Berlinguer: da Sassari alle Botteghe Oscure

Presentazione del libro “Enrico Berlinguer” di Chiara Valentini

“Dietro le quinte del potere rosso”

di Luca Tenneriello

 

Si è svolta nel pomeriggio di giovedì 19 giugno, presso la Feltrinelli di via del Corso a Roma, la presentazione del saggio storico-biografico “Enrico Berlinguer” (Feltrinelli 2014) di Chiara Valentini, con gli interventi di due illustri direttori di testate italiane, Bruno Manfellotto (l’Espresso), Norma Rangieri (il manifesto) e Giacomo Marramao (ordinario di Filosofia politica all’Università degli Studi Roma Tre). Un libro che vanta una fortunata vicenda editoriale dipanata in quasi trent’anni anni; una prima edizione nel 1985, altre tra l’87 e il 2004, fino a questa ultima, riveduta e ampliata edizione 2014.

La Valentini, giornalista e saggista, nota firma di Panorama e L’Espresso, ripercorre l’intera vicenda umana e politica del Segretario del PCI, attingendo a un ampio corpus di articoli di quegli anni, nonché a interviste e dialoghi avuti personalmente con il leader comunista. Una nuova edizione più “storica”, più «ancorata alla carta» e fedele ai documenti, rispetto alla prima stesura, più sentimentale e intrisa del «senso della mancanza», scritta con gli «occhi della giovane appassionata movimentista», dice la stessa Valentini. Ne vien fuori un Berlinguer dal forte carattere intuitivo, quasi profetico, pervaso da un acume e una lungimiranza capace di intravedere i segni di un cambiamento sociale – quei segni che forse i suoi colleghi di partito si ostinavano a ricacciare dentro confini ormai superati. Uomo profetico, non visionario, che non ha perso il senso della realtà. Uomo in metamorfosi per il bene del popolo; “uomo politico”, come da pochi giorni possiamo leggere sulla targa di “Largo Enrico Berlinguer” a Roma, nei pressi di Piazza Venezia. 

«Stanotte si fa un libro» ha detto Manfellotto, ricordando il drammatico adagio che correva nella redazione di Panorama (Valentini compresa), durante la notte dell’11 giugno 1984. Un momento, quello della morte di Berlinguer, che ha segnato la fine di un’epoca e, forse, la fine di un ideale della politica sganciato dalle serranti logiche del “partito” e aperto a nuove prospettive. Da quella notte è iniziato un lungo studio critico, continua Manfellotto, mirato a raccogliere e sondare tutti gli articoli più rilevanti che dagli anni ’60 hanno raccontato – e condannato – l’agire politico dell’uomo Berlinguer.

«Una biografia che leggiamo come un romanzo» continua Nadia Rangieri «che va dietro le quinte del “potere rosso”», seguendo passo dopo passo la formazione umana di un importante uomo del Novecento, che dalle strade di Sassari, dall’adolescenza fatta di partite di poker, di scorribande con i compagni e di scarsi rendimenti scolastici, è diventato il «più grande Segretario del Partito Comunista Italiano». Dalla ricostruzione degli eventi politici, Berlinguer appare un freelance, coerente con se stesso, anche quando si tratta di andare controcorrente; un uomo dal rigore morale riflesso nel rigore dei “costumi politici”.

Attenzione però a non cadere in uno sterile e nostalgico rimpianto; «custodire il fuoco, non adorare le ceneri» prosegue Giacomo Marramao, citando Gustav Mahler. Cosa rimane oggi di Berlinguer? Cosa resta dopo il grandioso e commosso funerale in Piazza San Giovanni? Quali valori politici incarnare nel mezzo di una compagine bipolare, fra un’ala di “sapienti” (gli oligòi platonici) e una di neopopulisti “arrabbiati” che cavalcano l’effimera e mutevole onda del “mediatico”? È questo un interrogativo al quale bisogna prestare attenzione. E Chiara Valentini cerca di rispondere, quantomeno in forma embrionale, regalando in chiusura un aforisma del socialdemocratico austriaco Willy Brandt, ritrovato nel cassetto della scrivania di Berlinguer: “Quando le vecchie convinzioni mostrano i loro limiti, allora agisce il dubbio. Dalla forza della negazione sorge il mondo”.

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