L’Adorazione dei Pastori di Todisco nella Chiesa madre di Laurenzana

Girolamo Todisco l’arte figurativa in terra Lucana: un’affascinante confronto con Caravaggio

di Marco Tedesco

Girolamo Todisco è, insieme al suo predecessore e forse padre Giovanni, è uno dei nomi più importanti della storia della pittura lucana. Lo è in particolar modo per quanto riguarda la cultura figurativa pittorica lucana degli inizi del XVII secolo, anni in cui Girolamo Todisco era molto attivo in Basilicata. In quegli anni, la cultura artistica lucana si aprì, grazie ad una folta committenza locale, ad un interesse verso espressioni artistiche che mirano meno alle tendenze intellettualistiche e più ad una ricerca del naturalismo delle cose, riscontrabile nella pittura napoletana seicentesca, caratterizzata dalla forte irruzione del naturalismo importata da Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Questa strada, ci dice Anna Grelle fu aperta nel XVI secolo “soprattutto dalla importazione in Basilicata di opere fiamminghe”, con le quali “le classi emergenti recuperano l’aggancio con la cultura napoletana e per essa delle regioni centro settentrionali, relegando nei confini del «popolare» le tendenze al simbolismo, alla schematica astrazione, al racconto per giustapposizione di elementi unitari” (Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, De Luca Editore, II Edizione, 2001, p.107).
L’opera di Girolamo Todisco che qui viene presentata è l’Adorazione dei Pastori della chiesa madre dell’Assunta di Laurenzana, oggi nella cappella del SS. Sacramento ma un tempo conservata nella cappella della Natività che i documenti riportano nel XVIII secolo sotto il patronato della Famiglia D’Alessandro. Questo aspetto è confermato da alcuni documenti conservati presso l’archivio diocesano di Acerenza riportati da Mauro Vincenzo Fontana, i quali confermano che l’altare della Natività, di cui l’Adorazione dei pastori di Girolamo Todisco dovette forse costituire la cona, risultava patrocinato dalla famiglia D’Alessandro. Si legge infatti in tale documento “Altare Nativitatis D.(omini) N.(ostri) I.(esu) C.(hristi) de jure patronatus familiae Alesandri” (Mauro Vincenzo Fontana, Da Girolamo Todisco a Cesare Scerra. Ovvero gli “scricchiolii discreti” della pittura riformata a Laurenzana, in AA. VV., Laurenzana studi e ricerche, a cura di Elisa Canfora e Mauro Vincenzo Fontana, Claudio Grenzi Editore, 2018, p. 47).


