La pittura come metafora. Francesca Mele a Dresda

L’artista salentina conclude in dicembre il tour di mostre in Germania ma è già a lavoro per completare il ciclo di tele per la Chiesa di Sant’Antonio a Carmiano. Per Natale la consegna della “Natività”

Visioni di architetture dal gusto onirico e simbolico che diventano metafore di mondi interiori: la pittura diventa materica e fluida al tempo stesso e racconta la complessa relazione dell’Uomo con la Natura e la spiritualità. Sta per concludersi il tour di mostre itineranti di Francesca Mele in Germania dove a Dresda il prossimo 5 ottobre l’artista inaugurerà la personale “Das ist (nicht) Veneding”, allestita nella Haus der Kathedrale – Katholische Akademie, che trae il titolo da una delle tele “Ceci n’est pas Venice” tra le visioni di architetture dal gusto onirico e simbolico che diventano metafore di mondi interiori.

Le oltre cento opere che sono state presentate in Germania racchiudono la cifra stilistica di Francesca Mele, la sua ricerca estetica ed etica perché le sue opere non sono solo belle da vedere ma mettono in relazione l’Uomo con se stesso, la Natura e il Mondo intendendo con esso anche le architetture, le costruzioni che dalle cattedrali ai grattacieli da sempre diventano slancio verso il Cielo, l’Infinito. Le creazioni pittoriche di Francesca Mele hanno radici profonde nella storia della pittura italiana, in quel Rinascimento che rivive attraverso le figure femminili che lei riesce a riposizionare al centro della narrazione artistica intrisa di simboli e di figurazioni meravigliose. Meravigliosa come la sua abilità tecnica, la padronanza pittorica, l’utilizzo di materiali diversi a cominciare dal supporto pittorico che realizza cucendo tele di juta che incornicia o trattando tavole di pioppo. La genesi dell’opera inizia dalla scelta del supporto pittorico dove con maestria stende oli e carta riso giapponese lasciando fluire il pensiero che diventa segno e colore.
L’arte pittorica di Francesca Mele ha conquistato il pubblico e la critica tedesca al punto da far prorogare (fino allo scorso maggio) i due precedenti eventi espositivi “L’invisibile della natura” a Rheine negli spazi del Gertrudenstif (14 novembre2021/23 gennaio 2022) e “Visioni e incantamenti” a Münster (7 dicembre 2021/28 febbraio 2022) dove nelle sale dell’Accademia Sociale Cattolica Franz Hitze Haus è stata presentata dal filosofo e teologo Elmar Salmann. Per l’occasione la prestigiosa casa editrice Aschendorff Verlag ha pubblicato il catalogo bilingue “Written in Water, Visioni e riflessi di solitudine” con i contributi critici del teologo e filosofo tedesco Elmar Salman e la prefazione di Christoph Hegge Vescovo ausiliare di Münster che ha spiegato il valore del progetto artistico da lui organizzato: «Written in Water, Visioni e riflessi di solitudine.’ – Il titolo di questo catalogo d’arte mira a far risuonare le dimensioni profonde, i regni “metafisici” della nostra percezione. Un dialogo tra uomo, architettura e natura che attraverso mezzi stilistici del Surrealismo e in parte del Cubismo mette in discussione l’esistenza dell’essere umano rispetto alla sua ragione significante e invita a partecipare visionariamente in solitudine alla formazione e alla conservazione del mondo e della creazione. Come membro della Commissione per la Scienza e la Cultura della Conferenza Episcopale Tedesca, è anche mia grande preoccupazione promuovere questo dialogo di ricerca interiore e di garanzia dello sviluppo umano – uno sguardo attento alle meraviglie della creazione ed al potere creativo dell’essere umano che è orientato, per dirla con san Tommaso d’Aquino, verso ‘il pulchrum, il verum e il bonum’.»
E dopo essere stata ospite della Katholische Akademie Schwerte (12 giugno/14 agosto 2022) suscitando grande ammirazione da parte del pubblico ancora un ultimo evento espositivo, come anticipato, a Dresda dove fino al prossimo 24 dicembre potranno essere ammirate le sue visioni oniriche che viaggiano oltre il tempo e lo spazio indagando pensieri e risvegliando emozioni sopite. Come ha già avuto modo di scrivere delle sue opere il filosofo e teologo Elmar Salmann: «È una pittura sul limitare di enigma e cifra, verso un segreto che soffia intorno a noi, ci assilla e ci lascia fuggire. Tuttavia non gli sfuggiamo.» Le tele di Francesca Mele catturano e incantano lo sguardo dell’osservatore e restano scolpite per sempre negli occhi di chi le guarda. Le opere presentate nella mostra “L’invisibile nella natura, spiega lo stesso Salman, «Non è una natura reale, ma piuttosto sono nature morte che vogliono cogliere l‘essenza della natura, la sua indole o apparenza invisibile. L’essenziale non si vede – e appunto questo viene qui raffigurato, messo davanti ad occhi che vedono e non vedono, che stravedono per qualcosa che non comprendono.» E, intercettando la valenza simboliche delle opere racchiuse nel secondo ciclo pittorico, si legge ancora nel catalogo «Visioni ed incantamenti. Tra Venezia e New York come città apocalittiche. Come se l’essenza della civiltà fosse la città inabitabile e l’essenza della città la sua decomposizione. Le strade sono vuote, bagnate o sommerse da una luce abbagliante – con qualche incontro inatteso, epifanico, angelico: “Tutto può succedere”. L‘America come inferno o come miracolo… Cosa sentiamo? Forse un fascino e un brivido, uno smarrimento. Tanta geometria, tanta architettura impressionante ed impressionistica, tanta inafferrabilità, tanto vuoto che chiede una umanizzazione, forse vi prevale il terrore soave del sacro con alcune isole di conforto… Cosa pensiamo? Sembrano icone e segnature, riflessi e visioni di una grande solitudine, di un silenzio abissale, di una sfera del sacro che si sottrae e si impone nel medesimo momento. Le architetture sacre parlano, forse, di un Dio assente ed inquietante, eppure ci sono momenti di grande poeticità che ci dicono: “Si può sognare ovunque”, un quadro nel quale si riassumono molti tratti caratteristici della pittura di Francesca Mele.»
Nata a Novoli, Francesca Mele vanta una carriera quarantennale e ha all’attivo cento trenta mostre in Italia e all’estero. Segnalata nel numero 57 del Cam, Catalogo di Arte edito da Editoriale Giorgio Mondadori Francesca Mele è presente in collezioni pubbliche e private: dal ritratto del beato Padre Spoletini collocato nella Chiesa di S. Francesco a Ripa a Trastevere, all’opera presente nella collezione del Musée De La Grande Loge De France a Parigi; dal ritratto del Conte Nickolaus Leopold III, inserito nella Galleria del Museo Wasserburg Anholt, all’opera “Le opere della Misericordia” donato a Papa Francesco incontrato in occasione della manifestazione “Il Papa incontra gli artisti del Concerto per i poveri” ed esposto nella sala del Concistoro a Città del Vaticano nel novembre 2019. Tra le collezioni pubbliche, di grande rilievo sono le tele che dal 2010 impreziosiscono l’altare maggiore della Chiesa di Sant’Antonio Abbate a Carmiano (Lecce), un ciclo che sarà completato con la realizzazione di altre quattro opere (La Visitazione, La Natività, La lavanda dei piedi, L’incredulità di San Tommaso) e che vedrà in occasione del Natale 2022 la consegna e l’installazione della “Natività”.
www.francescamele.art

red. Arte e Luoghi