabilito che i professori dovevano andare all’Università con la divisa. Lionello Venturi andò via. Lo incontravamo in via Margutta, là c’era tutta la concentrazione dell’arte del dopoguerra. Era al centro di Roma, isolata. C’era Guttuso, Prampolini, L’art Club, Palma Bucarelli con Argan, allievo di Lionello Venturi. Argan si manteneva riservato mentre Lionello parlava con tutti. Un uomo eccezionale. Roma era un ambiente molto familiare, ho frequentato una scuola di architettura e disegno architettonico…

Ho fatto anche la critica d’arte. Ho scritto per l’ora del Salento, ho scritto una ventina di articoli per la biennale di Venezia, ho scritto per Vincenzo Ciardo.

ML “Quali sono glia altri artisti che ha incontrato nel Salento in questi anni?”

VB “Un giovane emergente, Salvatore Sava, che viene fuori dall’accademia. Molto bravo, farà una mostra a Milano, Poi ci sono Natalino Tondo e Damiano Tondo, Buttazzo, Renato Centonze, ce ne sono una trentina, tutti bravi. Giovanni Dell’Anna, Sambati, Liaci, bravo anche come critico d’arte ed è stato uno dei più bravi. Perché molti si fanno abbagliare dalla tecnica.”

ML “Ci spieghi : cos’è l’arte Genetica nata con Saverio Dodaro?”

VB “Saverio Dodaro, bravo anche nella letteratura. Io mi sono sempre opposto a questo. Tutta l’arte è genetica perché viene dall’interno. Non possiamo generalizzare. I gruppi non sono stati mai unitari. Il gruppo degli impressionisti, ognuno è una personalità a sè. Eravamo dieci dodici tra cui c’era Augeri. Avevamo avuto alcuni legami con poeti di Bari, un gallerista di Milano. L’altro gruppo è stato il Gramma formato da Faggiano, De Leo e Corallo. Poi hanno invitato tutti noi. Alcuni erano scettici, ma eravamo collegato con tutta l’Europa di quell’epoca. Era una specie di sessantotto dell’arte. Siamo stati un po’ come i futuristi, abbiamo cercato di capovolgere il sistema. C’è stato un professore di Lecce molto bravo che ha fatto una critica delle nostre cose. Toti Carpentieri  era in mezzo a noi, ha portato un contributo scientifico nell’ambito della conoscenza, perché quando si parlava di geni si parlava di scientificità del fenomeno, Dodaro parlava del linguaggio junghiano, si parlava della teoria della trasformazione del regno animale, del darwinismo.”

ML “L’arte che è prodotta oggi si avvale di nuove tecnologie, del video, della macchina fotografica”

VB “Si è passati dall’arte vera all’arte falsa. Esiste per me ancora il lirismo pittorico. Io cerco la poetica nell’arte, cerco l’incanto. Come la musica, la poesia. La tecnica cambia. Ora passare dall’arte manuale all’arte del meccanismo, ognuno può prendere una di queste macchine e utilizzarla, anche un bambino.”

ML “L’artista deve usare dei materiali allora”

VB “Si, io uso il collage ad esempio.”

Fuori campo sua moglie ci diverte con battute, con piccole storie che ci fanno soffermare su particolari della  loro lunga vita insieme.

Vittorio infine ci dice ”Se io fossi stato scapolo mi sarei inserito nel gruppo di Roma e sarei nella storia dell’arte come tutti gli altri. Non m’importa”            sua moglie aggiunge “Ne parleranno i posteri. Che gran soddisfazione essere nella storia quando sei morto” e giù una gran risata, tutti insieme. Una giornata stupenda con Vittorio Balsebre, la sua magnifica moglie, Pina Petracca  e Antonietta Fulvio, della casa editrice Il Raggio verde che mi accompagnano in questo mio sogno. Raccogliere la testimonianza di un  grande artista.

                                                                                                                            

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