Feminae. Tosca e le sue donne: un disco dal sapore di vita vera
Si è tenuto lo scorso 9 maggio 2026 nel complesso monumentale di Santa Maria La Nova a Napoli il concerto presentazione del nuovo album della cantante romana tra le voci originali ed evocative del panorama italiano. Ospite la cantante napoletana LA NIÑA
Francesco Spadafora
Recensione per i luoghi della musica
Ci sono dischi che arrivano come si apre una finestra: di colpo, portando dentro tutta l’aria fresca dall’esterno. Feminae, il nuovo album di Tosca — al secolo Tiziana Tosca Donati, interprete romana tra le più originali ed evocative del panorama italiano — è uno di questi. Sette anni di silenzio discografico dopo Morabeza, il fortunato album del 2019, permeato da un’empatia sonorità, da un respiro largo, profondo, necessario. Quattordici tracce che non si ascoltano: si abitano.
Il titolo è un dono, regalatole da Renzo Arbore, e Tosca lo racconta con gratitudine, durante la sua esibizione a Napoli, lo scorso 9 Maggio, nel contesto del pregevole complesso di Santa Maria La Nova, seconda tappa del minitour di presentazione dell’album. Affinità artistiche ed emozionali trovano approdo in Feminae, parola latina, antica, essenziale, al tempo stesso lemma da riabilitare, da restituire alla sua dignità originaria. Perché “femmina”, ancora oggi, viene vissuto come una specificità negativa — uguale a seduzione, o isteria. Invece no: ti dà la vita, insegna a parlare, accoglie, protegge, fa squadra, afferma Tosca, in questa sua dichiarazione d’intenti.
Tosca stessa spiega: «Femminile per me non significa ostentazione o sterili rivendicazioni che possono portare alla mercificazione, bensì una visione in cui fecondità, nutrimento e rifugio — qualità archetipe della mater — diventano strumenti di slancio verso una diversa consapevolezza e una nuova forma di liberazione dagli stereotipi». Parole che pesano come pietre, ma dette con la limpida e ferma eleganza, riaffermando, al contempo, l’importanza per un’artista di coltivare la dimensione sociale e civile.

Per Feminae, Tosca si affida ancora una volta a Joe Barbieri, che firma produzione artistica, arrangiamenti e adattamenti in italiano, accompagnando il progetto verso un impianto sonoro coerente e riconoscibile, rafforzando il sodalizio umano con il cantautore napoletano, da tempo fecondamente coltivato. Il risultato è un disco che suona come suonano le cose fatte con le mani, con cura, con tempo: vivo.
Il disco si apre con Vissi d’arte, vissi d’amore, dalla Tosca di Giacomo Puccini. Una scelta come dichiarazione poetica e identitaria: il prezzo della libertà è la coerenza con se stessi, senza compromessi.
Da lì in poi l’album si espande come un viaggio senza confini geografici né sentimentali. Tosca porta avanti un percorso che fa della contaminazione una grammatica naturale: più che un genere, un modo di abitare la musica. E lo fa convocando intorno a sé un coro di donne straordinarie: Carmen Consoli, Ornella Vanoni, Maria Bethânia, Sílvia Pérez Cruz, Stacey King, Mama Marjas, Cristina Branco, chiamate a condividere temi meravigliosi della tradizione mondiale o nuove composizioni scritte per il disco. A completare il disegno musicale, gli interventi di Paolo Fresu, Rita Marcotulli e dei Flowing Chords.
Con Carmen Consoli, la complicità si trasforma in musica pura. Costruiscono insieme un duetto quasi “notturno” nel brano Il giglio, la verbena, il glicine e la rosa, versione italiana di Silencio, una delle esecuzioni più iconiche del repertorio dei Buena Vista Social Club. I fiori evocati nel titolo diventano immagini di una bellezza fragile che chiede ascolto e cura, mentre le due artiste si muovono tra radici mediterranee e orizzonti della world music. È uno di quei momenti rari in cui si smette di ascoltare e si comincia semplicemente a sentire.
La voce inconfondibile di Ornella Vanoni attraversa lo struggente Per un’amica, incontro tra due donne che si raccontano la vita e le prigioni immaginarie, superate con la libertà che la mente e la creatività sanno offrire. Registrata poco prima della sua scomparsa, la sua voce resta centrale e dialoga con quella di Tosca sulle note di un quartetto d’archi. C’è qualcosa di commovente e definitivo in questo incontro. La Vanoni che canta ancora, ancora una volta, dall’altra parte. E Tosca che la ascolta, come si ascolta una maestra, una madre, un’amica del tempo.
Dal Brasile arriva Maria Bethânia, e con lei la saudade, quella “gioia di essere tristi” che gli italiani faticano a capire ma Tosca conosce bene. In Io non esisto senza te, con Bethânia alla voce, Rita Marcotulli al piano e Paolo Fresu alla tromba, prende forma una rilettura densa di malinconia luminosa, dove predomina quella qualità tutta portoghese di abbracciare il dolore senza affogarcisi.
Dall’altra parte dell’oceano, con Stacey Kent — una delle grandi voci del jazz contemporaneo — si canta in italiano l’adattamento di Soledad dell’uruguayano Jorge Drexler. La grazia interpretativa di Kent, discreta, essenziale, quasi impalpabile, si intreccia con la voce di Tosca in un incontro raro, costruito per raccontare un sentimento universale che genera stupore e fa accogliere le proprie fragilità.
Il disco contiene anche uno sguardo sul presente più scomodo. In Esiste la vergogna, brano inedito e insolito, a metà tra rap e scrittura cantautoriale, con Gegè Telesforo, Giovanni Truppi e Michele Santoleri, e con il contributo raggamuffin di Mama Marjas, il testo riflette sull’indifferenza, sull’ipocrisia e sulla fragilità del nostro tempo e sulla reale mancanza di amore e protezione per le generazioni che ci succederanno. Canzone civile, nel senso più alto del termine.
E poi c’è Primavera, il brano con Pacifico che apre il cuore del disco. Nasce da una riflessione sul lutto, Eppure, come lei stessa dice, di fronte al lutto si hanno due strade: diventare cinici, oppure — ed è la sua salvezza — armonizzare, cercare di trovare un senso. È da qui che nasce Feminae. Non dalla gioia, ma dal dolore attraversato con gli occhi aperti.
La versione di La canzone popolare di Ivano Fossati, con l’intervento del coro Flowing Chords, è una dichiarazione d’amore per la forma canzone e la sua capacità di arrivare al cuore e muovere le coscienze. La scelta è una riflessione sulla funzione civile della musica e sul ruolo della canzone come voce collettiva e strumento di coscienza.
Feminae è, come Tosca stessa lo definisce, il disco della consapevolezza. «Ho sofferto molto per farlo nascere — dice — perché ogni mio progetto deve avere un cuore, un’anima, gambe e braccia, e camminare e vivere da solo». Eccolo lì, questo disco: cammina. Ha gambe robuste e un’anima vasta come il repertorio da cui attinge — dal Brasile al jazz americano, dal Mediterraneo alla canzone d’autore italiana — tenuto insieme da una voce che, dopo trent’anni e un Premio Tenco alla carriera, ha ancora la capacità rara di far dimenticare tutto il resto.
In un’epoca in cui la musica si consuma come l’acqua e si dimentica come i sogni, Feminae ha la consistenza delle cose che restano. Lo si mette sul piatto — o sul lettore, o dove volete — e si capisce subito che non si tratta solo di un album. È un atto d’amore verso la musica, verso le donne, verso la vita. E verso chi ha ancora voglia, e coraggio, di sentire davvero.




