Il Salento di Antonio Scupola

Un viaggio nella memoria, rievocando gli artisti che hanno celebrato il territorio, e continuano ad esserne orgoglio, attraverso la cifra stilistica ed espressiva della propria Arte

Cosimo Fiorentino

Antonio Scupola nasce a Taurisano (Lecce) il 2 Febbraio 1943, trasferitosi nel capoluogo, frequenta l’Istituto d’Arte G. Pellegrino diplomandosi sotto la guida dei maestri Raffaele Giurgola e Mario Palumbo. Negli anni Sessanta si trasferisce a Milano per un breve periodo e, ispirandosi alla pittura impressionista, opera collaborando con diversi galleristi della metropoli.
Tornato a Lecce, dove attualmente vive e lavora, ha conosciuto e frequentato i maggiori artisti salentini del periodo, ma è dalla pittura del maestro Amerigo Buscicchio che rimane affascinato avvicinandosi quindi alla pittura verista dell’800 napoletano, la quale influenzerà tutta la sua produzione artistica.

Antonio Scupola, Cipolle di Tropea, 58×48 cm., anno 2015 © foto Collezione Privata


Antonio Scupola trae ispirazione dalla natura varia che respira sotto il cielo del Salento, dipinge suoi ambienti ed aspetti, facendo leva su di un colore maschio e premente, non solo capace di ravvivare le immagini ma interventivo nel senso plastico conformatore delle “cose” raffigurate nei dipinti.
È un artista d’interpretazione a tutto tondo, uno cui il fronte della campagna, le case i borghi, le marine non arrendono al cospetto della loro esteriorità, del loro effetto panoramico, tutti gli spunti di poesia che certi luoghi, angoli, sorrisi di terre possono recare alla sensibilità del pittore. E’ in questi temi – il sasso, il bicchiere, il fiore, il fico d’india, il groviglietto di ramuscoli e foglie diversamente colorite – che Antonio Scupola rivela qualità gentili d’intuizione alatamente pittorica, rivelando al tempo stesso di possedere i mezzi di disegno. E ciò proprio perchè il temperamento dell’artista è duttile e magnificamente pieghevole alla necessità della poetica pittorica.
La visione, con le sue suggestioni di “cose” fatte dall’uomo a “cose” create da Dio – dall’oliveto secolare ad una natura morta o all’ingresso di una casa rurale con i panni distesi sulla corda – acquista ad un tratto un che di magico nella realtà poetica delle immagini per virtù trasfiguratrici, senza snaturare le bellezze che si presentano agli occhi del nostro artista.
Nella accertabilità di “quel tono” visto, Scupola innesca la vitalità di un tono pittorico significante, si che il dipinto acquisisce un nerbo, un risalto, si eleva nell’acuto di un valore ottico-cromatico che trasmette al riguardante del dipinto piena efficacia.
Ricchezza di così positiva pittura, con i suoi abbandoni ai richiami di un’estetica squisitamente personale, operando con impressionante disinvoltura sia con tecnica ad olio che a pastello(quest’ultima da lui preferita perchè gli consente di materializzare le sue idee in maniera più immediata).
Possiamo senza ombra di dubbio, considerare Antonio Scupola, l’ultimo impressionista salentino.

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