Il dolmen Gurgulante tra Melendugno e Calimera

Basta andare nelle campagne salentine per scoprire dei siti straordinari testimonianze di cinquemila anni fa

Raffaele Polo

Con i dolmen (e con i menhir) siamo a ripetere sempre gli stessi concetti: che non si sa ancora a cosa servissero (monumenti funebri o strutture per i sacrifici, le ipotesi più probabili) e che la datazione oscilla a circa cinquemila anni fa. Un po’ poco, se non fosse che il fascino che questi ruderi sprigionano è certamente notevole.


Luoghi misteriosi, sperduti nelle campagne, dove si stenta a credere che, pur nell’antichità, vi fossero insediamenti umani. E poi, possibile che quelle quattro pietre abbiano resistito alle intemperie e alle distruzioni volute dall’uomo, per tanto tempo?
Tra i più emblematici dolmen della nostra realtà, c’è il Dolmen Gurgulante, un piccolo monumento dall’aspetto assai provato, seminascosto nella campagna alle porte di Melendugno, sulla via per Calimera. Non è di grande dimensioni (2,05 x 1,48 metri) e soprattutto è molto basso, tanto da essere ben mimetizzato tra gli sterpi. E questo, forse, lo ha preservato da una sicura distruzione. Un ammasso di pietre difficilmente può ‘dare fastidio’, soprattutto se non è molto elevato. Ma, osservando bene la struttura del ‘Gurgulante’ si notano tutte le caratteristiche principali dei ‘dolmen’: la lastra poggia su cinque monoliti e in parte su una sporgenza a secco. L’apertura è rivolta a Nord, Nord Ovest. E questo ci fa riflettere col paragone dell’altro dolmen, vicino a questo, sul prosieguo della strada per Calimera, addentrandosi nelle campagne al limite del confine tra i due comuni: si tratta del ‘Placa’, che è più esteso, ma ha un lato di misura uguale al Gurgulante’ (2,05 metri) e l’apertura a Sud Ovest. In verità, nella zona vi erano altri monumenti simili, purtroppo andati distrutti (il dolmen Colaresta è ancora ricordato dagli anziani).
Ora, il mistero s’infittisce perché la vicinanza di queste costruzioni metterebbe in discussione l’idea di un uso comunitario. Perché non utilizzare, infatti, un unico dolmen, visto che non è plausibile la presenza di insediamenti umani così vicini da richiedere dolmen diversi e di misure variabili?
E anche l’idea di una sorta di ‘calendario’ per conoscere le posizioni degli astri in funzione dell’agricoltura e della caccia, non è giustificabile, sempre per la vicinanza e per il diverso orientamento che hanno le costruzioni.
Sulla lastra appare un foro centrale e questo comproverebbe l’idea di un piano per i sacrifici, con l’utilizzo del foro per far scorrere il sangue delle vittime (piccoli animali, supponiamo)…


Infine, ma non da ultimo, la comprovata diversità dell’atmosfera attorno ai dolmen: per un buon tratto attorno si respira e si ‘sente’ qualcosa di diverso nell’aria, che non è completamente occultato dalla vegetazione circostante. Sarà la suggestione ma provate a rimanere nei pressi di un dolmen, nella oscurità notturna, in perfetto silenzio. Ecco che lo stormire degli ulivi, i piccoli e insistenti rumori della campagna che vive di notte vi parranno come soffusi, come se venissero da lontano, da molto lontano…
Soprattutto nei pressi del Gurgulante, dolmen seminascosto nella natura salentina, la sensazione è facilmente riscontrabile.
E allora, vogliamo elencare anche questo lontanissimo reperto della nostra civiltà tra i ‘luoghi misteriosi’ di cui ci accorgiamo di non sapere proprio nulla?

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