Luminosa, antica bellezza… Siracusa

Immersa nella luce dell’oriente siciliano, adagiata sul mare, Siracusa si mostra in tutta la sua bellezza ammirata dalla terra e dal mare

Dario Bottaro

Una delle città più antiche della Sicilia, fondata dai Corinzi guidati da Archia nel 734 a. C., crocevia di popoli per secoli, immersa nella luce dell’oriente siciliano, adagiata sul mare, si mostra in tutta la sua bellezza ammirata dalla terra e dal mare. Chi mette piede a Siracusa, difficilmente riesce a resistere al suo fascino millenario, alla sua luce, allo splendore che – complice il sole caldo dalla primavera fino all’autunno – regala visioni differenti a tutte le ore del giorno. Una luce che la sublima e la avvolge, quasi accarezzandola. Quella stessa luce che nelle ore più calde diviene accecante e contrasta con l’azzurro del cielo e il blu del mare. Chi approda a Siracusa non può che lasciare un pezzo del suo cuore, catturato da questa città che narra secoli di storia e di dominazioni, testimone silenziosa del passare dei popoli che qui, fra queste strade hanno intrecciato le loro vite, i commerci, hanno profuso opere d’arte sia nell’architettura che nelle altre arti. Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni e ancora gli Angioini e gli Aragonesi, i Castigliani , gli Asburgo e i Borboni e poi ancora i Savoia e gli Austriaci fino al ritorno dei Borboni.

Tutte queste dominazioni hanno fatto sì che la città divenisse ciò che oggi gli sguardi dei più attenti e dei curiosi ammirano e catturano nei loro ricordi, attraverso i loro smartphone e le macchine fotografiche. Camminare per Siracusa è un’esperienza unica, fatta di colori, di scorci mozzafiato e di profumi. Il profumo del mare che circonda Ortigia, l’isolotto che è il centro storico della città, cui segue il quartiere Umbertino e immediatamente dopo quello della Borgata Santa Lucia. Potremmo definire questi tre luoghi, i luoghi dell’anima e vederli come il grande centro storico di Siracusa, suddiviso geograficamente dal mare e architettonicamente dagli edifici che nel corso del tempo sono stati innalzati per renderla più bella e funzionale anche allo sviluppo demografico. L’isola di Ortigia è certamente lo scrigno dei tesori più ricco, sulle sue strette strade e sul lungomare insistono edifici importanti, segni indelebili dell’epoca barocca che diedero un nuovo aspetto alla città dopo il terribile sisma del 1693 che distrusse tutto il Val di Noto. A differenza di molte altre città di questa zona, Siracusa venne ricostruita sullo stesso sito originario, non venne riedificata in un’altra parte del territorio poiché esisteva già sul mare, al contrario ad esempio di Avola e Noto che, dalle colline dei monti Iblei, vennero ricostruite più a valle e di conseguenza più vicine al mare.

