Bastoni e carote

Se si crea il giusto incentivo, sarà interesse del cittadino
rispettare la legge

Stefano Quarta

Nel 1970 George Akerlof, un economista statunitense, pubblicò un articolo sul Mercato dei limoni. Gli americani usano il termine “limone” per indicare una fregatura, equivalente al nostro “bidone”. I limoni in questione erano le auto usate, impiegate come esempio per descrivere una serie di condizioni e comportamenti che interessano ogni giorno tutti noi.

Nel suo articolo, Akerlof presentava un mercato con auto usate di alta e di bassa qualità (pensate alla condizione del motore o di tutte quelle componenti non visibili). Tuttavia, la qualità è nota solo al venditore e mai al compratore, il quale però conosce la probabilità di incontrare ciascun livello di qualità. In pratica, dovendo acquistare un’auto, sappiamo che 25 auto su 100 sono di bassa qualità (perché magari abbiamo sentito una statistica al telegiornale), ma non sappiamo la qualità della specifica auto che stiamo acquistando. Date le premesse, l’unica azione possibile è quella di essere disposti a pagare un prezzo che sia una via di mezzo (ad esempio 4.000 euro) tra il prezzo che pagheremmo se avessimo la certezza che l’auto in questione fosse di alta qualità (ad esempio 5.000 euro) e il prezzo che pagheremmo per un’auto di bassa qualità (ad esempio 2.000 euro). Tuttavia, mentre un venditore di auto di bassa qualità sarebbe ben contento di vendere la propria auto a 2.000 euro sopra il suo valore, nessuno accetterebbe di vendere un’auto di alta qualità 1.000 euro sotto il valore equo. Il risultato è che nessuno metterà più in vendita un’auto di alta qualità e che sul mercato rimarranno solo auto di bassa qualità. Questo meccanismo si chiama selezione avversa, perché seleziona, appunto, in modo avverso rispetto a quanto sarebbe auspicabile. Si elimina il buono e resta il cattivo. Il motivo per cui ciò accade è l’asimmetria informativa che esiste tra gli attori in gioco, che nell’esempio delle auto sono venditori e acquirenti. I primi hanno più informazioni dei secondi e questa asimmetria provoca il cosiddetto fallimento del mercato, cioè il mercato non può esistere perché non vi sono le condizioni affinché perduri nel lungo periodo. Akerlof (insieme a Spence e Stiglitz) vinse il premio Nobel per l’economia nel 2001 per questa teoria.


Oltre al mercato delle auto usate, possiamo ritrovare un’asimmetria informativa in tantissime situazioni diverse. Avendo una casa da affittare, non conosciamo il modo in cui gli inquilini avranno cura della stessa. Una banca non sa se il soggetto che le sta chiedendo un mutuo ha la reale intenzione di ripagarlo. Tra i candidati per un posto di lavoro, il selezionatore non può leggere sulla fronte l’effettiva preparazione e bravura di ognuno. Infine, rivolgendoci ad un professionista, come un medico o un broker, dobbiamo fidarci della loro parola, perché non siamo in grado di capire (in quanto non competenti in materia) se il loro sia un tentativo di raggiro o se stiano nascondendo errori commessi in passato.
Questi ed innumerevoli altre situazioni originano da un’asimmetria informativa. Ogni qual volta una delle due parti ha un deficit informativo, ci troviamo di fronte ad un possibile fallimento del mercato. Per evitarlo, la teoria economica ha trovato dei modi per spingere i soggetti a rivelare la loro natura. Ad esempio, introducendo la garanzia sui veicoli, solo i venditori di auto di alta qualità saranno ragionevolmente sicuri di poterla concedere. Oppure, una caparra sull’affitto può essere un deterrente all’incuria. L’ipoteca su un immobile è garanzia, per la banca, di recupero del prestito effettuato. Il titolo di studio, con relativa votazione, è un indicatore approssimativo dell’impegno che un determinato soggetto tende a mettere in ciò che fa. La trasparenza procedurale, la facile reperibilità di informazioni su internet e soprattutto il controllo di enti e organismi statali permette (quantomeno) di limitare le asimmetrie informative nei confronti dei professionisti.
In generale, la teoria economica ci spiega che vi sono due modi per evitare gli effetti negativi delle asimmetrie informative: il controllo o gli incentivi. Il primo metodo è il più intuitivo e semplice. Se si vuole che i cittadini limitino l’uso del contante, è sufficiente porre un tetto massimo. Cioè si impone un divieto. Ma un divieto richiede qualcuno che controlli il rispetto della legge (Guardia di Finanza), con indagini, burocrazia ed un’eventuale sanzione. Quindi, se da un lato è semplice concepire la legge, successivamente è dispendioso farla rispettare. Al contrario, se si crea il giusto incentivo, sarà interesse del cittadino rispettare la legge, perché in tal modo ne riceverà un beneficio. Ad esempio, la legge non è ancora definitiva, ma dal 1° dicembre dovrebbe entrare in vigore un meccanismo di cashback, cioè di restituzione del 10% della spesa fatta mediante carte. In questo modo, non si sanziona chi usa il contante, ma si premia chi non lo usa. Ovviamente, una minore circolazione del contante rende le transazioni economiche tracciabili, così come i redditi e quindi l’evasione fiscale diventa più difficile. Ma non solo. Esiste un “settore” in cui si possono usare solo contanti: la criminalità. Vi immaginate il pagamento di una tangente mediante carta di credito?!
Inoltre, vi sono situazioni in cui non è proprio possibile imporre un certo comportamento. Ad esempio, non si può obbligare un’azienda ad investire nel meridione, o ad assumere più donne. Ma è possibile creare degli incentivi. In questo caso, a dire il vero, sono anni che si persegue questa via ma, come detto in precedenza, l’incentivo lavora da solo ma è difficile trovare quello giusto. Ed infatti, gli incentivi per l’occupazione sono spesso risultati fini a se stessi e di breve periodo. Altre volte sarebbero stati efficaci se ci fosse stato un ambiente economico-tecnologico adeguato. Il recente sgravio contributivo del 30% per le assunzioni al Sud sono un buon incentivo, ma le imprese spesso preferiscono stabilirsi vicino a vie di comunicazione efficienti, in luoghi con connessione internet ottima o con un network di fornitori e clienti ben consolidato, piuttosto che risparmiare qualcosa sul costo dei dipendenti. Pertanto, sarà fondamentale affiancare alla misura una visione d’insieme che punti alla creazione di un ambiente favorevole per le imprese, altrimenti sarà ancora una volta un misero regalino.

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