Santa Maria di Correano nella frazione di Selvacava ad Ausonia

Uno scrigno di tesori, una chiesa romanica
da ri-scoprire ai piedi del Monte Fammera

Marco Tedesco

Siamo nell’area circostante il monte Fammera, monte caro agli abitanti della zona del Lazio meridionale al confine tra le provincie di Latina e Frosinone. Alle sue pendici, nella piccola frazione di Selvacava che segna i confini tra i comuni di Spigno Saturnia e Ausonia, si trova la piccola chiesa romanica di Santa Maria di Correano, dal nome della zona di Selvacava in cui la chiesa sorge, che molti studiosi fanno risalire a chorion termine in uso nell’alto medioevo che significa villaggio rurale.


L’area su cui sorge questa piccola chiesa romanica è un’area molto interessante dal punto di vista archeologico. Qui infatti, sorgeva secondo alcuni studiosi una villa romana, appartenente ad una ricca famiglia probabilmente di origine puteolana come recita una iscrizione incastonata nella torre campanaria della chiesa che recita testualmente: COCC(eius) ……… AVGVSTALI(s) COLONIA(e) NERONENSI(s) CLAVDIA(e) AVGVST(alis) PVTEOLIS.
Questa iscrizione, dedicata a Cocceio, ci indica che probabilmente la famiglia patrizia del luogo aveva rapporti con l’impero ed era originaria dell’odierna Pozzuoli. Rappresenta una importante testimonianza archeologica insieme ad altri importanti ritrovamenti di reperti effettuati nell’area, tra cui spicca il basolato di una antica via romana che secondo alcuni studi corrisponderebbe all’antica via processionale detta Via Ercolanea, attualmente visibile nella zona absidale della chiesa, la quale si snodava nei pressi dell’attuale territorio di Ausonia e la cui presenza è testimoniata dalle numerose epigrafi di età imperiale rinvenute in loco, alcune delle quali attualmente sono rintracciabili ad Ausonia in alcuni pilastri della chiesa di San Michele Arcangelo, a testimonianza della presenza di un’area templare dedicata al culto di Ercole.