Gli edifici che si snodano per le vie di Ortigia, narrano del potere della committenza, palazzi nobiliari si affiancano a chiese dalle alte facciate e nascondono cortili di rara bellezza, dove anche lì l’architettura la fa da protagonista. Certamente il luogo simbolo della città – il salotto buono – il cuore pulsante della Siracusa nella storia è la grande piazza Duomo, con la sua forma semi ellittica che, vista dall’alto, sembra avere la forma di un occhio. Su questa piazza si affacciano due importanti chiese, il Duomo e la chiesa di S. Lucia alla Badia, attualmente custode del dipinto più importante presente in città, Il Seppellimento di S. Lucia di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Fanno bella mostra anche il Palazzo del Senato e il Palazzo Arcivescovile con il suo grande giardino che sembra essere sospeso e circondato da una elegante balaustra. Altri palazzi nobiliari circondano la piazza come ad esempio il palazzo Beneventano del Bosco e il palazzo Borgia che rispettivamente aprono e chiudono il lato destro dello spazio urbano, lasciando che l’imponente facciata settecentesca del Duomo occupi lo spazio centrale a sinistra. Un’armonia di forme e di colori, luci e ombre che sembrano danzare sulla bianca pietra e che restituiscono una bellezza solenne e maestosa. Ma piazza Duomo non è fatta solo di questi edifici, c’è anche altro, basta entrare all’interno del cortile del Palazzo del Senato, da tutti chiamato Palazzo Vermexio dal nome dell’architetto che lo realizzò, per scoprire che anche le viscere di questa terra riservano delle sorprese inaspettate. Sotto il Palazzo di Città infatti si trovano le rovine di un antico tempio ionico e al di sotto del giardino vescovile è invece l’ingresso per uno degli ipogei di Siracusa. Varcando la soglia di questo luogo ci si rende conto di quanto possa essere vasto lo spazio davanti ai nostri occhi. Una serie di corridoi si rincorrono scendendo pian piano di livello fino a raggiungere l’uscita che si affaccia sotto le mura spagnole dell’antica città. è così che dopo aver percorso una parte dei sotterranei dell’antica Ortigia, si rivedono la luce e il mare alla Marina, in uno stato emozionale che fa mancare il fiato. In quei corridoi si è attraversata anche la storia, in particolare il tempo del secondo conflitto mondiale, poiché in questi luoghi sotterranei venivano nascosti i civili durante i bombardamenti e in una piccola grotta di questo spazio sotterraneo, per lo stesso motivo trovò riparo il prezioso Simulacro d’argento della patrona S. Lucia, smontato e conservato in casse di zinco per proteggerlo dai bombardamenti. Tornando in superficie ed alle testimonianze più vetuste, come non parlare del Duomo, l’antico tempio di Atena trasformato nel tempo in chiesa cristiana. E’ certamente l’emblema della città, con i suoi millenni di storia, che ancora oggi stupisce e meraviglia i visitatori per le sue stratificazioni. Sul prospetto laterale sono infatti ben visibili le antiche colonne doriche risalenti al 480 a. C., anno di costruzione del tempio che fu voluto da Gelone dopo la vittoria riportata sui Cartaginesi ad Imera. L’interno stupisce per la varietà di stili che lo caratterizzano, dalla semplice linearità delle tre navate – ricavate aprendo le arcate sulle pareti dell’antica cella del tempio – alla bizantina cappella della Madonna della Neve, unica abside del periodo superstite, alla cinquecentesca cappella del Crocifisso per godere della bellezza della cappella del Ss.mo Sacramento realizzata intorno alla metà del XVII secolo per poi passare alla cappella di S. Lucia, opera settecentesca di perfetta armonia e proporzione. In un unico luogo si attraversano millenni di storia e si rimane affascinati da tanta bellezza. Siracusa però è anche medievale con i suoi palazzetti nobiliari che raccontano di famiglie importanti provenienti da paesi lontani. I palazzi Montalto e Bellomo possono essere due importanti esempi di architettura medievale, ma soprattutto il secondo merita di essere visitato. Al suo interno ha infatti sede la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, ove sono custoditi importanti pezzi d’arte che coprono un arco temporale che va dal XI al XIX secolo. Opere pittoriche, sculture in legno e marmo, oggetti di oreficeria e di ceramica, raccontano la storia di Siracusa e del suo territorio, in un miscuglio si stili e linguaggi d’arte che meritano di essere conosciuti. Lasciata l’isola di Ortigia con le sue bellezze, il viaggio prosegue sul ponte Umberto I, che collega l’isola alla terraferma, l’unico ponte rimasto. Esistevano infatti più ponti che permettevano l’accesso alla città vecchia poiché questa zona era costituita da una serie di isolotti circondati da basse acque. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo l’intera zona venne bonificata e si creò il quartiere umbertino, con la sua impostazione a scacchiera, scandita da palazzi dai ricchi portali e dai cornicioni aggettanti. Accompagnati dall’leganza del quartiere umbertino si raggiunge presto il quartiere della Borgata Santa Lucia, ricco delle espressioni del liberty che si manifesta negli archi d’ingresso dei palazzetti, nelle ringhiere dei balconi ed anche nei tanti decori delle facciate delle case. In questo quartiere è presente uno dei luoghi più importanti della città, che racconta la sua storia di fede, ma anche la sua importanza fin dai primi secoli dopo Cristo. Nella grande piazza intitolata a S. Lucia, sorgono la Basilica ed il tempietto del Sepolcro, rispettivamente custodi dei luoghi del martirio e della sepoltura della patrona di Siracusa. Anche in queste due chiese l’espressione artistica parla linguaggi diversi, essendo il risultato di rinnovamenti e rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli. Basti pensare che il primo luogo di culto alla santa, dopo quello del suo sepolcro, sorse già nel V secolo. Elementi normanni come il portale d’ingresso, dialogano con le arcate barocche del portico laterale, mentre l’interno della Basilica custodisce uno dei soffitti a capriate lignee più belli e integri della Sicilia. La Basilica a tre navate è scandita da pilastri con archi a tutto sesto che al centro riportano i simboli iconografici della santa: la palma, il pugnale, la colonna, la coppa con gli occhi e la corona. All’interno dell’abside sul lato destro, una colonna di granito rosso indica, secondo la tradizione, il luogo esatto in cui Lucia di Siracusa subì il martirio per decapitazione, il 13 dicembre del 304, sotto la persecuzione di Diocleziano. A pochi metri di distanza, sotto il livello della piazza sorge il tempietto ottagonale del Sepolcro. Architettura seicentesca che cancellò le tracce di una preesistente chiesa intitolata a S. Agata, e costruito per inglobare e al contempo isolare il loculo dove le spoglie della santa trovarono riposo per diversi secoli, fino a quando il generale bizantino Giorgio Maniace le sottrasse da Siracusa per portarle a Costantinopoli, al fine di proteggerle dalla scorrerie musulmane nel 1040. Di notevole interesse sono anche le Catacombe di S. Lucia che si sviluppano al di sotto del piano della piazza e che testimoniano interventi di realizzazione perdurati nei primi secoli dopo Cristo. Poco distanti da questo complesso cimiteriale sotterraneo, si trovano altri due siti dello stesso genere, le Catacombe di Vigna Cassia e quelle di S. Giovanni Evangelista. All’interno di questi siti si può conoscere la storia cristiana della città, prima figlia di Pietro dopo la Chiesa di Antiochia – così come cita la scritta dedicatoria che campeggia in alto per tutto il perimetro della navata centrale del Duomo – e tappa del viaggio di S. Paolo che qui sostò per tre giorni prima di giungere a Roma e subire il martirio. Molto vicino alle Catacombe di S. Giovanni è il Museo Regionale Paolo Orsi, ricco di reperti archeologici provenienti da varie località del territorio aretuseo, che ben denotano l’importanza di Siracusa nella storia antica come d’altra parte testimoniano anche le meraviglie racchiuse nel vicino Parco Archeologico della Neapolis. Al suo interno il tempo sembra essersi fermato e l’atmosfera che si respira riporta indietro nei millenni, soprattutto quando si raggiunge il grande teatro greco, ancora oggi palcoscenico naturale per le rappresentazioni classiche che attirano a Siracusa persone da tutto il mondo, per uno spettacolo unico e di grande impatto emotivo.

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