I De Filippo, il mestiere in scena il ricordo di una mostra

Non si può parlare di Eduardo De Filippo senza ricordare la famiglia intera con Titina e Peppino, attori e protagonisti indiscussi del teatro del Novecento. Sul finire del 2018 e fino al marzo dello scorso anno Castel dell’Ovo a Napoli ospitò una grande mostra dal titolo emblematico “i De Filippo, il mestiere in scena”. Voluta dalla famiglia de Filippo e promossa dal Comune di Napoli fu curata da Carolina Rosi, Tommaso De Filippo e Alessandro Nicosia, Presidente di C.O.R.


Un affascinante e incredibile viaggio attraverso l’esposizione di oltre 70 costumi di scena, compreso il baule dell’attore, locandine, copioni manoscritti, foto e video inediti, conservati in archivi privati, in istituti e soprattutto dagli eredi Eduardo e Luca De Filippo, partendo dal capostipite Scarpetta, per poi entrare nell’universo teatrale di Eduardo, ma anche nei film, nelle sue poesie, nelle sue canzoni. E poi Vincenzo e Mario Scarpetta; i fratelli Titina e Peppino, Luigi De Filippo fino a concludere con Luca, l’amato figlio che aveva esordito a soli sette anni nel ruolo di Peppiniello in quel capolavoro che è Miseria e Nobiltà. In una sorta di passaggio del testimone nell’ultima apparizione al Teatro Antico di Taormina nel settembre 1984 Eduardo parlò del suo Luca venuto su dalla gavetta, “da una vita di sacrifici e di gelo (..) «perché – come spiegò in quel discorso – fare teatro sul serio significa sacrificare una vita».
Magari in un prossimo futuro, passata la pandemia, sarebbe bello che altre città d’Italia potessero ospitare l’allestimento di quella mostra e rendere omaggio in toto ai De Filippo e al loro immenso Teatro d’Autore. (an.fu.)

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