Riti pasquali nel salento

Momenti di spiritualità che potremo rivivere solo nei ricordi. Il reportage del fotografo Michele Piccinno ci riporta indietro nel 2015 alle processioni tra Gallipoli e Maglie

di Raffaele Polo

É una Pasqua strana, inusuale, questa del 2020.
Con una emergenza sanitaria che ci costringe, peggio che durante la guerra, a stare a casa e ad annullare tutti i diversivi che avremmo programmato altrimenti.
E anche i ‘riti pasquali’ che, da sempre, hanno caratterizzato la nostra tradizione, subiscono la medesima sorte. Insomma, niente processioni delle Palme, niente Vie Crucis, abolite anche le Tavole di san Giuseppe e tutto il corollario di manifestazioni che confluisce, poi, nell’allegria del Lunedì, con la scampagnata al mare, con accompagnamento di ‘stanati’ di pasta al forno e parmigiana. Dopo i tempi bui della Quaresima, insomma, la gioia di festeggiare una Resurrezione che non è solo gioia per i fedeli, ma apre alla speranza e alla rinascita tutta la Natura, portandoci verso climi più miti e, in definitiva, all’estate. Come sempre, sacro e profano si mescolano piacevolmente, e l’Uomo ritrova la sua rinascita, dopo il gelo dell’inverno e la forzata inattività.


Ma questo in tempi normali…
Non più tardi dell’anno scorso, per san Giuseppe, abbiamo effettuato un itinerario nei paesi più tradizionalmente legati a questa tradizione: Casamassella, su tutti. Ma anche Uggiano La Chiesa e tutto l’hinterland di Otranto. In piazza, con una comune consuetudine, viene allestita una grande tavolata dove compaiono i piatti tradizionali della Pasqua: soprattutto i ‘ciceri e tria’ dove la ‘tria’ altro non è che una parte della pasta utilizzata per la saporita pasta e ceci, accuratamente fritta, tanto da diventare scura e croccante. La processione, con i personaggi della tradizione, giunta alla tavola imbandita, prende posto secondo un ordine ben stabilito: Gesù, la Madonna, San Giuseppe, gli Apostoli. E, secondo una antica sceneggiatura, avviene la consumazione delle vivande. Ma, una volta che termina questa rappresentazione, la folla che segue attentamente e con curiosità tutto lo svolgersi del rito, è invitata a favorire, ovvero a consumare le tante vivande presenti…
C’è, poi, l’usanza ancora presente ma in via di estinzione, di offrire ai visitatori una ‘tavola imbandita’, di solito allestita nella stanza più ampia della casa: e lì, in una grande coreografia alimentare, vengono esposti i piatti della tradizione, dove il pesce è protagonista ma vi sono anche tutti gli elementi della cucina ‘povera’, dalle pittule alla ‘paparine’, ai taralli, al pane fatto in casa.

Reportage fotografico di Michele Piccinno a Gallipoli e a Maglie (2015)

Di solito, c’è una sorta di gara fra le tre o quattro case ‘ospiti’ che invitano i visitatori, cercando di superarsi nell’allestimento spettacolare di queste specie di ‘altari’ gastronomici…
Tantissime, poi, le rappresentazione della Via Crucis, animata da volontari e sempre allestite con cura dei particolari. A Taranto, si aspettano questi giorni per partecipare al millenario percorso da effettuarsi con andatura cadenzata e che sottolinea la sofferenza di chi segue un feretro in raccoglimento. Ma suggestiva è la via Crucis di Gallipoli, quando dalla chiesa di San Francesco viene portato in processione il ‘Mallatrone’, sempre orrido e inviso ai fedeli che non mancano di insultarlo e maledirlo…
Non dimentichiamo, poi, le creazioni particolari della pasticceria locale, con le ormai tradizionali ‘coddhure’, ovvero pasta dolce che racchiude una o più uova allesse.. E le zeppole che dominano tra le altre specialità dolciarie di cui i nostri pasticceri sono sempre ben forniti.
Poi, poi, arriva ‘lu Riu’, ovvero il lunedì dell’Angelo (che a Lecce è protratto al martedì, con l’allegro pellegrinaggio alla Madonna D’Aurio) e poi…
Niente.
Quest’anno, niente di tutto questo.
Ma la speranza che, già dalla prossima Pasqua, potremo riconciliarci, sicuramente con rinnovata Fede, ai nostri tradizionali riti primaverili.

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