Le creature di Bafefit

“Vedere a colori è una gioia per l’occhio, ma vedere in bianco e nero è una gioia per l’anima”
Andri Cauldwell

Curiosar(t)e. Un viaggio tra i luoghi e nonluoghi fisici ed emozionali
dell’arte contemporanea

Dario Ferreri

Nemo propheta in patria … purtroppo la storia ci vede testimoni di numerosi episodi nei quali originali artisti e/o personaggi creativi ed interessanti, sottovalutati dal proprio contesto geografico di nascita e/o dalla loro scena artistica locale contemporanea, abbiano dovuto espatriare o, peggio, attendere il trapasso ed il passaggio di grandi quantità di loro opere a mercanti e grossi collezionisti, per aprire il teatrino delle glorificazioni tardive o postume.


Se c’è qualcosa di bello ed interessante è giusto informare,renderlo noto ed apprezzare “in tempo”. Con questo spirito, idealmente promuovendo sia l’arte che i luoghi nostrani, mi accingo a raccontare qualcosa su Bafefit, al secolo Raffaele Iodice, magliese, classe 1980, salentino di nascita e cuore, romano di adozione, illustratore, artista di carattere, rivoluzionario nella vita quotidiana, talune volte perfino non pienamente “socialmente accettabile” in alcune sue anticonformistiche esternazioni sui social, ma persona certamente non banale e con un ricco universo creativo di riferimento.
Il rapidograph (penna per disegno tecnico a inchiostro di china) e carte moderne ed antiche si sono prestate, e prestano, a dare corpo all’ immaginifico, tenero, ironico, malinconico e dark macrocosmo dell’artista.
Una cifra artistica riconoscibile e personale, un picco di notorietà e creatività artistica dagli anni 2009 al 2016, lo hanno reso noto e fatto apprezzare dal pubblico del lowbrow/pop surrealism internazionale ed italiano, un pubblico di nicchia che apprezza gli artisti indipendenti che sanno emozionare con i propri lavori e che sono orgogliosamente pop, nel senso di popolari, in quanto da un lato utilizzano uno stile di comunicazione artistica diretto che coinvolge il grande pubblico e, dall’altro, che attinge ad un background collettivo popolare che è di facile decodifica da parte dell’osservatore.


Bafefit è probabilmente l’artista oriundo salentino più seguito sui social: la sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/bafefitOfficial/) ha circa 120.000 follower e non ha mai esposto “in patria salentina”: una precisa ed intenzionale scelta più volte palesata dall’artista stesso, negli anni passati, nel corso di interviste che lo hanno visto protagonista.
Lo pseudonimo Bafefit pare sia nato durante una serata trascorsa con due ragazze francesi quando l’artista non era più un adolescente: sono state difatti loro a coniare il termine prendendolo in giro perché all’epoca ancora non gli crescevano i baffi: un termine buffo che lui ha scelto e gli ha portato fortuna.
Destò grande risonanza negli ambienti artistici, non solo della capitale, la sua personale “Bafefit deve morire” presso la galleria Mondo Bizzarro di Roma nel 2011; mostra che peraltro registrò il sold out. Si parlò allora del suo personale stile illustrativo coniando il termine di “suicide surrealism”, una serie di lavori in cui i soggetti rappresentati vengono colti in una situazione mentale in cui l’unica via di scampo è il suicidio: la libertà di una morte volontaria, piuttosto che la rinuncia ai propri ideali.
Le leggende ed i luoghi salentini, così come le suggestioni di location dark di altri contesti geografici alimentano i sogni e gli incubi dell’artista che, da protagonista della società contemporanea, nelle proprie opere mescola fiaba e realtà, morte e redenzione, paure e sentimenti, tematiche esistenziali e sociali di grande rilevanza con elementi di cultura cinematografica e televisiva, dei cartoon e del tatuaggio, ecc.
I protagonisti delle sue creazioni sono esseri onirici, animali, creature del subconscio fameliche di affetto o di sangue, pupazzi che rimandano a personaggi dell’immaginario pop surrealism ma che, alla resa dei conti, sono multiformi e poetici alter ego dell’artista che, attraverso di essi, svela le proprie emozioni, fragilità, rabbia, paure ed ideali; il mirroring che tali opere invitano a fare con lo spettatore non delude e ce li fa sentire vicini e coccolare anche se talvolta grondano di sangue inchiostrato.
Il mondo di Bafefit, agli esordi, è rigorosamente ed elegantemente in bianco e nero; negli anni a venire faranno capolino, occasionalmente, anche altri colori, ma senza mai intaccare il tratto grafico profondo e preciso dell’inchiostro nero e del chiaroscuro molto contrastato, protagonista assoluto delle sue creazioni.
Nel 2014 la Giuda Edizioni pubblica un catalogo di sue opere “PSYCHO DELICATESSEN” ; hanno parlato di lui diverse riviste internazionali e blog d’arte.
L’augurio che mi faccio e gli faccio è di vederlo nuovamente artista a tempo pieno per il piacere dell’arte e di veder nuovamente rinascere ed evolvere gli strani ed avvincenti esseri delle sue creazioni anche nel nostro Salento.

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