Palazzo Vernazza e i suoi ipogei. Lecce da scoprire

“Lecce sotterranea”. Un palazzo rinascimentale nel cuore antico

Sara Foti Sciavaliere

Lecce ha una storia millenaria e pertanto pluristratificata, una storia che lentamente torna alla luce grazie a – passati e più recenti – interventi di archeologia urbana. Le indagini stratigrafiche, realizzate in collaborazione tra l’Università del Salento e la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia insieme al Comune, hanno portato a scavi che consentono di ricostruire l’assetto topografico e urbanistico della città a partire dalle sue fasi più antiche. E in questo più generale progetto, che è “Lecce sotterranea” – richiamando lo scritto del 1907 dello studioso salentino Cosimo De Giorgi – che si inseriscono anche i lavori di indagine che hanno riguardato uno dei palazzi storici del capoluogo salentino: Palazzo Vernazza.


Ubicato nella parte sud-orientale del centro storico, verso porta San Biagio, a poche decine di metri dai resti del Teatro Romano, dà quasi le spalle alla più barocca chiesa leccese, quella di San Matteo, ma è uno dei pochi esempi sopravvissuti in città di architettura rinascimentale che non abbia subito le alterazioni delle abbondanti decorazioni dell’arte del Sei-Settecento. Esso costituisce anche uno dei più estesi cantieri di scavo archeologico urbano a Lecce, lavori avviati nell’ambito della riqualificazione dell’edificio.
Grazie al rinvenimento, a livello degli strati più profondi del banco di roccia, di materiali ceramici a impasto databili tra il IX-VII secolo a.C., dalle indagini archeologiche è emerso che la frequentazione più antica dell’area risale all’età del Ferro; mentre al periodo messapico (IV-III sec. a.C.) sono riferibili una cava per l’estrazione di blocchi e uno scarico di fornace che attesta la presenza di attività artigianali per la produzione di vasi. Senza dubbio, però, la scoperta più interessante sono quelli risalenti all’età romana, durante la quale l’intera area dell’antica Lecce era stata interessata da importanti interventi di urbanizzazione e, nello specifico, la fase augustea rappresenta l’apice dello sviluppo di Lupiae (il nome della città attestato all’epoca della colonizzazione romana), quando il nuovo assetto urbano sarà dotato di rilevanti opere di carattere pubblico quali il Teatro, l’Anfiteatro (nell’odierna Piazza S.Oronzo) e le terme pubbliche, portate alla luce nel 2007 in Piazzetta Vittorio Emanuele II.


E tutto questo come coinvolge l’area di Palazzo Vernazza? L’edificio sorge su un importante santuario del I sec. d.C. dedicato, in base alle iscrizioni rinvenute, alla divinità orientale di Iside. Dell’Iseo di Lecce, gli scavi hanno messo in luce un portico che circondava l’area scoperta in cui si trovava il tempio e nell’area antistante a questo (oggi collocato in uno spazio ipogeo) il purgatorium, una vasca di forma allungata, munita di una scala scavata nella roccia che introduce a un ambiente con nicchia per l’acqua, che serviva ai fedeli per purificarsi prima di prender parte ai riti. Tra i reperti recuperati, vanno segnalati un labrum, ossia un bacile, in marmo con dedica alla dea Iside da parte di un personaggio, Memmius Cinyps Tiberinus, attestato da un’altra iscrizione con dedica a Iside e Serapide nella cantina di un palazzo subito alle spalle del Vernazza; oltre ad alcuni oscilla in marmo, oggetti decorativi per i portici. La presenza dell’antico santuario in quest’area risulta tra l’altro coerente con le consuetudini dei Romani, data la vicinanza dell’Iseo al Teatro: di fatti, nei rituali alla divinità egizia il mito dell’assassinio di Osiride e del ritrovamento del suo corpo da parte della dea era rappresentato da attori, quindi è significativa la prossimità a edifici teatrali, riscontrabile così come per Lupiae anche per esempio a Pompei.
L’edificazione della casa torre signorile, avviata alla fine del XV secolo, andò a occupare un’area che nel periodo medievale era stata poi destinata all’attività agricola, come hanno dimostrato le analisi archeologiche che documentano la presenza di orti e recinti. Intanto nel vano ipogeo della torre vengono scavate nel banco roccioso una serie di cisterne destinate alla conservazione dell’olio, alle quale si sommano, in età moderna – con l’ampliamento del corpo di fabbrica – altre cisterne invece per la raccolta dell’acqua. E proprio i pozzi e le cisterne rinvenute nel corso delle indagini degli archeologici e il lavoro di riqualificazione hanno permesso di ricostruire il quotidiano del palazzo grazie ai butti e agli immondizai che li riempivano.
Alta circa venti metri ed estesa su tre piani, la torre di Palazzo Vernazza è il maggiore esempio di abitazione fortificata a Lecce, ingentilita dai decori sul prospetto sobrio in pietra leccese che affaccia su Piazza Pellegrino. Le linee semplice della facciata, con finestre e porte dalle cornici rette e centinate, sono animate da preziosi elementi decorativi e architettonici, risalenti a epoche differenti, che raccontano la lunga storia di questo palazzo e il suo progressivo ampliamento con le varie famiglie aristocratiche che qui hanno abitato nel corso dei secoli, fino all’abbandono avvenuto nei primi anni Settanta del ‘900.
L’edificio è dal 2011 di proprietà della Fondazione Casa Bianca, senza scopo di lucro, impegnata nello sviluppo sociale e culturale del territorio: un certo polifunzionale e polo d’avanguardia dedicato allo sviluppo di progettualità crossmediali nell’ambito della Cultura 4.0., che ospita nei suoi spazi realtà come l‘ITS Apulia Digital Maker – operante nella formazione professionalizzante nel settore ICT – la Mediafarm.it, che operano per dare un impulso innovativo alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale.

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