Il Natale, Pupi Avati e gli storici portici di Bologna

Per i luoghi del cinema ripercorriamo i set del film di Pupi Avati

Se la città di Rimini sta a Federico Fellini, quella di Bologna sta a Pupi Avati.
Infatti, c’è un profondissimo legame tra il capoluogo emiliano e la produzione cinematografica del regista che, proprio tra gli storici portici, ha ambientato alcuni dei suoi film più belli e riusciti.


D’altronde, per quanto lo si possa considerare un vero e proprio maestro della settima arte, in grado di spaziare senza problemi dall’horror alla commedia, il suo cinema di stampo artigianale è diventato un vero marchio di fabbrica che lo contraddistingue e lo rende unico in un panorama che negli ultimi tempi ha pensato più a rincorrere gli incassi al botteghino che a ricercare la qualità con la Q maiuscola.
E per quanto questo aspetto sia ormai diventato una triste consuetudine nostrana, Pupi Avati è riuscito, nonostante tutto, a raccontare le sue storie senza fronzoli e senza inutili virtuosismi, ponendo le basi del suo cinema sulla solidità della sceneggiatura, la scelta accurata dei luoghi e la bravura degli interpreti.
E proprio facendo attenzione a questi fondamentali elementi che oggi vi porterò per mano tra i portici di Bologna insieme a due film che hanno fatto la storia della sua personale produzione cinematografica.

Piazza Santo Stefano


Perché sono due piccoli gioielli che racchiudono in pieno il cinema di questo grande maestro italiano.
Sto parlando naturalmente di Regalo di Natale e La rivincita di Natale.
Il primo, uscito nel lontano 1986, è un affresco per alcuni versi cinico dell’Italia di quegli anni e segue per tutta la durata le vicende di quattro amici che si ritrovano a Bologna la notte del ventiquattro dicembre per una partita a poker.
Quella che all’apparenza può sembrare una gioiosa rimpatriata, con il passare delle ore, diventa un vero e proprio regolamento di conti con le varie storie personali che s’intrecciano le une nelle altre, mentre le carte cadono sul tavolo verde e un misterioso industriale partecipa come ospite ricco e indifferente.
La partita è serratissima fino al colpo di scena finale, che spiega bene il titolo del film e rende omaggio alla prova attoriale dei protagonisti.
Tra tutti spiccano Carlo Delle Piane (premiato a Venezia con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile) e Diego Abatantuono (per la prima volta alle prese con un ruolo drammatico).
Nel 2004 Pupi Avati ritorna a raccontare le vicende dei quattro amici emiliani dirigendo La rivincita di Natale, il sequel del primo fortunato film.
I fatti ci riportano di nuovo alla vigilia di Natale, anche se sono passati ben diciotto anni dall’ultima volta.

Santuario di San Luca, foto di Stefano Cambò


Ritorna la città di Bologna ornata a festa e ritorna il tavolo verde della partita a poker.
Tutti vengono richiamati a rapporto da Franco (Diego Abatantuono), che vuole risedersi un’altra volta per la rivincita, visto la tremenda sconfitta che lo ha segnato economicamente nel lontano 1986.
Gli altri lo seguono e a loro si unisce anche il misterioso industriale che aveva deciso le sorti di quel precedente incontro.
Tutta la tensione e i dissapori sono di nuovo dentro il mazzo di carte, metafora di una amicizia che continua a mostrare i suoi lati più oscuri anche grazie alle interpretazioni degli attori, perfetti nel riproporsi in scena davanti al tavolo verde.
Come nel primo film, la tensione sale alle stelle man mano che la partita entra nel vivo fino al pirotecnico finale che non delude, mostrando il lato agrodolce di un regista che mantiene fede alla sua storia, rinunciando al classico happy-end.
Oltre alla prova attoriale dei protagonisti e nonostante entrambe le pellicole siano da considerarsi delle vere e proprie “opere da camera”, visto che gran parte della storia si inscena davanti ad un tavolo da gioco, resta comunque evidente negli occhi degli spettatori la città di Bologna, scelta come luogo ideale per entrambe le rimpatriate.
I vecchi portici fanno da sfondo ad alcuni momenti che anticipano le famigerate partite, con molte inquadrature che si soffermano in particolare sulle due Torri, il simbolo storico del capoluogo emiliano.
Anche Piazza Maggiore (o Piazza Grande come la elogiava Lucio Dalla in una sua celebre canzone) fa spolvero della sua bellezza in una scena de La Rivincita di Natale, quando il personaggio interpretato da Diego Abatantuono incontra sul sagrato della Basilica di San Petronio, la sua amante.

Basilica di San Petronio, foto di Stefano Cambò


A tal proposito, c’è da ricordare che questa imponente chiesa, oltre ad essere la più importante della città e anche la quinta al mondo per dimensioni, viene considerata da molti studiosi come l’ultima grande opera gotica realizzata in Italia.
Se siamo in zona per un viaggio di piacere è possibile poi visitare la celeberrima Fontana di Nettuno, davanti alla quale si affacciano i più prestigiosi edifici medievali della città: ad Est c’è infatti il cinquecentesco Palazzo dei Banchi, ad Ovest il trecentesco Palazzo Comunale e a sud l’imponente Basilica di San Petronio di fronte alla quale si mostra in tutta la sua eleganza il Palazzo del Podestà.
Non lontano dal centro cittadino si arriva, passeggiando sotto gli storici portici, alla Basilica di Santo Stefano, un insieme di edifici che formano il noto complesso delle Sette Chiese collegate tra loro dall’anomala forma triangolare della Piazza.
Ultima doverosa tappa se ci si trova a Bologna è la visita al famoso Santuario di San Luca, che si erge sul Colle della Guardia e che si può raggiungere percorrendo il portico che dal centro sale per ben quattro chilometri fino al sagrato dell’edificio sacro.
Perché Bologna non sarebbe la città che tutti conoscono senza i suoi storici portici che, oltre ad essere un elemento architettonico utilissimo per proteggersi sia in caso di pioggia che nelle assolate giornate estive, sono anche e soprattutto l’essenza stessa della città.
Una città che il maestro Pupi Avati ha saputo raccontare come pochi nei suoi tanti film e che rivive ogni volta che sullo schermo viene riproposto un suo piccolo gioiello che sa tanto di vecchio cinema.
Quello di una volta… Che ti incolla al divano nelle sere d’inverno, ti cattura con la storia e gli interpreti e poi, poco prima dei titoli di coda, ti emoziona!

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