Settecento anni di iconografia dantesca

La mostra bibliografica e iconografica alla Biblioteca Nazionale di Napoli fino al 31 gennaio 2022

NAPOLI. Anche a Napoli un imperdibile evento espositivo inserito tra le celebrazioni per i settecento anni dalla nascita del Sommo Poeta che nel capoluogo partenopeo sono iniziate lo scorso 24 giugno con una serie di giornate di studio. Pur non essendo tra le città dantesche, Napoli è tra i luoghi in cui Dante Alighieri ha avuto una rilevante influenza culturale nel corso dei secoli.

Lo testimonia la presenza dei vari codici quattrocenteschi e cinquecenteschi, conservati nella biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III e la Biblioteca Universitaria, particolarmente apprezzamenti da parte di illustri autori che cercarono di conoscere il poeta e da artisti italiani e stranieri che si cimentarono nell’illustrarne l’opera, dando vita ad edizioni pregiate che arricchiscono le collezioni napoletane. Inoltre durante il 700 e poi in epoca risorgimentale e post unitaria grande interesse sollecitarono gli studi sul poeta che assunsero significati etici e libertari.
Inaugurata il 27 settembre la mostra bibliografica e iconografica “Settecento anni di iconografia dantesca”, visitabile fino al 31 gennaio 2022, celebra l’immaginario dantesco documenta, in modo completo, ma sintetico, i momenti diversi della tradizione figurativa della Divina Commedia dal XIV ai giorni nostri.
Allegorie, simboli e luoghi fantastici descritti nei versi sublimi delle tre Cantiche da sempre hanno suggerito agli artisti di ogni epoca immagini straordinarie. Come non lasciarsi affascinare dalle figurazioni contenute negli splendidi miniati. Il più antico quasi coevo della Divina Commedia risale alla seconda metà del trecento e presenta settantasei disegni a penna, talvolta leggermente coloriti in rosso, riconducibili alla cultura figurativa del periodo in Umbria.


Riccamente miniato è un altro codice della fine 300 ed inizio 400 provienente dalla collezione del medico e bibliofilo Domenico Cotugno, e contiene il poema dantesco con il commento di Francesco da Buti che incornicia il testo.
Appartiene alla collezione farnesiana, invece, il manoscritto datato al 1411 con iniziali miniate: significativa quella posta ad apertura del Purgatorio che raffigura Dante e Virgilio sovrastati dalle anime purganti.
“Settecento anni di iconografia dantesca” è un percorso affascinante che seduce e accompagna il visitatore alla scoperta di autentici tesori come le tavole in rame di Giovan Giacomo Machiavelli, relative ai disegni originali realizzati da Machiavelli tra il 1806 e il 1807, che affiancano l’edizione della Commedia curata da Filippo Machiavelli, apparsa a Bologna per Gamberini e Parmeggiani tra il 1819 e il 1821 con le 101 tavole dell’incisore.
Aggirandosi tra le teche è possibile scoprire le miniature dei primi codici medievali, gli accurati disegni del Quattrocento, e le prime edizioni a stampa. E ancora le illustrazioni più famose come la pregiata edizione di Antonio Zatta (Venezia, 1757 -1758 Dedicata alla Sagra Imperial Maestà di Elisabetta Petrowna imperatrice di tutte le Russie), l’Atlante Dantesco di John Flaxman, le illustrazioni di Francesco Scaramuzza e quelle più celebri di Gustave Doré (Parigi, Hachette 1861) nella Prima tiratura delle composizioni. Tra le curiosità l’albero genealogico degli Alighieri, una Divina Commedia in napoletano ed una tradotta in ebraico. Il posto d’onore lo occupano gli autografi di Leopardi e De Santis. Di Giacomo Leopardi sono esposte alcune pagine autografe dello Zibaldone e la canzone Sopra il monumento di Dante con note di pugno del poeta. E per la Domenica di Carta, in programma il 10 ottobre, sono previste visite guidate dalle 10.30 alle 13,30. L’ingresso è gratuito ma con prenotazione obbligatoria sul sito www.bnnonline.it

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