Carl’Antonio Grue il maestro ceramista di Castelli

Un volume realizzato dalla Fondazione Pescarabruzzo dedicato all più illustre membro della famiglia castellana

A trecento anni dalla scomparsa di Carl’Antonio Grue (1655-1723), un volume celebra il più illustre membro della famiglia castellana che, com’è stato scritto, ha “lumeggiato” con la sua arte “contrade, cose e paesaggi”. Edito dalla Fondazione Pescarabruzzo, la monografia Carl’Antonio Grue (1655-1723). Capolavori della maiolica barocca castellana dalle collezioni pubbliche abruzzesi inserita nella Collana “Arte e Cultura” e curata da Pierluigi Evangelista, direttore dei Musei Civici di Loreto Aprutino e di Maria Cristina Ricciardi del Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, è arricchito da saggi e contributi sui repertori museali.


Una pubblicazione con una ricca selezione di opere che – si legge nella presentazione di Nicola Mattoscio Presidente della Fondazione Pescarabruzzo – ci permettono di comprendere a fondo il profilo d’artista di Carl’Antonio Grue, la modernità del suo linguaggio e la qualità delle sue opere, autentici capolavori in dialogo con l’arte coeva, che si ripropongono carichi di suggestioni anche nel tempo presente.
Una famiglia di ceramisti di cui Carl’Antonio fu il personaggio più rilevante seguendo le orme innovative del padre Francesco Antonio (1618-1673), accentuò le qualità pittoriche della decorazione, ispirandosi nella scelta dei temi alla pittura contemporanea barocca, da Pietro da Cortona ai napoletani.
«E i suoi figli – continua il presidente – proseguirono nella brillante attività paterna: Francesco Antonio Saverio, prediligendo la pittura di figure; Anastasio, quella paesista; Liborio, distinguendosi nelle scene storiche; Aurelio Anselmo, mostrando grande affinità alle tipologie artistiche paterne.»
Nelle centotrentatrè pagine è possibile ammirare la produzione artistica di Carlo Antonio Grue e scoprirne le caratteristiche che la rendono unica come spiega il curatore Pierluigi Evangelista «Con il termine “ornato a paese”, ovvero a soggetto esclusivamente paesaggistico, viene definito lo stile più caratteristico e ricorrente delle produzioni di maiolica castellana di età barocca, come da tempo riconosciuto dai principali studiosi del settore della ceramica antica. Artefice indiscusso ed iniziatore di questo stile decorativo è indubbiamente Carl’Antonio Grue (Castelli 1655-1723) che, già nei primi anni dell’ottavo decennio del Seicento, introdusse quale elemento caratterizzante delle sue opere ampie vedute campestri o boschive, spesso animate da scene venatorie, contraddistinte da una resa pittorica sognante ed illusionisticamente tesa ad esaltare gli scorci prospettici esemplati.» Ad ispirarlo furono probabilmente le opere grafiche tramandateci dal famoso pittore e incisore fiorentino Antonio Tempesta, detto anche il Tempestino (Firenze 1555 – Roma 1630), così come le stampe di opere di pittori paesaggisti francesi quali Claude Lorraine (Chamagne 1600 – Roma 1682), Gaspard Dughet (Roma 1615 –1675) detto il Poussin, Gabriel Perelle (Vernon 1604 – Parigi 1677) e dei figli di questi, Nicolas (Parigi 1631 – 1695) e Adam (Parigi 1640 – 1695), per quanto concerne le ideali vedute di paesaggio connotate dalla presenza di maestose rovine classiche ravvivate da figure di pastori o viandanti.
«Parlando di Carl’Antonio Grue – scrive Loris Di Giovanni Storico, Consigliere della Fondazione dei Musei Civici di Loreto Aprutino – parliamo di una figura che artisticamente è perfettamente collocabile nel tempo in cui visse e che l’altissimo livello delle sue opere non poteva, se così non fosse stato, attirare committenze tanto alte e sofisticate, ebbe infatti “l’onore di servire la Santità del fu Papa Clemente XI e la Maestà Cattolica dell’Imperatore B.M., oltre grandi principi d’Europa”13. Conobbe Francesco Solimena, probabilmente non solo a livello epistolare, una delle personalità preminenti del periodo Barocco e di quello Rococò, considerato tra gli artisti più famosi del suo tempo.»
Un progetto editoriale unico nel suo genere che vede il Museo Acerbo di Loreto Aprutino – tramite l’attuazione di questa ambiziosa iniziativa culturale e attraverso la stretta collaborazione instaurata con il Museo d’Arte Costantino Barbarella di Chieti, il Museo Capitolare di Atri, il Museo delle Ceramiche di Castelli, la Fondazione Museo R. Paparella Treccia e M. Devlet di Pescara – assumere il ruolo di capofila e referente delle collezioni pubbliche regionali, nell’attività di divulgazione e valorizzazione del considerevole patrimonio ceramico, dislocato sul territorio abruzzese e conservato nei musei sopra citati. (an.fu.)