La presenza di resti romani nell’area in cui la chiesa di Santa Maria di Correano sorge è arricchita da reperti riconducibili a sarcofagi che vanno dal periodo romano fino al medioevo, in pare reimpiegati anch’essi come materiali di recupero nella realizzazione della chiesa, come l’iscrizione citata e in parte riconducibili ad antiche pavimentazioni come ancora oggi si nota all’interno della chiesa.
La chiesa di Santa Maria di Correano è, come detto, in stile romanico e si presenta con una torre campanaria che si erge sulla facciata; elemento architettonico che troviamo anche nella facciata dell’antica cattedrale di San Pietro a Minturno e nell’antica chiesa di Santa Maria di Castagneto a Formia. Posta sulla facciata, la torre campanaria aveva probabilmente una funzione di torre di avvistamento, ma anche un preciso valore simbolico. Simboleggiava infatti il potere austero della Chiesa, politico e spirituale.
L’abside della chiesa di Santa Maria di Correano è di forma semicircolare, mentre la navata è di forma rettangolare, come avviene anche nel caso della chiesa di Sant’Antonio Abate a Castelnuovo Parano in provincia di Frosinone, a poca distanza dalla chiesa di Santa Maria di Correano. Queste forme geometriche hanno una valenza simbolica molto importante nell’architettura cristiana sin dalle origini: simboleggiano infatti l’incontro in un unico spazio tra la terra e il cielo simboleggiati in maniera allegorica rispettivamente dalla forma rettangolare della navata e dalla forma semicircolare dell’abside, all’interno del quale generalmente vi erano generalmente raffigurati in mosaico o affrescati temi cristologici come ad esempio il Cristo benedicente, il quale posto al centro dell’abside evidenzia l’aspetto della figura del celebrante come Suo rappresentante sulla terra. Nel caso della chiesa di Santa Maria di Correano, l’abside presenta al suo interno una prima traccia di affresco, di difficile lettura, ma che fa pensare da quel poco che si riesce ad intravedere ad una raffigurazione di un banchetto che potrebbe essere interpretato come una Ultima Cena. Se così fosse, tale traccia affrescata avrebbe un significato simbolico molto importante che mira ad evidenziare ancora di più l’accostamento della figura del celebrante alla figura di Cristo.
Come l’abside, anche la navata della chiesa di Santa Maria di Correano, doveva essere tutta affrescata in origine. Si trattava di un ciclo di affreschi aventi come temi figure di Santi e Storie legate alla loro vita. Ora gran parte di questi affreschi non sono visibili ma entrando in chiesa subito sulla destra si nota un affresco facente parte del citato ciclo, raffigurante San Nicola di Myra che appare ai marinai il quale, erroneamente in passato identificato con la figura di Cristo, ci permette di capire la datazione di questi affreschi e la scuola di appartenenza. Si tratta di maestranze legate al cenobio di Montecassino, attive dal XII secolo anche nella vicina Castelnuovo Parano, in provincia di Frosinone e probabilmente anche nella cripta del castello di Spigno Saturnia, in provincia di Latina. Alla vista di questo San Nicola, viene da chiederci per quale motivo la figura del santo vescovo di Myra compare in questo ciclo affrescato, in questa piccola chiesa sita ad Ausonia nella frazione collinare di Selvacava. Maria Grazia De Ruggiero, autorevole studiosa di storia locale, ed altri studiosi parlano di un forte legame tra la frazione di Selvacava e la vicina città di Gaeta, città che da sempre vanta una grande importanza storica come centro marinaro strategico dell’intero omonimo golfo. Secondo la De Ruggiero, dalla zona di Selvacava, i figli maschi di ogni famiglia venivano avviati verso Gaeta, città nella quale venivano imbarcati come marinai. A favorire questo avviamento all’attività marinaresca, vi erano i rapporti tra gli abitanti della frazione di Selvacava con gli Ipati (titolo assunto dai governanti delle città tirreniche) di Gaeta.