L’Adorazione dei Pastori di Laurenzana, riporta la datazione 1606, ed è stato possibile ascriverla a Girolamo Todisco grazie alla firma che compare sulla tela. La data 1606, conferma tale ipotesi a tal punto da permettere agli studiosi di inserire questa Adorazione dei pastori nella prima maturità artistica di Girolamo Todisco. Maturità che egli raggiunse nei primi decenni del Seicento, periodo in cui la sua attività era molto florida in Basilicata. Risalgono a quegli anni infatti gli affreschi della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Calvello del 1616 e dello stesso anno la Ricognizione del corpo di San Francesco e l’inserto con San Carlo Borromeo nel convento francescano di Miglionico, opere postume all’Adorazione dei pastori della chiesa madre di Laurenzana.
L’Adorazione dei Pastori di Girolamo Todisco qui presa in esame è ambientata all’interno di un paesaggio nel quale scorgiamo un fiume e sullo sfondo una catena montuosa in lontananza la cui prospettiva alimentata ancora di più dal sapiente uso del colore, al di la del ponte sulla quale appare una scia luminosa che fa pensare all’anticipo di tutto il racconto evangelico qui raffigurato: l’annuncio ai pastori della nascita di Cristo da parte dell’angelo, le cui parole si traducono nella scena centrale del dipinto “oggi nella città di Davide è nato un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno, troverete un bambino in fasce che giace in una mangiatoia” (Vangelo di Luca, cap. 2, vers. 8-20).
Al centro della scena, alcuni pastori sono giunti presso la mangiatoia e sono divisi in gruppi di due. In ogni gruppo le figure sembra che stiano discutendo tra loro indicando il Bambino e contemplando il mistero di Dio che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.
Alle spalle della Vergine che si accinge a prendere in braccio il Bambino, assistiamo ad un altro tipo di dialogo: quello tra l’angelo e San Giuseppe, che ci rimanda all’apparizione dell’angelo in sogno a Giuseppe raccontata nel vangelo di Matteo. L’angelo indica a Giuseppe la Vergine e il Bambino e sembra gli stia dicendo “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria tua moglie, perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai peccati” (Vangelo di Matteo, cap. 1, vers. 18-21).
San Giuseppe, risponde a questa chiamata divina attraverso l’indicare se stesso. Un gesto che ci ricorda un’altra celebre risposta ad un altra chiamata divina, ossia quella proposta da Michelangelo Merisi detto il Caravaggio nella figura di San Matteo nella celebre Vocazione di San Matteo della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a Roma. Ma non è l’unico richiamo al Caravaggio che troviamo in questo dipinto di Girolamo Todisco: difatti nel pastore inginocchiato raffigurato di spalle e con i calzoni color verde bianco e rosso, notiamo una ispirazione al personaggio raffigurato di spalle nella Natività con i Santi Lorenzo e Francesco, commissionata al Caravaggio nel 1600 per l’oratorio della chiesa di San Lorenzo a Palermo forse dal commerciante Fabio Nuti che aveva rapporti con l’oratorio palermitano. Tesi formulata dal Moir ed accolta da molti autorevoli studiosi tra cui il compianto Maurizio Calvesi, Vittorio Sgarbi e Nicola Spinosa. Lo stesso personaggio, racchiude in se un altro elemento che ricorda la pittura del Caravaggio: i piedi sporchi in primo piano che ci riportano alla mente le figure dei pellegrini inginocchiati davanti alla Vergine nella Madonna dei pellegrini della chiesa romana di Sant’Agostino in Campo Marzio, eseguita dal Caravaggio tra il 1604 e il 1606 per la cappella Cavalletti.


Tutti questi aspetti che abbiamo fin qui analizzato nell’Adorazione dei pastori di Girolamo Todisco nella chiesa madre dell’Assunta di Laurenzana, insieme all’illusione prospettica della veduta delle montagne in lontananza, al basto saldamente tenuto sul dorso dell’asino, alla cesta colma di panni recata da una delle due pastorelle e alla bisaccia poggiata sul tronco dietro la mangiatoia che riscontriamo anche nella Natività eseguita da Giovanni Todisco nella serie di affreschi del 1559 commissionati dai coniugi Muccio e Guglielma Cagnone per la chiesa di Santa Maria ad Anzi, proiettano l’episodio evangelico in una dimensione spirituale quotidiana ed accessibile, vicina “ad una spiritualità popolare semplice ed estranea agli artificiosi giochi intellettualistici della tradizione tardo manierista” (Mauro Vincenzo Fontana, Da Girolamo Todisco a Cesare Scerra. Ovvero gli “scricchiolii discreti” della pittura riformata a Laurenzana, in AA. VV., Laurenzana studi e ricerche, a cura di Elisa Canfora e Mauro Vincenzo Fontana, Claudio Grenzi Editore, 2018).
È dunque evidente in questo dipinto, che Girolamo Todisco abbia colto in pieno le novità pittoriche apportate dal Caravaggio nella storia della pittura italiana, le quali nei primi decenni del XVII sec., vennero importate dallo stesso Caravaggio a Napoli prima e a Messina successivamente, continuando la rivoluzione della tradizione pittorica italiana che fino a quel momento si era adeguata alle tendenze manieristiche della controriforma cattolica e che da quegli anni comincerà ad essere vista come una sorta di specchio della realtà vista nei suoi aspetti più intimi e veri.
Ancora una volta, la terra lucana svela dunque un altro dei suoi autentici tesori degni di nota, consentendo al pittore Girolamo Todisco di continuare a raccontare la sua storia, perché in ogni dipinto si cela la storia di un artista e del mondo in cui egli è vissuto, scrivendo ancora una affascinante pagina della storia artistica italiana.

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