Il Palazzo Ducale di Seclì
La residenza dei D’Amato di proprietà del Comune di Seclì
Secondo alcuni studiosi il palazzo ducale di Seclì sarebbe stato costruito intorno al 1570, periodo in cui Seclì era feudo dei D’Amato come testimonia l’affresco dello stemma ducale nei ritratti dei cinque duchi D’Amato con i rispettivi nomi.
L’elemento più importante che convalida questa tesi è “la singolare loggia” forse di fattura di Giovanni Maria Tarantino, che rappresenta una delle soluzioni architettoniche più belle dell’intero complesso. Questa soluzione angolare, ben visibile da largo Garibaldi, è costituita da 2 arcate ogivali che probabilmente contenevano 2 aperture; nei pressi dello spigolo dell’edificio la seconda arcata poggia su una cornice sorretta da 2 colonne. Sull’altro lato dello spigolo vediamo un’apertura quadrata, oggi murata, racchiusa da una cornice a bauletto e delimitata su ciascuno dei due lati da 2 colonne. Ristrutturato prima sul finire del ‘500 e infine nuovamente nel ‘700 in seguito alla scossa tellurica del 20 febbraio del 1743. La dimora si sviluppa su due piani con un piccolo cortile interno, oltre il portone d’ingresso. I locali del piano terreno erano adibiti a magazzini utilizzati in passato come stalle, abbeveratoi e dispense per la conservazione dei prodotti ceduti dei contadini sotto forma di decime ai signori feudali. Di particolare bellezza è il ciclo di affreschi presente nelle stanze del piano superiore, importanti soprattutto per l’innovativo ciclo iconografico. Nella cosiddetta stanza degli “uomini illustri” il soffitto dipinto simula un’architettura dipinta, con una balaustra nella parte centrale, oltre la quale si apre il cielo con tre angeli sui quali sventola un cartiglio con la dicitura “Omnia vincit amor,& nos cedam(us) Amori”.
Ai quattro lati della volta incontriamo poi alcune figure mitologiche disposte a coppie nell’ordine seguente: “Fortuna-Speranza” (nord), “Vittoria-Forza” (sud), “Mercurio-Giunone” (est), “Diana-Minerva” (ovest), ognuno dei quali è riconoscibile dagli attributi propri. Sulla volta sono presenti poi degli archetti, all’interno dei quali sono alloggiati una serie di busti. Sul lato più lungo della volta incontriamo i busti di alcuni imperatori romani, quali: Giulio Cesare, Ottaviano, Tiberio, Carlo II d’Angiò, Nerone, Tito e Vespasiano. La figura di Carlo II d’Angiò fra gli imperatori romani si giustifica col fatto che la famiglia d’Amato, feudataria di Seclì e commissionaria delle opere, era giunta in Italia al suo seguito.
A fronteggiare questi busti, sul lato opposto della volta, incontriamo quelli dei baroni di Seclì, fra i quali: Sigismondo, Guido, Ottavio, Francesco e Antonio. In corrispondenza della prima e dell’ultima nicchia incontriamo, invece di due busti, due stemmi: il primo della famiglia Spinelli, il secondo della famiglia dei De Costanzo.