Veniamo ora alla descrizione e all’analisi stilistica di questo brano di affresco, unico ancora visibile di tutto il ciclo. L’anonimo maestro di scuola benedettina autore dell’intero ciclo di affreschi ci propone un episodio legato a uno dei miracoli attribuiti a San Nicola, ossia l’episodio del vasetto d’olio rigettato in mare. Le cose andarono secondo la leggenda in questo modo: per vendicarsi della distruzione del tempio di Artemide, la dea Diana dei romani, il diavolo, sotto mentite spoglie compare all’interno dell’imbarcazione, con la quale dei marinai erano pronti a salpare per giungere a Myra. Fingendosi dispiaciuto per non poter andare con loro, consegnò ai marinai un vasetto pieno d’olio per ungere le pareti della chiesa di Myra. San Nicola apparve loro intimando ai marinai di gettare il vasetto in mare e svelò loro il piano demoniaco. Nell’affresco della chiesa di Santa Maria di Correano, è raffigurato proprio l’atto finale di questo episodio e l’anonimo maestro esecutore dell’affresco ci da prova della sua capacità di trasmettere dinamicità e azione ai movimenti del corpo. San Nicola è appena apparso ai marinai, due dei quali indietreggiano impauriti alla vista del demonio mentre un terzo dopo aver gettato in mare il vasetto d’olio si pone in preghiera fiducioso alla vista del Santo, il quale dopo aver placato la tempesta, guiderà i marinai verso il porto, sotto la sua protezione. Lo stile proposto in questo affresco, il modo di rappresentare le figure, sono tipici dei dettami della pittura legata al cenobio di Montecassino e si riscontrano anche negli affreschi di della chiesa di Sant’Angelo in Formis a Capua in provincia di Caserta, centro benedettino strettamente legato alle dipendenze dell’Abbazia di Montecassino sotto l’abate Desiderio e, restando in ambito laziale, questi dettami si riscontrano anche in alcuni affreschi conservati nella citata chiesa di Sant’Antonio Abate a Castelnuovo Parano.
Tanta storia è passata per questo luogo, ed anche il XVIIIo secolo ha lasciato traccia di se e del periodo tardo Barocco nella chiesa di Santa Maria di Correano, con la settecentesca statua il legno policromo della Madonna col Bambino, venerata dagli abitanti del luogo come Madonna di Correano. Esiste su questa statua una scarsa documentazione che ancora ci tiene all’oscuro sul nome dell’autore, ma collocata la datazione nell’arco temporale del XVIIIo secolo, questa statua entra a far parte del vasto mondo della scultura tardo barocca, caratterizzato dalla presenza di importanti nomi come Giacomo Colombo, straordinario scultore nativo di Este in provincia di Padova e attivo nel regno di Napoli per tutto il Settecento e Giuseppe Picano, nativo di Sant’Elia Fiumerapido, piccolo centro del frosinate nei pressi di Montecassino, il quale a Napoli lavorò a contatto con grandi nomi come Giuseppe Sammartino, autore dell’ormai famosissimo Cristo velato della cappella napoletana di San Severo. Proprio il Picano era attivo anch’egli a Napoli, ma la vasta documentazione che lo riguarda ci dice che operò molto anche nel basso Lazio. Sua è la statua in legno policromo del 1723 raffigurante San Giovanni Battista, conservata nella chiesa dei Ss. Lorenzo e Giovanni Battista di Formia, in provincia di Latina, cosi come hanno la sua paternità anche le statue di San Rocco e di San Michele Arcangelo nella chiesa di San Sebastiano a Sant’Elia Fiumerapido e nella stessa Sant’Elia Fiumerapido anche le statue dell’Assunta e del Profeta Elia nella chiesa di Santa Maria La Nova.
Dunque la statua in legno policromo della Madonna col Bambino della chiesa di Correano si inserirebbe in questo contesto. Stando a questi dati, l’autore di questa Madonna col Bambino potrebbe probabilmente essere qualche seguace del santeliano Giuseppe Picano.
Solenne, Madre divina e allo stesso tempo Madre terrena. A primo impatto questi tre aspetti appaiono all’osservatore al cospetto di questa scultura che raffigura la Vergine Maria come una donna di umili che mostra il Bambino all’osservatore, evidenziando un aspetto fondamentale dell’iconografia mariana: la Vergine vista come “Colei che indica la Via”. Gesù stesso, come si legge nei Vangeli, ci dice “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me”. Il mostrare la Vergine come una donna di umili origini e non come una sontuosa regina, è un aspetto che ci fa pensare che l’anonimo esecutore della statua aveva ben presente i principi dell’arte di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, il quale interpretava le figure del vecchio e del nuovo testamento e i santi, evidenziandone il loro aspetto umano, prendendo modelli direttamente dal popolo.
La chiesa di Santa Maria di Correano nella frazione di Selvacava ad Ausonia, si mostra dunque come un piccolo scrigno di tesori il quale, una volta aperto, lascia che chi giunge al cospetto di questa piccola chiesa possa perdersi nella storia e lasciarsi da essa guidare in un viaggio indietro nel tempo, trasmettendo una immagine di un’Italia sconosciuta, ricca di tesori nascosti che meritano di essere svelati e scoperti.

Il presente lavoro si inserisce nel progetto #contagioarteecultura del CNPC Coordinamento Nazionale Patrimonio Culturale. Si dedica tale lavoro all’amica Sara Foti Sciavaliere

*Marco Tedesco, storico dell’arte RAM Rinascita artistica del Mezzogiorno
Componente del CNPC, Coordinamento Nazionale Patrimonio culturale

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